L'ordinario militare: "Disobbedite"
Papa Leone si scaglia contro Trump: “Se attacca la Groenlandia, giusto disobbedire”
Dopo gli strali lanciati contro Donald dai cardinali di Newark, Washington e Chicago, anche Broglio, Ordinario militare considerato un falco, tuona: “Se gli Usa attaccano la Groenlandia, giusto disobbedire”
Editoriali - di Fabrizio Mastrofini
Tre cardinali statunitensi e il vescovo Ordinario militare – il “cappellano” di tutte le forze armate – criticano la politica estera di Trump. La Chiesa Usa fa il botto: gli altri 336 vescovi Usa accusano il colpo. I tre cardinali – Chicago, Washington, Newark – sono tra quelli nominati da Francesco e tutti in servizio attivo negli Usa (degli altri cardinali: 2 sono in Vaticano, 11 in pensione). Ma la notizia è l’Ordinario militare. Si tratta dell’arcivescovo Timothy Broglio, 74 anni, considerato un “falco” dai bene informati. È stato segretario del cardinale Segretario di stato Angelo Sodano negli anni Novanta, e dal 2007 è Ordinario militare; è stato presidente della Conferenza episcopale dal 2022 al 2025. In questa ultima veste non si è particolarmente distinto per atteggiamento critico verso questa amministrazione Usa; su Biden sì, su Trump non ancora. Ma adesso è uscito allo scoperto. Tema: la Groenlandia.
Intervenendo in un programma domenicale della Bbc, Broglio ha detto che il personale militare “potrebbe trovarsi in una situazione in cui gli viene ordinato di fare qualcosa di moralmente discutibile” se gli Stati Uniti agissero per prendere il controllo della Groenlandia. “La Groenlandia è un territorio della Danimarca, un alleato”, e “non sembra ragionevole che gli Stati Uniti attacchino e occupino una nazione amica”. Di più: sarebbe “molto difficile per un militare disobbedire da solo a un ordine del genere” ma “nell’ambito della propria coscienza sarebbe moralmente accettabile disobbedire”. Già a dicembre, l’arcivescovo aveva rilasciato una dichiarazione in cui criticava ma in modo più blando un possibile “secondo attacco” da parte delle forze statunitensi contro una presunta nave addetta al traffico di droga nei Caraibi, insistendo sul fatto che “il principio morale che proibisce l’uccisione intenzionale di non combattenti è inviolabile”.
Di fronte al silenzio della Conferenza episcopale, sono scesi in campo i tre cardinali in servizio attivo negli Usa: Blase J. Cupich di Chicago, Joseph William Tobin di Newark (particolarmente invisi ai conservatori cattolici), cui si è aggiunto Robert W. McElroy di Washington. Una loro dichiarazione comune di lunedì è stata definita dal National Catholic Reporter una “rottura ulteriore” con Trump “questa volta sulla politica estera”. I tre hanno ripreso il discorso del Papa al Corpo diplomatico del 9 gennaio. Un discorso incentrato sulla necessità del multilateralismo nelle relazioni internazionali e di un deciso impegno per la pace. E scrivono i cardinali: “Rinunciamo alla guerra come strumento per ristretti interessi nazionali e proclamiamo che l’azione militare deve essere vista solo come ultima risorsa in situazioni estreme, non come un normale strumento di politica nazionale”. È la linea di papa Francesco, oltre che di Leone XIV e peraltro i tre porporati erano presenti al Conclave dello scorso anno. “Cerchiamo una politica estera che rispetti e promuova il diritto alla vita umana, la libertà religiosa e la promozione della dignità umana in tutto il mondo, soprattutto attraverso l’assistenza economica”. “Il dibattito nazionale sui fondamenti morali della politica americana è afflitto da polarizzazione, faziosità e ristretti interessi economici e sociali”, hanno notato ancora i cardinali.
“Ai nostri giorni – fanno sapere – la debolezza del multilateralismo è motivo di particolare preoccupazione a livello internazionale. Una diplomazia che promuove il dialogo e cerca il consenso tra tutte le parti viene sostituita da una diplomazia basata sulla forza, sia da parte di singoli individui che di gruppi di alleati. La guerra è tornata in auge e si sta diffondendo entusiasmo per la guerra. Il principio stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva alle nazioni di usare la forza per violare i confini altrui, è stato completamente minato. La pace non è più ricercata come dono e bene desiderabile in sé. La pace è invece ricercata attraverso le armi come condizione per affermare il proprio dominio”. In maniera abile i tre porporati richiamano, senza citarlo, il principio esposto negli anni Ottanta dal cardinale Joseph Bernardin, arcivescovo di Chicago, secondo il quale il diritto alla vita non deve riguardare solo l’impegno contro aborto ed eutanasia, ma deve attraversare tutti gli ambiti della società civile. Il cardinale Bernardin lo definiva il principio dell’“abito senza cuciture”, per indicare una difesa della vita senza distinzioni di sorta. Così, dicono ora i cardinali, “Papa Leone ribadisce l’insegnamento cattolico secondo cui la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento indispensabile di ogni altro diritto umano e che l’aborto e l’eutanasia sono lesivi di tale diritto. Sottolinea la necessità di aiuti internazionali per salvaguardare gli elementi più centrali della dignità umana, che sono sotto attacco a causa della tendenza delle nazioni ricche a ridurre o eliminare i loro contributi ai programmi di assistenza umanitaria all’estero. Infine, il Santo Padre sottolinea le crescenti violazioni della libertà di coscienza e religiosa in nome di una purezza ideologica o religiosa che schiaccia la libertà stessa”. E dicono ancora: “come pastori e cittadini, abbracciamo questa visione per l’istituzione di una politica estera autenticamente morale per la nostra nazione. Cerchiamo di costruire una pace veramente giusta e duratura, quella pace che Gesù ha proclamato nel Vangelo”. Con un’aggiunta che è promessa di nuove azioni eclatanti: Papa Leone “ci ha fornito la chiave di lettura” attraverso cui alzare il livello civile del dibattito sociale e politico. “Nei prossimi mesi predicheremo, insegneremo e ci impegneremo per rendere possibile questo livello più alto”.
La dichiarazione dei cardinali rappresenta un ulteriore passo avanti nel divario crescente tra alcuni esponenti di spicco dell’episcopato e Trump, che ha corteggiato e conquistato i cattolici americani durante la sua campagna per l’elezione del 2024. In quell’occasione, secondo un sondaggio dell’Associated Press, il presidente aveva rastrellato il 54% dei voti dell’elettorato cattolico. Proprio per questo sostegno della “base”, l’insieme dell’episcopato non ha una posizione univoca. Gli ultimi tre mesi ne sono la prova. A novembre, i vescovi avevano compiuto un passo insolitamente audace nel criticare l’obiettivo di politica interna distintivo dell’amministrazione Trump cioè l’espulsione di massa dei migranti da parte delle autorità federali, affermando che la brutalità nei confronti delle comunità di immigrati “turbava” e “addolorava”. Però, quasi per bilanciare, la scorsa settimana (14 gennaio), la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha rilasciato una dichiarazione di elogio per l’amministrazione Trump che ha deciso di facilitare ai sacerdoti nati all’estero la prosecuzione del loro ministero negli Stati Uniti. Sebbene in questi mesi singoli (pochi) vescovi abbiano criticato qualche aspetto minore della politica dell’amministrazione, la dichiarazione dei tre cardinali rappresenta un ulteriore inasprimento delle tensioni tra il presidente e i vescovi cattolici.