Far leva sui fondi immobiliari

Serve un vero Piano casa, non una nuova stagione speculativa

Politica - di Pierfrancesco Majorino e Massimiliano Valeriani

21 Gennaio 2026 alle 17:30

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Serve un  vero Piano casa, non una nuova stagione speculativa

Il governo Meloni, nel pieno dell’esplosione dell’emergenza abitativa, con tante famiglie e cittadini in grande difficoltà, prende in giro il Paese e annuncia, per la trentaduesima volta dall’atto della sua costituzione (sì, le abbiamo contate), un “Piano Casa”. Oggi va oltre le parole e interviene sul terreno dei fatti, o perlomeno fa finta. E a guardare bene c’è da mettersi le mani nei capelli. Perché mentre Giorgia Meloni racconta l’intenzione sua e dell’assenteista ministro Salvini di arrivare alla realizzazione di “centomila alloggi in dieci anni” ecco che viene votata una manovra di Bilancio che proprio sul tema dell’Abitare prevede, praticamente, lo zero assoluto. Diciamocelo proprio chiaramente: siamo alla farsa, dopo tre anni di politiche dannose, concretizzatesi nell’azzeramento dei fondi per la morosità incolpevole e per il sostegno agli affitti o nell’abbandono sostanziale del Programma Innovativo Nazionale sulla Qualità dell’Abitare del Ministro Giovannini (una delle pochissime buone pratiche presenti in Italia in questi anni) la premier parla di un miracoloso intervento che non ha gambe perché non ha fondi.

O meglio, non ha soldi pubblici effettivamente disponibili, se non quelli che un giorno arriveranno (e non certo grazie ai partiti che governano in Italia) dall’Europa. E non è finita qui. Perché il tentativo del governo è quello di far leva sui cosiddetti fondi immobiliari, attraverso una strategia oramai piuttosto esplicita. Si faccia attenzione perché non è un fatto di poco conto. In pratica il contributo di chi persegue i propri legittimi interessi privati viene inteso come l’unica sostanziale leva per intervenire in una materia tanto delicata. Noi crediamo che la strada imboccata sia davvero pericolosa.

Quel che serve non è l’annuncio vuoto dietro il quale poter nascondere una nuova stagione speculativa ma un Programma organico che si basi su alcuni principi chiave. Ne abbiamo riassunti cinque.

1) È indispensabile riaffermare un protagonismo pubblico e smetterla di confidare nell’esclusiva azione del privato. Questo significa investire risorse e attenzioni. Per questo diciamo che servirebbero – altro che corsa agli armamenti o Ponte sullo Stretto – 4 miliardi per un’immediata terapia d’urto e azioni riguardanti innanzitutto il recupero, la rigenerazione urbana, la riqualificazione dei grandi patrimoni inutilizzati. Diciamo rigenerazione e riqualificazione non a caso: la crisi climatica e la ragionevolezza lo impongono.

2) Si deve ripartire dal recupero di centomila case popolari vuote presenti oggi nel Paese (23mila di proprietà della sola Regione Lombardia, che detiene il triste primato). Siamo infatti di fronte ad uno scandalo completamente rimosso. Mentre migliaia di persone sono senza casa migliaia di case restano senza persone.

3) Si deve mettere mano al rilancio dei fondi a sostegno dell’affitto, come da tempo il PD e le opposizioni chiedono in Parlamento, questo per aiutare chi in particolare nelle grandi città non riesce a iscriversi per ragioni di reddito alla graduatoria riguardante l’accesso all’edilizia residenziale pubblica ma non è sufficientemente benestante da poter affrontare da solo il “mercato”.

4) Va immaginata una riarticolazione dei soggetti istituzionali che intervengono sulla Casa (servirebbe un vero e proprio Ministero dell’abitare), per gestire una nuova stagione di investimenti pubblici e per far sì che le risorse private aggiuntive non vengano implementate nell’assenza di trasparenza. In questa chiave si dovrebbero anche immaginare “agenzie territoriali” in grado di aiutare innanzitutto i piccoli proprietari a collocare con fiducia nel mercato dell’affitto i propri appartamenti.

5) Ci sono alcune emergenze che non possono più aspettare. La questione degli affitti brevi da regolamentare, tema su cui alcune regioni a partire dalla Toscana hanno prodotto provvedimenti importanti, il costo della vita per giovani coppie e studenti, la qualità dei servizi alle persona nei quartieri popolari. Tutto ciò ha bisogno di una strategia nazionale, non di chiacchiere e parole vuote.

Per questo auspichiamo che Meloni e Salvini la facciano finita con il fumo gettato negli occhi e riteniamo che la sinistra, il centrosinistra, abbiano di fronte a sé una grande responsabilità: offrire al Paese un progetto sul diritto all’abitare che la faccia finita con le pericolose sottovalutazioni del passato e con un’idea micidiale. Quella secondo la quale il mercato, da solo, possa garantire l’accesso alla Casa. Ne va della condizione materiale delle persone, della capacità di progettarsi un futuro, della qualità dello sviluppo delle nostre comunità. Su questi terreni, diverse amministrazioni locali, tanti sindaci, stanno imboccando strade coraggiose e non crediamo possano essere lasciati soli.

di: Pierfrancesco Majorino e Massimiliano Valeriani - 21 Gennaio 2026

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