La scelta in CdM

Referendum sulla giustizia, c’è la data: il voto sulla separazione delle carriere il 22 e 23 marzo

Giustizia - di Redazione

12 Gennaio 2026 alle 17:52

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Come ampiamente previsto e per certi versi anticipato dalla premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa di fine-inizio anno tenuta venerdì 9 gennaio, il referendum sulla riforma della giustizia si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo.

Lo ha stabilito il Consiglio dei Ministri tenuto oggi, che ha fissato per le stesse date anche le elezioni suppletive. Lo ha comunicato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, all’uscita da palazzo Chigi dopo la riunione dell’esecutivo.

La scelta del governo arriva mentre in realtà è ancora in corso un tentativo per provare a tardare il voto, con i “comitati per il no” e larga parte dell’opposizione di centrosinistra che vorrebbero ritardare il più possibile la data del referendum nell’ipotesi che con più tempo a disposizione sarà possibile fare una campagna referendaria più efficace contro la riforma Nordio. Per questo infatti il “Comitato della società civile per il no” sta promuovendo una raccolta firme per richiedere un referendum sulla giustizia con un quesito leggermente diverso: per essere valida la raccolta ha la necessità di 500mila firme entro il 30 gennaio: per ora è a circa 350mila.

I tre nodi della riforma Nordio

In ballo c’è il testo formulato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il nodo principale è la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, con l’aspirante magistrato che dovrà scegliere dall’inizio a quale ruolo ambire.

Da questo deriva anche lo “sdoppiamento” del Consiglio superiore della magistratura, con un Csm dedicato alla magistratura giudicante e uno alla magistratura requirente (entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica), e l’introduzione del sorteggio per l’individuazione dei componenti degli organi di autogoverno delle toghe. Niente più elezione per togliere potere alle “correnti”, ma estrazione a sorte: i membri laici, un terzo, da un elenco di giuristi predisposto dal Parlamento in seduta comune; i membri togati invece tra tutti i magistrati, giudicanti e requirenti, in possesso dei requisiti che verranno stabiliti da una legge ordinaria successiva.

Ifine l’istituzione dell’Alta corte disciplinare, organismo a cui verrà affidata la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati ordinari, fino ad oggi di competenza di una sezione del Csm. Nell’Alta Corte siederanno 15 membri: tre nominati dal presidente della Repubblica, tre estratti a sorte da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune, sei estratti a sorte tra i magistrati giudicanti in possesso di specifici requisiti e altri tre estratti a sorte tra i magistrati requirenti in possesso dei medesimi specifici requisiti. La maggioranza sarà composta quindi da togati, ma il presidente sarà eletto tra i membri laici

di: Redazione - 12 Gennaio 2026

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