L'inchiesta della Cpi
Venezuela, l’Unione Europea tuteli l’inchiesta della Corte Penale Internazionale
Il modo illegale con cui Maduro è stato arrestato e portato negli Usa ha cancellato la notizia che le autorità venezuelane sono sotto inchiesta da parte della Cpi
Esteri - di Marco Perduca
La caduta di un regime autoritario è sempre una buona notizia, specie per chi vive sotto il suo pugno di ferro, il modo in cui un regime finisce può però influenzare il futuro di quel Paese. Il modo patentemente illegale in cui Nicolas Maduro è stato portato negli Stati Uniti per essere processato per narcotraffico ha cancellato la nozione che le autorità venezuelane fossero sotto inchiesta da parte della Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini contro l’umanità commessi (almeno) nell’ultimo decennio.
Il Venezuela ha ratificato lo Statuto di Roma il 7 giugno 2000, la CPI può esercitare la sua giurisdizione sui crimini previsti dallo Statuto della Corte commessi sul territorio venzuelano, o da suoi cittadini, a partire dal 1° luglio 2002. Nel febbraio 2018, la CPI aveva annunciato di aver avviato indagini preliminari su presunti crimini contro l’umanità commessi dalle autorità venezuelane. Nel maggio di quell’anno, un gruppo di esperti internazionali indipendenti nominato dal Segretario Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), aveva concluso che sussistevano fondati motivi per ritenere che in Venezuela fossero stati commessi crimini contro l’umanità a partire (almeno) dal 12 febbraio 2014, raccomandando all’OSA di invitare gli Stati Parte della CPI a deferire la situazione del Venezuela all’Ufficio del Procuratore e a chiedere l’apertura di un’indagine su tali fatti (art. 14 dello Statuto).
Nel settembre 2020, una Missione Internazionale Indipendente d’inchiesta dell’ONU sul Venezuela ha pubblicato le sue conclusioni citando prove di esecuzioni illegali, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie e torture occorse nel Paese (almeno) dal 2014, chiedendo ulteriori azioni da parte della CPI, nonché giustizia e riparazione per le vittime e le loro famiglie. La competenza della Corte era attivata dal fatto che il governo venezuelano non aveva indagato “sulla possibile sistematicità” dei crimini contro l’umanità contestati e “sull’esistenza di modelli e politiche” imputabili alle autorità, autorità che , avevano “espressamente respinto” tali accuse definendo gli incidenti come “isolati […] costituenti reati ordinari” senza alcuna svolgere alcuna indagine preventiva su tali accuse. Nel marzo 2024, la Camera d’Appello ha respinto il ricorso del Venezuela contro la decisione della prima Camera Preliminare del 27 giugno 2023, confermando la “Decisione che autorizza la ripresa delle indagini” .
Durante l’Assemblea degli Stati Parte del dicembre scorso, il Vice Procuratore della Corte ha annunciato la chiusura dell’ufficio a Caracas poiché le autorità venezuelane non intendevano indagare e perseguire penalmente, secondo il diritto interno quanto segnalato dalla CPI, né stavano collaborando con l’ufficio distaccato nella capitale venezuelana. In risposta a ciò, il Venezuela ha minacciato di ritirarsi dalla giurisdizione della Corte. Una proposta di legge d’iniziativa parlamentare è stata depositata a tal proposito prima della fine del 2025.
Le indagini internazionali interessano crimini commessi in Venezuela sia sotto Chávez che sotto Maduro, condotte che dovrebbero essere processate per il bene delle vittime e per ricordare che l’affermazione dello Stato di Diritto può essere un modo efficace per perseguire la riconciliazione nazionale e una pace sostenibile attraverso l’affermazione della giustizia e il rispetto dei diritti umani.
Chi in passato si è opposto al regime chavista e oggi denuncia il trasferimento illegale di Maduro a New York e, ancor di più, chi ha operato per istituire la CPI dovrebbero attivare tutti i meccanismi disponibili perché la Corte possa operare. Da mesi, Eumans e Non c’è pace senza giustizia chiedono alla Commissione europea di attivare il cosiddetto blocking statute, il Consiglio ha dato l’OK, cosa aspetta von der Leyen?