La sentenza a Strasburgo

Riccardo Magherini morto a Firenze dopo il fermo dei carabinieri, Italia condannata dalla Cedu: dovrà risarcire i familiari

Cronaca - di Redazione

15 Gennaio 2026 alle 13:01

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Riccardo Magherini morto a Firenze dopo il fermo dei carabinieri, Italia condannata dalla Cedu: dovrà risarcire i familiari

Lo Stato italiano responsabile della morte di Riccardo Magherini, avvenuta la notte del 3 marzo 2014 a Firenze mentre il 39enne ex calciatore a terra immobilizzato dai carabinieri.

Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani, in una sentenza che condanna lo Stato italiano a versare ai familiari di Magherini 140mila euro per danni morali. I giudici di Strasburgo non entrano nel merito della responsabilità dei carabinieri o della loro assoluzione al termine del procedimento che si è tenuto in Italia, ma sottolineano che non c’era “l’assoluta necessità” di mantenere Riccardo Magherini immobilizzato a terra per 13 minuti, col 39enne poi morto a seguito di un arresto cardiaco.

Per la Cedu “le linee guida linee guida in vigore all’epoca non contenevano istruzioni chiare e adeguate sul posizionamento delle persone in posizione prona al fine di ridurre al minimo i rischi per la salute e la vita”, e “mancava la formazione degli agenti delle forze dell’ordine per garantire che possedessero il livello di competenza necessario nell’impiego di tecniche di immobilizzazione, come la posizione prona, che potrebbero mettere a rischio la vita”, spiegano dalla Corte.

La Cedu ha riscontrato anche delle criticità nelle primissime fasi dell’inchiesta condotta, facendo riferimento al fatto che alcuni testimoni sono stati ascoltati per la prima volta da agenti coinvolti direttamente nei fatti. La sentenza di condanna all’Italia diverrà definitiva tra 3 mesi se le parti non chiederanno e otterranno un riesame del caso davanti alla Grande Camera della Cedu.

La reazione dei familiari

Soddisfatti i familiari di Magherini. Per il fratello Andrea quella di oggi “è una giornata in cui giustizia è fatta per Riccardo e per tutti noi”. “Quello che noi abbiamo sempre voluto è che Riccardo ne uscisse a testa alta. È importante per noi ed è importante per Brando, il figlio di Riccardo. Oggi la sentenza della Corte europea parla a tutti gli effetti, e parla su tutti i fronti, per quanto riguarda il fermo e le indagini. È un momento storico”, spiega il fratello di Riccardo.

La rabbia ancora oggi fa fatica a “sbollire” per i Magherini. È evidente della parole del padre Guido: “Siamo soddisfatti al 100%, non dall’Italia ma dall’Europa – spiega il genitore di Riccardo -. Siamo felici e al tempo stesso la nostra arrabbiatura è aumentata sotto l’aspetto di come si sono comportati. Noi sapevamo che loro avevano fatto cose che non erano consone alla divisa che portavano addosso. La sentenza dice certe cose per cui c’è da preoccuparsi e da mettersi le mani nei capelli”.

Il processo per la morte di Riccardo Magherini

Secondo le indagini svolte a seguito del decesso, quella notte Magherini era in preda ad una crisi di panico, dovuta anche all’assunzione di sostanze stupefacenti. I carabinieri erano sopraggiunti dopo che il 39enne aveva prima litigato con un tassista e con dei residenti di borgo San Frediano, poi rotto la porta in vetro di un locale.

Magherini erano stato fermato dai militari e tenuto per 13 minuti immobilizzato a terra: l’ex calciatore era stato colpito da un arresto cardiocircolatorio, perse conoscenza e morì dopo essere stato soccorso da un’ambulanza.

I tre carabinieri responsabili del fermo era stati condannati in primo e secondo grado: dagli 8 ai 7 mesi le pene inflitte per omicidio colposo. Assolti invece i due volontari della Croce Rossa che erano intervenuti per i soccorsi all’uomo.

Il 15 novembre 2018 la Cassazione cancellò le condanne, disponendo l’annullamento senza rinvio della sentenza d’appello, assolvendo i tre militari perché “il fatto non costituisce reato”. Se in Appello nelle motivazioni si leggeva che l’intossicazione da cocaina “da sola non avrebbe condotto al decesso considerata l’assenza di alterazioni cardiache riconducibili all’assunzione”, mentre l’immobilizzazione di Magherini “gli impedì l’apporto di ossigeno che gli era necessario” e “fu per lui letale”, per gli ermellini il quadro era diverso.

Secondo la Cassazione la morte di Magherini non era “prevedibile, perché le forze dell’ordine non avevano le competenze specifiche in materia” di arresto di persone in simili condizioni psicofisiche. I militari “avrebbero dovuto prospettarsi e prevedere in concreto un quadro di conseguenze dannose per l’organismo umano che solo il sapere scientifico entrato nel processo attraverso approfondite perizie mediche ha poi reso note”, scrissero i giudici.

di: Redazione - 15 Gennaio 2026

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