L'editoriale su Haaretz

In Israele la sinistra non esiste

Levy su Haaretz: Man mano che la destra diventava più estrema, la sinistra si è spostata al centro e con uno spirito conservatore: rigido, esitante, ingannevole e codardo.

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

18 Novembre 2025 alle 13:30

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AP Photo/Ohad Zwigenberg
AP Photo/Ohad Zwigenberg

In Italia lo bollerebbero come portatore di una “vocazione minoritaria”. Questo perché, guardando a Israele, Gideon Levy declina una amara verità: quando la sinistra copia la destra, non solo sancisce la sua sconfitta ma certifica anche la sua inutilità. Con l’attuale sinistra israeliana, chi ha bisogno della destra? È il titolo che sorregge un’analisi puntuale, chirurgica.

Scrive Levy su Haaretz: “In Israele, la sinistra ha uno spirito conservatore: rigido, esitante, ingannevole e codardo. La destra invece è il movimento rivoluzionario, senza freni, un movimento che dice esattamente quello che pensa. Di solito, la radicalizzazione della destra fa radicalizzare la sinistra. Ma in Israele è successo il contrario. Man mano che la destra diventava più estrema, la sinistra si è spostata al centro. Ha nascosto le sue posizioni nella nebbia, ha seguito la destra, ha cercato di imitarla e ha finito per ottenere il peggio di tutti i mondi. Quando Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti, la reazione della sinistra non si è fatta attendere. Il blocco liberale si è radicalizzato ed è diventato più progressista. Ma quando il kahanismo è salito al potere in Israele, non solo la sinistra non si è radicalizzata, ma ha cercato di avvicinarsi alle posizioni del governo. Quando il governo Netanyahu ha presentato un disegno di legge che rifiutava la creazione di uno Stato palestinese, l’altro blocco lo ha ampiamente sostenuto. Quando la Knesset ha votato l’istituzione della pena di morte per i terroristi – uno dei disegni di legge più razzisti e fascisti mai presentati qui – il blocco opposto ha saltato il voto. La risposta allo spirito kahanista è stata debole”.

Prima che politica ed elettorale, quella consumata in questi anni dalla sinistra è una bancarotta culturale. Annota Levy: “Il kahanismo che, come ha giustamente scritto Ravit Hecht su Haaretz in ebraico venerdì, è diventato il più grande movimento popolare in Israele dal 7 ottobre 2023 – sta giocando contro una porta vuota. Invece di rispondere rafforzando le proprie posizioni, la sinistra ha reagito rendendole più vaghe. La sinistra conservatrice si è bloccata. Non esistono più posizioni di estrema destra illegittime. E non esistono più posizioni di sinistra legittime. Ogni mormorio semi-sinistrorso è tradimento. Basta ascoltare le stazioni televisive. Non si sentono voci sovversive. Questa situazione è stata creata congiuntamente dalla sinistra e dai media. Proponete qualsiasi crimine di guerra, dalla pulizia etnica allo sterminio, e sarà considerato legittimo. Proponete qualcosa di morale, democratico, umano o conforme al diritto internazionale, e sarete messi a tacere. La sinistra e il centro, che avrebbero dovuto radicalizzarsi come hanno fatto in America, invece balbettano per la paura. La destra è favorevole al genocidio e al trasferimento della popolazione. Ma cosa propone la sinistra? 
Le atrocità commesse da Hamas nel sud di Israele e la guerra nella Striscia di Gaza hanno dato slancio a ogni folle capriccio fascista: colonizzare Gaza, espellere i palestinesi in Sudan, giustiziarli, torturarli, picchiarli, seminare distruzione. Ci si sarebbe potuto aspettare che la sinistra offrisse controproposte. Ma non in Israele. Il silenzio ha regnato di fronte a tutto ciò che ha fatto la destra”.

Ed ancora: “Per due anni non è stato chiaro se il blocco non di destra fosse a favore o contro la guerra, se riconoscesse che a Gaza era stato commesso un genocidio o pensasse che si trattasse di autodifesa, se avesse una soluzione al problema di Gaza e, in tal caso, quale fosse. È favorevole a dialogare con Hamas? A portare una forza multinazionale a Gaza? Liberare Marwan Barghouti? Garantire condizioni umane ai prigionieri e agli ostaggi palestinesi? Rimanere a Gaza? Ritirarsi da Gaza? Mantenere le truppe in una zona perimetrale all’interno di Gaza? Non ha detto assolutamente nulla. C’era un grande silenzio sul volto del profondo. Il suo messaggio era ‘Netanyahu vai a casa’ e nient’altro”.

E qui l’affondo si fa possente: “Con una sinistra come questa – riflette Levy – non c’è bisogno di una destra. Né davvero importante che la sinistra vinca. E con una sinistra come questa, le possibilità che vinca sono comunque scarse, perché chi ne ha bisogno? 
Nel momento in cui il kahanismo ha preso il sopravvento nel dibattito pubblico, è diventato necessario offrire un dibattito alternativo, incentrato su proposte non meno radicali di quelle della destra. La sinistra avrebbe dovuto coltivare il proprio kahanismo ideologico: idee chiare e precise, senza i crimini commessi dall’originale. Una guerra come quella appena conclusa avrebbe dovuto produrre un dibattito che toccasse le grandi questioni piuttosto che concentrarsi su banalità. Avrebbe dovuto produrre un blocco che dicesse: ‘Abbiamo provato la via della destra e ci ha portato sull’orlo dell’abisso’. ‘Ecco l’alternativa: lasciare Gaza immediatamente. Aiutare a ricostruirla. Fermare i pogrom in Cisgiordania, garantire ai suoi residenti la libertà di movimento e permettere loro di lavorare in Israele. Aprire anche Gaza. Proponiamo un piano per porre fine all’occupazione e parleremo con chiunque sia disposto a dialogare, a cominciare da Barghouti. Proponiamo una strada diversa dal kahanismo e lotteremo per essa’. Ma la ri-legittimazione delle posizioni morali e la proposta di una vera alternativa avverranno apparentemente solo quando arriverà il Messia. E senza dubbio anche lui sarà di destra”, conclude Levy. Parla di Israele, Gideon Levy. Ma le sue considerazioni, a ben leggere, hanno molto a che dire al dibattito aperto nel centrosinistra del fu Belpaese.

18 Novembre 2025

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