Lo scritto autobiografico di Smeriglio

Il legame covalente di Massimiliano Smeriglio: nel buio che avanza c’è ancora la luce della politica

Il lungo viaggio esistenziale di un uomo che dalle rassicuranti formule della chimica viene sobbalzato nella volatilità funesta del reale. Uno scritto autobiografico che investe chi legge con la forza travolgente della verità

Cultura - di Goffredo Bettini

16 Gennaio 2026 alle 15:45

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Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica
Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica

È in libreria Il legame covalente, l’ultimo sforzo letterario di Massimiliano Smeriglio. Smeriglio è una delle personalità più brillanti e complesse nel panorama della politica italiana. È uomo di azione, un combattente, molto presente nella realtà, bravissimo come amministratore, lavora sul terreno solido del fare, con una matrice popolare che gli deriva dalla tradizione familiare impiantata a Garbatella.
Tuttavia, è un politico che pensa. Che si interroga sul mondo, al di là di quello che si vede. Va spesso oltre i confini del linguaggio e dei contenuti più ripetuti e scontati. Non ce ne sono molti di questi politici, anche a sinistra. Tra i primi che mi vengono in mente, con dimensioni e caratteristiche diverse per ciascuno: Tronti, Vendola, Cuperlo, Rossana Rossanda, Livia Turco, Franca Chiaromonte e il più grande di tutti, Pietro Ingrao.

Nel suo nuovo libro, edito da Mondadori, forse il suo più impegnativo e riuscito, l’autore ci racconta (e si racconta) il lungo viaggio esistenziale di un uomo semplice, insegnante di chimica, che si accontenta di poco, che lega ogni oggetto ed ogni realtà alla dimensione chimica. Le giornate si susseguono; prima in una normalità affettuosa e stabile, in seguito, dopo la morte della sua amatissima moglie Marcella, nella pura sofferenza, nello sbandamento e nella solitudine. A questa tragedia si sommano la rottura con la figlia Beatrice, la povertà delle amicizie, l’intesa solo con gli esseri umani un po’ strani, ma pieni di luce interiore. Smeriglio incornicia e motiva queste vite tristi e nude, anche dentro gli avvenimenti storici e i riferimenti alla condizione sociale del presente. L’imprenditore spregiudicato, responsabile della morte di Marcella per non avere minimamente rispettato le regole di prevenzione nell’uso della “Formaldeide”, capace di avvelenare l’ambiente in cui si lavora. I lavoratori costretti a una condizione ripetitiva e vuota. Il Covid che ha lasciato un’intera generazione alle prese con nevrosi e psicosi.

Sembrerebbero queste le parti più politiche, scritte da un politico. Ma non è così. Tutto il libro di Smeriglio ha una dimensione profondamente politica, intensamente politica, provocatoriamente politica, perché ci porta per mano alla constatazione di aspetti della condizione umana ai quali la politica, in particolare quella di oggi, non sa dare alcuna risposta. Il protagonista che si affida alla chimica sembrerebbe, tutto sommato, un uomo pragmatico e concreto; al contrario scopre quanto tutto si regga sulla volatilità, l’impermanenza, il sorprendente andamento degli “incastri” della materia. Scopre l’impalpabile imprevedibilità maligna dell’esistenza, che si raggruma un po’ come viene, anche se le particelle che si cercano tra di loro seguono regole fisse.

Viene fuori un’immagine vivida, straziante, dello sradicamento, dello sballottamento, dell’impotenza dei viventi; il loro impedimento nel costruire, attraverso atti di volontà consapevoli, un equilibrio soddisfacente. Ogni scenario, scorrendo le pagine, sembra un po’ onirico, disancorato. Come quando il protagonista lascia Roma e il poco che gli è rimasto, dentro il quale si era accucciato, e va a vivere con la figlia a Brest, dove sembra ritrovare il filo della sua esistenza; ma in verità riduce ogni aspettativa della vita interiore, si adatta transitoriamente e gode veramente solo quando va a contemplare l’immensità dell’Oceano. Questo nucleo emotivo è la forza politica e letteraria del libro di Smeriglio. Attraverso la condizione umana, saggiare il limite della politica, di quello che si può fare e sperare. Le caratteristiche peculiari della nostra contemporaneità non aiutano certo a consolidare, consolare, raggrumare, calamitare la dispersione e il pulviscolo. Piuttosto, azzerano lo sforzo della storia umana di dare forme, almeno momentanee, per poter permettere a tutti di trovare le ragioni dei propri giorni.
Il nostro mondo è senza forme, le combatte e le distrugge; perché ogni forma è una resistenza. Il calcolo produttivo, tecnico, di autovalutazione del turbocapitalismo finanziario si sbarazza di orpelli estranei a se medesimo. Trump, in fondo, ha la terribile schiettezza di dirlo apertamente e di praticarlo.

Il libro attraversa questo deserto, che diventa inferno. Non c’è redenzione. Piuttosto, un finale sommesso e sospeso. Anche l’atto di vendetta verso l’imprenditore colpevole è solo un sogno; e il protagonista che uccide la moglie per non farla soffrire più a lungo non sembra un’increspatura, piuttosto scorre come una necessità condivisa, in linea con i comportamenti di sempre. La scrittura è incalzante, raffinata e diretta. Accompagna una corsa verso il nulla. Non si conclude con una svolta. Anche se il lettore se lo aspetta; e il riscatto è un tema forte in Smeriglio, appartiene alla sua biografia. Secondo me, nell’autore c’è un passaggio di maturità.

La Roma che egli ama, nei suoi aspetti contraddittori: il basso delle giovani vite randagie, violente, in branco, che strappano il loro spazio da un affresco urbano che le mantiene escluse e la struggente bellezza dei marmi antichi, della storia e delle iniziative che la possono conoscere meglio, arricchire e reinventare: tutto questo materiale, alla base di altre belle pagine dell’autore e del suo lavoro quotidiano di amministratore, transita dalla rabbia ardente della descrizione e della testimonianza ad un approdo più universale, decantato e alla fine più profondo. È come se l’autore dicesse: “Il fondo dei miei pensieri è questo, eppure faccio politica in modo appassionato, convinto, cercando di fare bene. Lo faccio sapendo che agisco su un terreno volatile che rimanda a sconosciute prospettive. Eppure lo faccio, perché è la sola cosa a mia disposizione. Stare nel giusto senza contropartite”.

16 Gennaio 2026

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