L'intervista al più forte kick boxer della storia
L’ultimo ballo di Re Giorgio, Petrosyan dà l’addio al ring: “La mia vita come un film, niente è impossibile”
Arrivato in Italia a bordo di un camion dall'Armenia, 10 ore di viaggio. Quasi 25 anni di attività, ha vinto tutto, è l'equivalente di CR7 o Lebron James. A Milano l'ultimo incontro: "Non ho rimpianti, è il momento giusto"
Sport - di Antonio Lamorte
Niente di speciale, come se fosse come sempre: normale. E però, tutto intorno, seimila persone, chi dagli Stati Uniti, chi dal Canada, dalla Francia e dal Belgio, dalla Russia, dall’Italia ovviamente, tutte a dirsi: speravo de morì prima. E lacrimuccia, del popolo della kickboxing e di tutte le marziali che sabato sera saluteranno il Re, Giorgio Petrosyan, all’ultimo incontro prima dell’addio dopo quasi 25 anni di combattimenti in tutto il mondo. Lo ha deciso alla vigilia dei 40 anni, che compirà il prossimo 10 dicembre. “Ho combattuto a livelli alti, ho vinto tutto quello che c’era da vincere – dice a L’Unità – Non ho rimpianti. E ogni volta la preparazione è sempre più pesante. È il momento giusto per smettere, uno deve anche rendersi conto che prima o poi arriva quel momento”.
E quel momento è arrivato, la notte dell’ultimo ballo, all’Allianz Cloud a Milano, la città in cui padre e figli erano arrivati per la prima volta in Italia alla fine degli anni Novanta: dieci giorni di viaggio, in fuga dall’Armenia, nascosti sul retro di un autocarro. Giorgio aveva 13 anni e la febbre, le placche alla gola, stava uno schifo, e un freddo gelido come non lo aveva mai sentito e come non lo avrebbe sentito mai più. Dov’erano? Non lo sapevano nemmeno dove si trovavano, in quale città italiana avevano messo per la prima volta i piedi a terra. Oggi, quell’evento finale, proprio a Milano, porta il loro nome: Petrosyanmania. “Guarda, non ho mai realizzato tutto davvero, adesso sono concentrato sul mio avversario: voglio combattere bene e voglio vincere”.
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È fatto così: la concentrazione del cecchino, la freddezza del chirurgo. E infatti lo hanno soprannominato The Doctor per la precisione dei suoi colpi, una macchina da guerra. Se si prova a chiedere all’ia, non soltanto ai parenti, agli amici e agli addetti ai lavori, perfino quella risponde che: Petrosyan è stato il più grande kickboxer di tutti i tempi. Record di 110 vittorie, 43 per ko, 3 sconfitte e 2 pareggi. Primo in assoluto a vincere due tornei K-1 World Max consecutivi in Giappone, primo campione italiano e in assoluto al Glory. E infatti lo hanno paragonato a Cristiano Ronaldo, a Lebron James, a Novak Djokovic. Certo non ha raccolto quanto quelli. “È uno sport in cui non girano milioni come nella boxe, non è neanche il calcio, ma sono diventato italiano per meriti sportivi, ho comprato casa, ho aiutato la famiglia. Sono contento di tutto quello che ho avuto, la kickboxing mi ha cambiato la vita”. Non ha mai accettato le offerte, anche sostanziose, di passare al pugilato: voleva fare perbene quello che aveva sempre voluto fare – muay tahi e kick boxing – non è poco ai tempi della grande boxe mondiale svenduta e prostrata agli influencer.

Petrosyan ha battuto atleti fortissimi come Naruepol Fairtex, Andy Souwer (due volte), Dzhabar Askerov, Albert Kraus (due volte), Mike Zambidis, Yoshihiro Sato, Artur Kyshenko, Ky Hollenbeck, Davit Kiria e Robin Van Roosmalen. “Non c’è mai stato un avversario che mi ha fato dire, ecco, lui è stato il più forte, ne ho incontrati veramente tantissimi forti nella mia carriera. C’era uno più forte con le gambe, un altro più pesante con le mani, un altro che aveva più esperienza, uno che era più veloce, un altro più tecnico. Non c’è mai stato uno fortissimo in tutto”. Scelta di tempo, repertorio completo e variegato. Quello che lo ha reso unico, il pezzo forte, non era però un colpo specifico ma l’ossessione di voler essere il primo, l’unico, il più forte, fin da bambino. È stata anche una condanna.
