Il tycoon sempre più surreale

Donald Trump sempre più folle e surreale: così la tragedia si è mischiata alla farsa

Aria da despota, parole di disprezzo per Khashoggi: “Non piaceva a tante persone”. Insulti a destra e a manca, l’ultimo a una giornalista sgradita: “Stai zitta, cicciona, maiala”, le ha detto. Con il tycoon la tragedia si è mischiata alla farsa

Esteri - di Fulvio Abbate

21 Novembre 2025 alle 14:30

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Donald Trump sempre più folle e surreale: così la tragedia si è mischiata alla farsa

Trump assomiglia sempre più e sempre meglio a Ubu re, sovrano di un dominio letterario e teatrale che anticipa il surrealismo, la cui espressione filosofica massima risiede nell’esclamazione “Merdre!”.

Assodato ciò che nel suo caso chiameremo senza sforzo alcuno irritualità, evocando non meno a latere Caligola, che secondo leggenda pretese innalzare al rango senatoriale il proprio cavallo, ed altrettanto il non meno, ingiustamente, bistrattato Nerone (nell’Urbe, si sappia, non c’è una sola strada che ne conservi il nome, comunque imperiale, sulle targhe di travertino, quanto al toponimo “Tomba di Nerone” si tratta semmai di una categoria prosaicamente stradale che prefigura lo sprofondo – “Ndo stai, a Tomba de Nerone?” – non lontano da via Gradoli, celebre semmai per avere ospitato un “covo” delle Brigate Rosse, infine fortunosamente allagato per imperizia dei terroristi lì residenti, durante il sequestro Moro, e successivamente gli “scortichi” di molte trans brasiliane) che a parere della storiografia avveduta più recente, proprio lui, Nerone, ebbe in realtà il merito di condurre una politica oseremmo dire oggi “socialdemocratica”, così nonostante Petrolini lo impersoni, mentre, piccato, si rivolge al proprio attendente con parole in prospettiva non meno trumpiane: “A Tigellì, se voi fa’ perepò fatte ‘n impero pe’ conto tuo!”.

Esaurita ogni premessa, resta appunto da comprendere a quale figura teatralmente paradossale assimilare invece l’attuale residente della Casa Bianca di Washington D.C. Procediamo con Ubu re, dunque. Non sembri il riferimento eccessivamente colto, cioè in grado di essere decrittato unicamente da coloro che hanno contezza dei prodromi delle avanguardie letterarie e in questo caso teatrali dell’assurdo. Teatralità, e ancora meglio l’Assurdo, parlando di Trump, ci stanno per intero. Alla fine non possiamo fare a meno di ravvisare nell’individuo Trump i tratti e la postura dispotica proprio di Ubu re, dissennata figura di tiranno giunto in scena sul finire dell’800, merito dell’estro di uno scrittore francese, Alfred Jarry, da affidare inizialmente a marionette, l’ispirazione arriva da un professore di fisica conosciuto al liceo dall’autore, tale Hébert, appassionato per i salumi, rendendo così legittimo ogni doppio senso. Per completezza, diremo che Ubu nasce capitano dei dragoni, officiale di fiducia di re Venceslao, decorato con l’ordine dell’aquila rossa di Polonia, ex re d’Aragona, conte di Sandomir; un Macbeth parodiato.

Ubu-Trump è il sovrano assoluto che non concepisce altre presenze nello spazio del governo planetario oltre sé stesso. Restando al dato di cronaca, non c’è conferenza stampa alla Casa Bianca che escluda un Trump trasfigurato proprio nell’autocrate patafisico Ubu. Con insulti rivolti a cronisti e croniste, limitazioni di spazio e tempo alle testate sfiorate dal solo intento di operare una critica e, se ciò non dovesse apparire sufficiente, basti sapere che Ubu-Trump si è preso cura di “assolvere” Bin Salman dall’accusa di omicidio ai danni di Jamal Khashoggi, giornalista del Washington Post assassinato, il suo corpo smembrato nei locali dell’ambasciata saudita di Istanbul.

L’accoglienza offerta da Ubu-Trump allo sceicco responsabile del delitto, e messo a riparo da ogni interrogativo sulla questione da parte della stessa stampa, ne è prova plastica. Per ulteriore dimostrazione, diciamo turbo-narcisistica, Ubu-Trump ha infine archiviato la morte di Khashoggi con parole che definire lunari sarebbe un eufemismo: “Cose che succedono. Non piaceva a molte persone”. Suscitando disagio e studiata ipocrita costernazione addirittura nel mandante, despota di Riad, lì presente. Non ancora pienamente soddisfatto della propria trasfigurazione nel tiranno creato da Jarry, sempre Ubu-Trump, ha ringhiato altrettanto in faccia a una reporter della Abc: “Dovrebbero togliervi la licenza, siete un’azienda schifosa. Sei veramente una giornalista incapace, dovresti imparare a fare il tuo mestiere. Niente più domande per te”. Surclassato il teatro dell’assurdo stesso in una battuta.

Non è tutto. La giornalista Catherine Lucey di Bloomberg, davanti a una domanda sui file del caso Epstein, Ubu-Trump, a bordo dell’Air Force One, si è vista negare ogni possibile contradditorio lapidariamente: “Taci, stai zitta, cicciona!”. In verità, l’espressione usata era “piggy”, traducibile in maialina. Per completezza, posto che, citando Ubu re, abbiamo assunto una metafora “spettacolare”, drammaturgica prossima alla pochade, così da risalire a un bandolo interpretativo rispetto a un’oscena tracotanza prossima al livore, va detto che un comico, Jimmy Kimmel, che ha cura di deriderlo ogni sera in diretta sempre su Abc, ha visto un Donald Ubu digrignante. Ubu-Trump che accoglie in Alaska (qui da immaginare trasfigurata nell’ideale Polonia citata da Jarry in commedia) il “collega” Vladimir Putin, così come trova parole concilianti per il despota venezuelano Nicolas Maduro, sembra chiudere il cerchio tragico.

Si sappia che Dario Fo aveva già fatto ricorso alla citazione di Ubu re assimilandolo all’ormai compianto Silvio Berlusconi, accadeva al Palavobis di Milano nel 2002, in concomitanza all’anniversario di Mani Pulite. Basterebbe però fare ritorno al ributtante video, da alcuni creato con l’Intelligenza artificiale, prontamente ripostato da Trump, dove questi alla guida di un jet scarica materia fognaria sui manifestanti di New York City, per intuire che l’onorificenza regale di Ubu ormai gli appartiene di diritto, surclassando ogni altro pretendente al trono dell’Impero di Ripugnanza, così come l’espressione “Merdre!” appare a lui consustanziale, quasi un’autobiografia politica pubblica, conquistata “d’ufficio”.

21 Novembre 2025

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