La Commissione Stiglitz e Oxfam

Come i ricchi affamano la Terra: protetti dagli Stati e dalla politica che non governa l’economia

A cosa serve la politica, quali sono i compiti degli Stati? Cioè, la politica e gli Stati hanno voce in capitolo sugli assetti economici e sociali?

Politica - di Piero Sansonetti

22 Novembre 2025 alle 07:00

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(AP Photo/Sergei Grits
(AP Photo/Sergei Grits

In un solo anno i ricchi della terra – i miliardari – hanno aumentato del 16,5 per cento le loro ricchezze. Oggi l’1 per cento della popolazione mondiale detiene il 46 per cento della ricchezza, mentre alla metà meno ricca del pianeta, cioè quasi quattro miliardi di persone che vivono sotto il livello di povertà, spetta l’1 per cento della ricchezza. In mezzo c’è quello che potremmo chiamare ceto medio, cioè il 49 per cento della popolazione che dispone – come del resto è logico – del 53 per cento della ricchezza. Gli esperti calcolano che senza intaccare la ricchezza dei ricchi, ma solo levandogli l’incremento della ricchezza ottenuto nel 2024 (anno al quale si riferiscono queste ricerche della Commissione Stiglitz e di Oxfam) e destinandolo ai poveri, si potrebbe cancellare non solo la fame nel mondo, ma anche la povertà. I ricchi resterebbero molto ricchi, i poveri otterrebbero il diritto alla dignità. Ma questo purtroppo sembra che non sia possibile.

Queste cifre impongono una domanda. A cosa serve la politica, quali sono i compiti degli Stati? Cioè, la politica e gli Stati hanno voce in capitolo sugli assetti economici e sociali? Le risposte possibili sono due. La prima è molto diffusa, e allo stato delle cose è vincente: NO. Nessuna voce in capitolo. Sull’economia e sugli assetti sociali decide il mercato. E se il mercato spinge le ricchezze verso l’alto, sempre più verso l’alto, è giusto e saggio rispettarlo, perché se disturbi il mercato rischi di creare fortissime tensioni sociali e modificare in modo rischioso l’establishment e lo status quo. Se la risposta è questa, è chiaro che la politica viene esautorata. Può mantenere delle competenze sul traffico, sullo smaltimento della spazzatura, sui finanziamenti dell’esercito, sul respingimento dei migranti. Ma non deve toccare palla sulle grandi questioni strategiche.

La seconda risposta è quella che davano una volta gli statisti (sì, lo dico per i più giovani che queste cose non le hanno mai viste: una volta esistevano gli statisti). E la risposta degli statisti è: SÌ. La politica ha il compito di governare l’economia, di adattarla all’interesse generale, di costringerla a rispettare alcuni criteri etici. E se la risposta è questa, allora bisogna immediatamente intervenire su questa condizione distorta della distribuzione della ricchezza. Già, perché usare la parola “distribuzione” a proposito della ricchezza (cioè usare una parola che fa inorridire la destra) è non solo legittimo, ma è ammissibile anche dal moderno liberalismo. La ricchezza ha un senso solo se può essere (almeno in parte) distribuita, altrimenti è solo un motore di sopraffazione e di cancellazione degli stati di diritto e della democrazia.

E da qui arriviamo alla parola proibitissima. Pa-tri-mo-nia-le. Cio una tassa che scalfisca appena la ricchezza dei più ricchi e conceda allo Stato le risorse necessarie per occuparsi del poveri. Questa ipotesi risponde a un’idea umana di economia. L’altra ipotesi, iperliberista, alimenta l’idea di giungla selvaggia dove i ricchi hanno il diritto di disporre a loro piacere del pianeta e di asservire i poveri. Che è una idea diffusa, ma aberrante. Che non ha molte parentele con la civiltà.

22 Novembre 2025

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