“Gli incontri finivano, vincevo, e la mia felicità durava 15 secondi. Ogni volta che mi alzavano il braccio pensavo già al prossimo incontro. Subito a riguardare i match che avevo registrato per capire i miei errori. Non me la godevo, non ho ancora imparato a godermi la vittoria. Quando sei dentro combatti e non hai neanche tempo di stare lì a pensare, a ragionare”. La prima sconfitta dopo sei anni di incontri. La seconda dopo altri otto anni. Petrosyan ha parlato in più occasioni del buio totale, la depressione nella quale è caduto quando qualcosa è andato storto. “È uno stress pazzesco, se non sei forte mentalmente ti uccide. È davvero pesante. Quello che è davvero difficile è vincere per così tanti anni di fila. Oggi non riescono a tenere: vincono, fanno un paio di incontri e perdono il titolo. Quando io vincevo una cintura per me era un punto di partenza, non era un traguardo”. Almeno, alla fine: nessun rimpianto, nessun rimorso. “Se io tornassi indietro, non potrei fare di più. Non mi interessa qualche rivincita o qualche verdetto un po’ così: se sono arrivato dove sono ora, mi sono servite anche le sconfitte che hanno formato la persona”.
Risse in strada a Yerevan da bambino, risse in giro a Gorizia da ragazzino, dov’è cresciuto in Italia, prima di darsi una calmata. Scuola: adios. Palestra, ogni santo giorno. Al cantiere sceglieva sempre il lavoro più duro per potenziarsi. Alla fine della giornata, palestra. Dopo cena: a letto, prestissimo. E sajonara anche al cantiere, per dedicarsi totalmente al ring. 11 interventi alla mano sinistra, altri alla mano destra, tre alla mandibola, ed ernia cervicale, ginocchio, schiena, fratture ai piedi, contratture e strappi muscolari: si perde il conto. “Ho messo questo sport davanti a tutto, davanti anche a me stesso: posso dire di aver tralasciato un po’ Giorgio la persona, ho pensato sempre a Giorgio come atleta. Appena smetterò penserò più a me stesso, non sarò più così severo”. Quale sarà la prima libertà che si concederà? “Una bella mangiata, è da tre mesi che sono a dieta. E non vedo l’ora di poter fare una bella vacanza senza l’ansia di dover sempre pensare a quello che posso o non posso mangiare o a che ora devo andare a dormire. Per tutti è sempre stato normale, per me non è mai stata una cosa normale”.

Resterà comunque nello sport, nei seminari in giro per il mondo, al fianco delle organizzazioni con il fratello Armen e nella palestra che il team Petrosyan ha aperto da una decina d’anni in zona Milano Sud, e dove anche lui allena. “Se penso al mio esempio, sbaglio”, ammette. “Facevo dieci, undici incontri all’anno. I ragazzi di oggi fanno uno o due incontri all’anno e sono già stressati. Oggi si combatte per Instagram. Sicuramente hanno meno fame, meno motivazione. Mi piace allenare quando trovo qualcuno che ha veramente voglia”. Ancora presto per parlare di eredi. “Se vai all’estero tutti conoscono il mio nome, in Italia non c’è ancora nessuno che va fuori e vince. Tutti i titoli più importanti io li ho vinti all’estero”.
A un paio di giorni dall’ultima notte, a un paio di chili dall’ultimo incontro, Giorgio Petrosyan pensa soltanto al suo avversario. “Se penso all’evento, ai cantanti, alle luci, al fatto che non sarà una notte come le altre, perdo il focus. E invece io devo combattere. Quando parlavamo con mio fratello, dicevamo che sarebbe stato bello fare l’ultimo match al suo evento. Lo sognavamo ma chi se lo aspettava veramente”. E invece eccoci, è arrivata l’ora di “Petrosyanmania – The Last Fight”, l’ultimo capitolo, la last dance di Re Giorgio contro l’esperto fighter portoghese José Zeramul Sousa, sfidante alla cintura Wako. Si combatterà sui tre round. E altri 17 incontri divisi tra pre e main card tra kickboxing, muay thai e boxe. Sabato 22 novembre, all’Allianz Cloud, a Milano: dove Giorgio Petrosyan arrivò dopo dieci giorni su un camion, in una notte buia e fredda, che era ancora un bambino e quella città che non sapeva nemmeno dove fosse, come si chiamasse, dove si trovasse. “Guarda, non ho mai realizzato tutto davvero, sicuramente la mia storia è da film e ci to già lavorando: è qualcosa che ti dice proprio che niente è impossibile”.
