L'autobiografia del padre dell'Heavy Metal

Ozzy racconta Osbourne: l’ultimo viaggio del principe delle tenebre

Gli esordi a Birmingham, i primi trionfi con i Black Sabbath, la rottura e l’inizio della carriera solista, contornata da eccessi e persino da un morso a un pipistrello. Il leggendario cantante morto nel luglio scorso si mette a nudo in un affresco sincero e serrato della sua storia, piena di amore, amori, malattie e tormenti

Spettacoli - di Victoria Surliuga

9 Gennaio 2026 alle 17:08

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Amy Harris/Invision/AP, File
Amy Harris/Invision/AP, File

Si faceva chiamare The Prince of Darkness, il Principe delle Tenebre, ispirandosi al Paradiso Perduto di John Milton. Ora le tenebre se lo sono preso, ma non sarà mai così nel cuore dei suoi milioni di appassionati. Il 22 luglio 2025 è scomparso Ozzy Osbourne, pioniere dell’heavy metal e di tutto l’armamentario “gotico” che ne ha fatto uno stile di vita. Nato John Michael Osbourne il 3 dicembre 1948 nelle Midlands inglesi, ha vissuto molte vite, come spregiudicato innovatore della scena rock, frontman carismatico e infine star di reality show televisivi, anche grazie a una personalità mediatica che dire disinibita è poco.

Ci sono volute due dense autobiografie, Estrema unzione (Last Rites, 2025) e Io sono Ozzy (I Am Ozzy, 2010 e 2014 in traduzione italiana), per raccontare le sue trasformazioni, in cui “l’essere me stesso è una sorta di sport estremo di per sé” (334). In Estrema unzione, Ozzy Osbourne ripercorre la sua esistenza fuori del comune, dando spazio anche ai suoi drammatici problemi di salute, dall’incidente con un fuoristrada nel 2003 a una rovinosa caduta del 2019, passando per sette operazioni in cinque anni e un’infezione da stafilococco alla mano. Ripete di essere sorpreso dalla propria longevità, tenuto conto degli eccessi mai dissimulati di alcol, fumo, droghe e passatempi rischiosi quali auto veloci e motociclette. Pur ammettendo di aver vissuto senza moderazione (30), afferma di essere sempre stato sobrio sul palco (83). Le dipendenze e la dislessia lo hanno accompagnato a lungo, fino a sviluppare una tale tolleranza alle medicine da rendere inefficaci perfino le anestesie. Infine, il Parkinson e le operazioni alla schiena lo hanno costretto a cambiare vita, senza però intaccare né la sua voce straordinaria né il suo carisma, anche se la serie televisiva “familiare” The Osbournes (2002-2005) aveva già temperato un poco la sua figura di gran cerimoniere del dark.

Il 5 luglio 2025 ha partecipato al suo concerto d’addio, Back to the Beginning, a Villa Park di Birmingham, Gran Bretagna. Seduto su un trono, Ozzy ha salutato i suoi fan e cantato per l’ultima volta con i membri originali dei Black Sabbath, Terence “Geezer” Butler, Tony Iommi e Bill Ward. L’intero ricavato dell’evento, diretto musicalmente da Tom Morello e organizzato dalla moglie Sharon, definita da Ozzy come la nuova Bob Geldof (407), è stato devoluto in beneficenza alle associazioni Cure Parkinson’s, il Birmingham Children’s Hospital e l’Acorn Children’s Hospice, supportato da Aston Villa. La galassia del metal era presente: c’erano Anthrax, Guns N’ Roses, Lamb of God, Metallica, Pantera, Slayer e Tool. Molti musicisti hanno elogiato Ozzy con messaggi video durante lo show, non solo gli AC/DC ma anche Elton John, Cindy Lauper e Dolly Parton, che con il metal c’entrano poco ma non volevano mancare.

