Di cosa si vanta la destra?
Patrimoniale e salario minimo: ecco il programma del riformismo di sinistra, la destra è solo status quo
Dobbiamo dire che viviamo in un paese che considera il profitto l’unico scopo della “nazione” e l’essere umano una variabile del profitto? Se è così perché vi stupite se Maurizio Landini chiama alla rivolta sociale? È il minimo che si possa fare.
Politica - di Piero Sansonetti
Si può criticare in tanti modi la sinistra italiana, ma accusarla di non avere un programma a me sembra un puro atto di propaganda politica. La destra cosa propone, di cosa si vanta? Di aver blindato lo status quo e di durare a Palazzo Chigi. Blindare lo status quo, per un paese in crisi, a me non sembra una grande idea. La durata di un governo non è una dote, se slegata da azioni politiche che migliorano il paese. Il record di durata, nell’Europa occidentale, nel dopoguerra, spetta a Francisco Franco…
La sinistra non ha ancora definito un programma elettorale. Dovrà farlo. Ma ha messo sul tavolo della discussione politica due proposte molto chiare: il salario minimo a nove euro l’ora e una tassa sui grandi patrimoni. L’idea, evidente e dichiarata, è di varare due provvedimenti che possono cambiare gli assetti sociali. Migliorando la situazione dei lavoratori più poveri (anche se di poco) e scalfendo appena i patrimoni più grandi, ma ottenendo in questo modo i soldi necessari per finanziare la scuola e la sanità. Si può dire che sono proposte poco radicali ma certo non si può accusare il Pd di deriva estremista.
Patrimoniale e salario minimo sono semplicemente vero riformismo. Bisognerà decidersi a restituire a questa parola il senso che aveva fino a qualche anno fa. Riformismo fu la conquista dello Statuto dei lavoratori, merito soprattutto del Psi di Nenni e Boldrini. Riformismo fu la conquista del divorzio, merito dei radicali di Pannella. Riformismo fu la riforma sanitaria, e poi l’equo canone e il punto unico di scala mobile, merito soprattutto di Berlinguer e di Lama e di Zaccagnini. Oggi il riformismo non può che porsi un obiettivo: accorciare le distanze tra poveri e ricchi, limitare le diseguaglianze sociali in aumento, aumentare il potere di acquisto dei salari, che – in Italia – sono gli unici d’Europa ad avere perso valore in questi anni.
Guardavo le tabelle coi salari minimi in gran parte dei paesi europei. Quasi tutti intorno – anzi, sopra – ai 2000 euro. Qui da noi la destra si è opposta a un salario minimo attorno ai 1300 o 1400 euro per un lavoro a tempo pieno. Perché non si può fare? Perché costerebbe troppo allo Stato? No, allo stato non costerebbe nulla. Ci sarebbe solo un lievissimo aumento del costo del lavoro a carico delle imprese. È illegittimo? Cioè dobbiamo dire che viviamo in un paese che considera il profitto l’unico scopo della “nazione” (come dice sempre Meloni) e l’essere umano (e il lavoratore) una variabile del profitto? Se è così perché vi stupite se Maurizio Landini chiama alla rivolta sociale? È il minimo che si possa fare.