Le organizzazioni umanitarie espulse da Netanyahu
Israele caccia 37 Ong da Gaza, 10 governi occidentali contro Netanyahu: l’Italia non c’è
Diciannove organizzazioni israeliane per i diritti umani condannano la cancellazione da parte di Israele di 37 Ong internazionali che non potranno più operare nei territori palestinesi occupati,
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Capodanno a Mar-a-Lago. Per rinsaldare il sodalizio tra il tycoon e il suo “eroe” israeliano. Il primo ministro Benjamin Netanyahu e sua moglie Sara sono stati tra gli ospiti della festa di Capodanno del presidente Usa Donald Trump, nel suo resort di Mar-a-Lago a West Palm Beach, in Florida.
Trump aveva accennato all’inizio della settimana che Netanyahu avrebbe partecipato al ‘party’ esclusivo. Diversi filmati circolano sui media israeliani. Un video pubblicato dall’influencer conservatore Michael Solakiewicz ritrae Netanyahu – già ospite di Trump a Palm Beach lunedì – accanto al presidente Usa in smoking. Durante le loro discussioni, due giorni prima di Capodanno, sulla tregua a Gaza e in Medio Oriente, Trump ha scherzosamente suggerito che Netanyahu avrebbe potuto partecipare alla festa. Nel corso della settimana, Trump ha minimizzato le notizie di tensioni con il premier israeliano sulla seconda fase del cessate il fuoco a Gaza, affermando che Israele aveva “rispettato” i suoi impegni e che la responsabilità ricadeva su Hamas.
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Intanto, prosegue l’espulsione da parte israeliana di Ong operanti a Gaza e in Cisgiordania. Diciannove organizzazioni israeliane per i diritti umani condannano la cancellazione da parte di Israele di 37 Ong internazionali che non potranno più operare nei territori palestinesi occupati, in primis a Gaza. Riunite nella coalizione The Platform, le Ong israeliane criticano le misure che limitano l’accesso agli aiuti salvavita a Gaza e in Cisgiordania. “Il nuovo quadro di registrazione viola i principi umanitari fondamentali di indipendenza e neutralità”, si legge nella dichiarazione, aggiungendo che “militarizza la burocrazia” e “istituzionalizza le barriere”, costringendo organizzazioni vitali a sospendere le operazioni. In un comunicato congiunto i ministri degli Esteri di Gran Bretagna, Francia, Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Giappone, Norvegia, Svezia e Svizzera si sono appellati a Israele perché riconsideri il provvedimento. L’Italia non ha aderito.
“La decisione del governo israeliano di revocare il permesso di operare nella Striscia di Gaza, a partire dal 1° gennaio 2026, a una serie di organizzazioni umanitarie tra le quali Medici senza frontiere, Consiglio norvegese per i rifugiati, CARE e Oxfam non è solo un oltraggio ma costituisce anche una deliberata escalation del genocidio contro le persone palestinesi”. A dichiararlo è Erika Guevara Rosas, Alta direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International. “Impedire aiuti salvavita mentre la popolazione civile è colpita dalle fame, dalle malattie e dalle bombe nonostante il cosiddetto cessate il fuoco è una clamorosa violazione del diritto internazionale e un assalto all’umanità, una punizione collettiva su scala catastrofica”, ha rimarcato Guevara Rosas.
A questo “si aggiunga che la Knesset ha appena approvato una nuova legge contro l’Unrwa, che affida alle autorità israeliane il potere di interrompere le forniture di acqua, elettricità, carburante e le comunicazioni alle strutture dell’agenzia Onu, sequestrare le sue proprietà a Gerusalemme Est, compresi i principali uffici e i centri di istruzione e formazione. La legge, inoltre, priva la stessa agenzia dei privilegi e delle immunità garantiti dal diritto internazionale. Questo voluto tentativo di smantellare il mandato dell’Unrwa fa parte di una sistematica campagna contro i meccanismi internazionali e i servizi umanitari essenziali”.
“Il mondo non può rimanere in silenzio. Chiediamo ai governi, alle istituzioni e ai leader di agire immediatamente per pretendere la fine di queste atrocità in quanto bloccare gli aiuti e i servizi salvavita è una consapevole strategia di punizione collettiva, per opporsi allo smantellamento delle attività dell’Unrwa a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza e di tutte le altre organizzazioni umanitarie e per garantire senza alcun ostacolo l’accesso umanitario e le risorse indispensabili per proteggere le persone pale palestinesi. Ogni ora che passa senza agire costa vite umane”, ha concluso Guevara Rosas.