Ozzy ha iniziato la sua carriera a Birmingham con le band Polka Tulk Blues (1968), poi Earth (1968-1969) e infine Black Sabbath (1970), nome ispirato al film di Mario Bava del 1963, che ha dato il titolo anche al primo album (1970). Con il “suo” gruppo sviluppò un suono implacabile, cupo e pesante ma rapido, senza quartiere, in un crescendo che ad esempio in Sabbath Bloody Sabbath arrivava a una risoluzione assolutamente catartica. Come artista “solo”, però, la svolta arrivò nel 1979, quando fu espulso dai Black Sabbath. Fu allora che Sharon Arden Osbourne, diventata da subito sua manager, lo rilanciò. Dopo il divorzio dalla prima moglie Thelma, dalla quale aveva avuto due figli più uno acquisito, sposò Sharon nel 1982, dalla quale ebbe Aimee, Kelly e Jack. Sharon era figlia di Don Arden, manager di musicisti con sede a Los Angeles e chiamato “l’Al Capone del pop”; aveva lavorato con il padre ed era abituata ai modi di fare dei gruppi rock. Dopo aver trovato Ozzy completamente fatto e ubriaco al Parc Hotel di West Hollywood, Sharon gli costruì una nuova immagine come solista, instaurando con lui un legame indissolubile e di intesa reciproca (145). Successivamente, i Black Sabbath si riunirono solo per progetti a breve termine, tra cui il Live Aid del 13 luglio 1985, dove eseguirono Children of the Grave, Iron Man e Paranoid.

Nel 2002 Ozzy divenne la star televisiva di The Osbournes, una sitcom che lui stesso paragonò a una “Addams Family” del rock, con Sharon, Kelly e Jack, anche se le continue riprese lo portarono a chiedersi come i Kardashian avessero sopportato un’esposizione simile. Parallelamente, la sua immagine continuava a essere diffusissima: video, concerti, l’induzione nella Rock & Roll Hall of Fame nel 2024, presentato da Jack Black, e anche altre serie TV tra le quali Ozzy & Jack’s World Detour (2016-2018) con suo figlio Jack.

Ma Ozzy era Ozzy. L’episodio più tristemente famoso accadde il 27 marzo 1981, quando staccò con un morso la testa a una sfortunata colomba che doveva invece alzare in volo durante il lancio americano del suo album da solista Blizzard of Ozz (1980). Fu anche con il comportamento che Ozzy consolidò la sua figura di icona del metal e il successo dell’album, in particolare con Crazy Train, diventata un inno dell’hard rock. Poi, il 20 gennaio 1982 a Des Moines, Iowa, dal pubblico qualcuno lanciò sul palco un pipistrello moribondo e Ozzy gli staccò la testa con un morso credendo che fosse finto. Anche questo passò alla storia. Il mondo dell’heavy metal non è solo Ozzy. Ci sono gruppi che si considerano “seri”, lo uniscono al progressive rock e ne fanno un’estensione rock della musica sinfonica. Ma è Ozzy, con le sue idiosincrasie – il suo “pranzo da rock star” consisteva in spaghetti con salsa alla panna e caviale (200) – ad aver creato il mito del metal come musica trasgressiva, il cui apparato lugubre e vagamente satanista costituisce per molti giovani una sorta di schermo simbolico di protezione dalla morte.

Nella sua autobiografia c’è tutto questo e anche di più. Grande spazio hanno l’amicizia con altri musicisti e i pareri su di loro: Bon Scott e Angus Young degli AC/DC, Mötley Crüe, Keith Moon di The Who, Motörhead, Robert Plant e i Led Zeppelin, e Zakk Wylde. Ammette il suo stupore di non aver mai incontrato Axl Rose prima di Villa Park, commentandone positivamente l’immagine nonché l’unicità del talento vocale. Racconta di aver discusso con Slash la sua insoddisfazione per la rottura con la sua band al Polo Lounge di Beverly Hills, mettendo i Guns N’ Roses al livello delle sue band preferite quali The Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin. Elogia l’album dei Guns N’ Roses Appetite for Destruction, ribadisce la sua stima per Axl Rose quando aveva sostituito in tournée Brian Johnson degli AC/DC e il suo apprezzamento per Sweet Child of Mine degli stessi Guns N’ Roses. Anche i Guns N’ Roses hanno elogiato Ozzy e i Black Sabbath inserendo nel loro tour del 2025 la loro cover di Sabbath Bloody Sabbath, già eseguita a Villa Park in omaggio al suo primo, irripetibile interprete.

Ozzy Osbourne (con Chris Ayres), traduzione di Elisabetta Severoni, Estrema unzione, Baldini+Castoldi, 2025. ISBN 13: 979-12-5494-797-5. pp. 432.

9 Gennaio 2026

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