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La card completa di “Petrosyan Mania – The Last Fight” – diretta streaming su DAZN
PRELIMINAR 17:30
- Match K-1 RULES – (3 rounds x 3 minuti ciascuno) – cat. Peso 57 kg. – Stefano Peis (Team Schinca) (ITA) vs. Reion Takahashi (Team Tsunami Petrosyan) (JAP);
- Match K-1 Rules (3 x 3) – cat. 82 kg. – Miikkael Milanesi (Eagle Boxe Academy) (ITA/FIN) vs. Ludovico “Fearless” Toia (Muay Thai Como) (ITA);
- Match K-1 Rules (3×3) – cat. 71 kg. – Monsef M’Hamsi (ASD Ego Fight Club) (MAR) vs. Samuele Ajazi (Black Eagle Gym) – (ITA/ALB);
- Match K-1 Rules (3×3) – 70kg.- Mouhamed ”Mamba” Niang (Xxl Combat Team/Francis Boxing Team) (SEN) – Sheriff “Boogeyman” Konteh (Team Oneshot 2561) (GM);
- Match K-1 Rules (3×3) – cat. 72 kg. – Taha “Badbews” El Makarem (Team Warriors) (ITA/EG) vs. Gianluca “Liz” Pozzoli (Sanpayak Gym Cangelosi) (ITA);
- Match K-1 Rules (3×3) – cat. 65 kg. – Lorenzo “Clark Kent” Malinverno (Kick and Punch Milano) (ITA) vs. Anouar “Casawi Power” Chakir (Team Warriors Milano) (MAR);
- Match K-1 Rules (3×3) – cat. 66 kg. – Daniele “BamBam” Iodice (Second Out Napoli) (ITA) – Yahya Saidi (Travagliato Fighters) (MAR/ITA);
- Match K-1 Rules (3×3) – cat. 81 kg. – Roberto Sacco (Fighting Spirit Giussano) (ITA) vs. Nicholas “The Italian Diamond” Vasta (Il Cerchio dei Guerrieri) (ITA);
- Match K-1 Rules (3×3) – cat. 71 kg. – Mohamed El Hariri (Team Fury) (MAR) vs. Gianluca Franzosi (OneGym Bologna) (ITA);
- Match Muay Thai (3 rounds x 3 minuti ciascuno) – cat. 60 kg. – Timoteo Gregoris (Massar Gym) (SVI) vs. Giordano “The Tiger” Stella (Team Colonnese) (ITA).
START SHOW MAIN CARD (20:30)
- Match K-1 Rules (3×3) – cat. 74 kg. – Ahmed “Amed West” Rajifi (Team West) (ITA/MAR) vs. Victor “Brat” Apostol (Team Tsunami Petrosyan) (MD);
- Match K-1 Rules (3×3) – cat. 85 kg. – Lucian Genunchi (Team Maximus) (MD) vs. Massimo Rigamonti (Iron Team) (ITA);
- Match di Boxe – 4 rounds – “Middleweight” Division – Nicola Knezevic (SRB) vs. Morgan Moricca (Fitsquare Boxing Team/Team Sosa) (ITA);
- Match K-1 Rules (3×3) – cat. 77 kg. – Andrea “The Hammer” Rigamonti (Franciacorta Fight & Fitness) (ITA) vs. Andrea Festa (Team Tsunami Petrosyan) (ITA);
- Match K-1 Rules (3×3) – cat. 61 kg. – Wilson Costa (KO Team) (POR) vs. Fabrizio “Pongo” Ruggiero (Team Tsunami Petrosyan) (ITA);
- Match K-1 Rules (3×3) – cat. 62 kg. – Diogo “Doctor” Silva (KO Team) (POR) vs. Eddy “The Golden Boy” Vinotti (Team Tsunami Petrosyan) (ITA);
- Match K-1 Rules (3×3) – cat. 71 kg. – Aimane Farjaoui (Action Team Italia) (ITA/MAR) vs. Samo Petje (Nak Muay Ivančna Gorica) (SLO);
- “The Last Fight” / Match K-1 Rules (3×3) – cat. 70 kg. – Josè Sousa (Team Norte Forte) (POR) vs. Giorgio “The Doctor” Petrosyan (Team Tsunami Petrosyan) (ITA/ARM).