L'inchiesta di Iran International

Proteste in Iran: è bagno di sangue in attesa dell’intervento di Trump

La testata ha ricostruito grazie a fonti vicine al governo di Teheran il massacro dell’8 e 9 gennaio: guardie della Rivoluzione e paramilitari avrebbero ucciso migliaia di giovani in piazza a sangue freddo

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

14 Gennaio 2026 alle 14:30

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Photo Claudio Furlan/ LaPresse
Photo Claudio Furlan/ LaPresse

Iran, un immane bagno di sangue contro un popolo in rivolta. Il comitato editoriale della testata Iran International ha stimato che nella violenta repressione delle proteste in Iran, avvenuta in gran parte in due notti consecutive, giovedì e venerdì 8 e 9 gennaio, sono state uccise almeno 12mila persone. Se le cifre dovessero essere confermate si tratterebbe del più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran.

Negli ultimi due giorni, il comitato editoriale di Iran International ha esaminato informazioni ricevute da una fonte vicina al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, da due fonti nell’ufficio presidenziale, resoconti provenienti da diverse fonti all’interno del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche nelle città di Mashhad, Kermanshah e Isfahan, testimonianze di testimoni oculari e familiari delle vittime, resoconti sul campo, dati collegati ai centri medici e informazioni fornite da medici e infermieri in varie città. In base alle informazioni raccolte da Iran International, le vittime sono state uccise principalmente dalle forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e dai Basij. Molti degli uccisi erano giovani di età inferiore ai 30 anni.

Mahmood Amiry-Moghaddam di Iran Human Rights ritiene credibili i numeri che arrivano da dentro il Paese: «Saranno migliaia». È uno dei simboli della protesta in Iran: un ragazzo di 17 anni, Amir Ali Haydari, tra le giovani vittime della repressione. Il cugino, Diako, che vive a Cardiff, ha raccontato alla britannica Sky News che il ragazzo ha partecipato alle proteste giovedì scorso con i suoi compagni di classe a Kermanshah, nell’ovest del Paese, dove è stato trucidato dalle forze di polizia. Proprio lì sarebbero state uccise «centinaia di persone». «È stato colpito al cuore, e mentre esalava l’ultimo respiro lo hanno colpito al-la testa con il calcio di una pistola, così tante volte che il suo cervello si è sparso a terra», ha detto Diako riferendo le notizie arrivate dai familiari in Iran. «Poi, all’obitorio dove si trovano tutti i corpi, hanno rilasciato un certificato di morte che attesta una caduta da una grande altezza».

Sky News sottolinea che in un filmato girato a Kermanshah giovedì scorso, si vedono poliziotti in borghese intimidire i manifestanti e sparare contro di loro per le strade. I familiari di Amir affermano che molti amici dell’adolescente sono rimasti coinvolti nelle violenze: «Due sono in coma e hanno ucciso molti dei suoi amici. Proprio come lui. Li hanno fucilati. Molti amici di Amir Ali sono morti», riferisce il cugino, aggiungendo che «quando (la famiglia) ha ritirato il corpo, lo zio di Amir mi ha detto che c’erano circa 500 cadaveri in ospedale. Ha dovuto identificare il corpo tra tutti gli altri». Le uccisioni di manifestanti in varie città dell’Iran durante le ultime proteste, e in particolare nella notte tra 8 e 9 gennaio, sono state eseguite per ordine diretto della guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, con la conoscenza e l’approvazione dei vertici governativi. Lo riferisce l’emittente di opposizione iraniana con sede a Londra Iran International citando informazioni ricevute dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e dall’ufficio presidenziale.

Secondo tali informazioni, il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ha emesso un ordine di aprire il fuoco, eseguito dal Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc, i pasdaran) e dagli agenti del Basij (la forza paramilitare legata agli stessi pasdaran, spesso impiegata nel controllo dell’ordine pubblico). L’operazione è stata definita come «totalmente organizzata» e non come il risultato di scontri «casuali» e «non pianificati». Le fonti consultate da Iran International hanno anche definito la repressione come inedita nella storia del Paese, sia per la portata geografica che per il numero di morti nel breve periodo. Secondo l’organizzazione Hengaw per i diritti umani, citata dalla Bbc, un ragazzo di 26 anni, Efran Sultani, fermato giovedì scorso è già stato condannato a morte. Secondo l’organizzazione, la famiglia sarebbe stata informata che l’esecuzione avverrà oggi, sebbene non abbia ricevuto alcuna informazione sulla data del processo o sulle accuse a suo carico. “Non abbiamo mai visto un caso procedere così rapidamente”, ha dichiarato alla Bbc Awyar Shekhi dell’organizzazione. “Il governo sta usando ogni tattica a sua disposizione per reprimere le persone e diffondere la paura”.

L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha dichiarato di essere «inorridito» dalla «repressione» delle proteste in Iran. «L’uccisione di manifestanti pacifici deve cessare ed è inaccettabile etichettare i manifestanti come `terroristi´ per giustificare la violenza contro di loro», ha affermato in una nota. E dal suo profilo Truth Trump: proclama “Patrioti iraniani continuate a manifestare. Prendete il controllo delle istituzioni. Salvate i nomi di chi uccide e abusa, pagheranno un prezzo alto. Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani. L’aiuto è in arrivo. Make Iran great again!!! Presidente Donald J. Trump”. Sempre su Truth il tycoon aveva annunciato che “con effetto immediato, qualsiasi Paese che faccia affari con la Repubblica islamica dell’Iran pagherà dazi del 25% su tutte le attività commerciali svolte con gli Usa”. Intanto, la mattanza continua.

14 Gennaio 2026

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