Con i voli di Stato
Strage di Capodanno a Crans-Montana, rimpatriate cinque vittime italiane: avevano tutte meno di 17 anni
La salma di Sofia Prosperi resta a Lugano. L'ambasciatore italiano: "Non una disgrazia ma una tragedia evitabile". Lutto nazionale in Svizzera venerdì 9 gennaio
Cronaca - di Redazione Web
Atterrate questa mattina, a Milano Linate, le salme delle vittime italiane della strage di Capodanno a Crans Montana, dell’incendio esploso nel locale Le Constellation intorno all’1:30 a causa delle scintille delle candele pirotecniche utilizzate sulle bottiglie di spumante per i festeggiamenti di fine anno. A confermare che le vittime italiane erano sei era stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani al TG1, avevano tutte meno di 17 anni. 14 i feriti italiani. “Esistono le disgrazie, ma questa non è stata una disgrazia ma una tragedia evitabile: sarebbero bastati un po’ di prevenzione e un minimo di buon senso“, ha accusato l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado. La confederazione elvetica ha proclamato il lutto nazionale per venerdì 9 gennaio.
Le salme delle vittime sono partite con un C-130 da Sion alle 11:00 e sono atterrate a Milano Linate alle 11:50. Accolte dal presidente del Senato Ignazio La Russa e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria Alberto Barachini. I feretri di Achille Barosi e Chiara Costanzo arriveranno a Milano, quello del 16enne Giovanni Tamburi a Bologna, quello del quasi 17enne Emanuele Galeppini a Genova. Il volo di Stato proseguirà per Roma Ciampino con il corpo del 16enne Riccardo Minghetti dove ci saranno il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro per lo Sport e i giovani Andrea Abodi. Non è stata imbarcata la salma di Sofia Prosperi, italo-svizzera che viveva a Lugano, dove si svolgeranno le esequie. I funerali, ha annunciato l’ambasciatore Cornado, sono stati proposti alle famiglie a spese dello Stato.
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Nei giorni scorsi erano arrivati in Italia i feriti del tragico incendio. Il primo gennaio erano arrivati all’ospedale Niguarda di Milano undici, di cui sette in gravi condizioni. Ieri pomeriggio è arrivato da Zurigo un sedicenne di Milano che in Svizzera era ospite di una ragazza anche lei ricoverata nel Centro Grandi Ustioni. In Svizzera restano ancora gli “ultimi tre ricoverati, monitorati dal nostro team e da personale sanitario elvetico”, ha spiegato Massimiliano Borzetti, team leader del dipartimento Protezione civile a Crans-Montana, secondo il quale sono in condizioni delicate. “Faremo valutazioni nei prossimi giorni, è importante che ci sia l’idoneità al trasporto”.
Le identificazioni, complicate dalle condizioni in cui sono stati trovati i corpi, sono terminate con gli ultimi 16 cadaveri rimasti: tre giovani svizzere (due di 15 anni e una di 22), una ragazza con cittadinanza svizzera/francese di 24 anni, tre italiani (lui e lei di 16 anni e un ragazzo di 15), una portoghese di 22 anni, una belga di 17, sei francesi (una di 33 anni, una di 26, uno di 23, uno di 20, uno di 17, uno di 14) e un 15enne con nazionalità francese/israeliana/britannica. 40 le vittime in tutto del rogo, tra i 14 e i 39 anni: 21 svizzeri, nove francesi, di cui una con cittadinanza anche svizzera e una con cittadinanza anche israeliana e britannica, sei italiani, una belga, una portoghese, un rumeno e un turco.
“L’indagine dovrà stabilire cosa non ha funzionato. E grazie alla competenza degli specialisti dell’Ufficio di medicina legale di Zurigo (For), spero di stabilire le responsabilità e spiegare ai genitori che hanno perso i figli, ai fratelli e alle sorelle, cosa è successo”, ha dichiarato all’emittente svizzera Rts la procuratrice generale del canton Vallese, Beatrice Pilloud. “Richiede un’enorme quantità di tempo. Siamo nella vita reale, non in una serie Tv di 45 minuti. Ci sono indagini tecniche che richiedono tempo e moltissime persone da interrogare”. L’ambasciatore Cornado ha dichiarato ai cronisti che le autorità locali avrebbero ammesso che il materiale fonoassorbente del soffitto del locale era infiammabile non ignifugo e che c’era un’uscita di sicurezza mal segnalata.