La rubrica Sottosopra

Russofobia: i censori sono sempre stupidi, il caso D’Orsi e la malattia infantile dell’Unione Europea

Nell’era della post-verità le cause dei fenomeni sono cancellate, per cui gli avvenimenti vengono descritti solo come piace ai poteri dominanti. I fatti dicono altro

Esteri - di Mario Capanna

16 Novembre 2025 alle 08:00

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Foto Giulio Lapone/LaPresse
Foto Giulio Lapone/LaPresse

Le guerre iniziano quando i politici mentono ai giornalisti, per poi credere a ciò che leggno sui giornali.
(K. Kraus)

Lo storico Angelo D’Orsi, stimato studioso, avrebbe dovuto tenere, al Polo del ‘900 a Torino il 12 novembre, una conferenza sul tema “Russofobia, russofilia, verità”. Annullata: grazie al fuoco di sbarramento da parte di Pina Picierno (Pd e vicepresidente del Parlamento europeo), di Carlo Calenda di “Azione” e del sindaco della città Stefano Lo Russo (Pd). Il grave episodio dimostra che i censori sono sempre stupidi, dato che finiscono per rendere più appetibile la cosa censurata. D’Orsi, infatti, dopo l’incredibile ostracismo, è stato invitato a parlare a destra e a manca in Italia. È stato, da noi, l’ultimo episodio dopo quelli che hanno colpito artisti russi. L’italica russofobia è particolarmente diffusa.

Ha contagiato persino il presidente della Repubblica. Parlando, nel febbraio scorso, all’Università di Marsiglia, Mattarella, in riferimento agli anni ’30 del Novecento, ha detto testualmente: “Anziché cooperare, a prevalere fu il criterio della dominazione. E furono guerre di conquista. Fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa. L’odierna aggressione russa all’Ucraina è di questa natura” (corsivo mio). Mosca reagì duramente, stigmatizzando “invenzioni così blasfeme” e ricordando l’eroica resistenza russa all’invasione hitleriana. Con l’aggiunta: “Questo viene detto da una persona che non può non sapere quanti soldati italiani hanno ucciso i nostri nonni e bisnonni sul nostro territorio sotto bandiere e slogan nazisti durante la seconda guerra mondiale”. Apriti cielo! Anziché chiedersi se Mattarella non avesse, come minimo, (evidentemente) esagerato, tutta la casta politica si schierò a sua difesa, a partire da Meloni e Schlein, con parole sovrapponibili (“cos’è la destra, cos’è la sinistra?”, cantava Giorgio Gaber…).

La russofobia ha radici antiche, risalgono addirittura a mille anni fa. Prende a volare, nell’Occidente, a partire dal 1054, con il cosiddetto Scisma d’Oriente, la separazione della Chiesa ortodossa da quella cattolica. Alla base ci furono curiose “ragioni” teologiche, che coprivano in realtà corposi interessi di dominio dell’Ovest sull’Est. Arriviamo così ai nostri giorni, con la guerra Russia-Ucraina-Usa-Nato. E ci raccontiamo la favola secondo cui Mosca, attaccando Kiev, sarebbe proiettata a ricostituire l’ “impero” russo. Nell’era della post-verità le cause dei fenomeni sono cancellate, per cui gli avvenimenti vengono descritti solo come piace ai poteri dominanti. I fatti dicono altro: prima del colpo di Stato di Piazza Maidan a Kiev nel 2014, che determinò la cacciata del presidente (filorusso) Janukovyc, Mosca era tranquilla, si limitava a negoziare con gli ucraini un semplice contratto di rilocazione, fino al 2042, della base navale di Sebastopoli.

Dopo che la Nato si era espansa a Est (calpestando le promesse fatte a Gorbaciov), dopo che anche l’Ucraina era in procinto di entrarci, è a cavallo del colpo di Stato (propiziato dalla Cia americana) che la Russia annette la Crimea. E solo dopo che Kiev, stracciando gli accordi di Minsk, si mette a bombardare le popolazioni russofile del Donbass, provocando migliaia di vittime, la Russia invade l’Ucraina. Fermo restando che l’invasione è inaccettabile (non soffro la malattia del putinismo…). Ecco perché è giusto dire che la guerra inizia nel 2014 e non nel 2022. Ma: ci sarebbe stata quella guerra, senza “l’abbaiare della Nato alle porte di Mosca”, per usare l’espressione di Papa Francesco? E si vede ora come è destinata a finire: con l’Ucraina – e l’Occidente – militarmente perdente e sfiancata dalla corruzione. Va dato merito a Trump (guardate cosa mi tocca dire) di averlo capito per primo e perciò intenzionato, avendo senso degli affari, a porre fine all’imbecillità di Biden. Così è l’Europa a rimanere con il cerino in mano. E, anziché spegnerlo, si estenua nel fornire armi e soldi a Kiev (tecnicamente l’Ucraina è uno Stato fallito) e continua ciecamente a surfare sull’onda alta della russofobia. I “volenterosi” sono rimasti i soli a voler continuare la guerra, nell’illusorio tentativo di fiaccare Mosca tramite vittime ucraine.

Quando i vari Rutte, Ursula von Der… Nichts, Merz, Starmer ecc. straparlano che la Russia, dopo l’Ucraina, porterebbe la guerra in Europa, prendono per fessi noi e i russi. Perché essi dovrebbero attaccare un Paese Nato, sapendo che scatenerebbero la risposta di tutti i Paesi dell’Alleanza atlantica? Perché dovrebbero farlo, avendo il territorio più vasto del pianeta, una popolazione consistente e grandi risorse energetiche? La stupidità di Bruxelles serve a giustificare l’insensato, e pericolosissimo, riarmo europeo, inviso alla maggioranza dei cittadini, questa è la realtà. (Per inciso: non si sta riflettendo abbastanza sul rischio costituito dal poderoso riarmo della Germania – dove i sondaggi danno la nazisteggiante Afd come primo partito – e da quello del Giappone: c’è da sperare che non si ricostituisca l’Asse Roma-Berlino- Tokyo…).

Viene da chiedersi: quale obnubilazione rende cieche le élites comunitarie, incapaci di capire quanto sarebbe fruttuoso un rapporto di buon vicinato tra Europa e Russia, con scambi commerciali e culturali reciprocamente vantaggiosi fra due civiltà ricche di tradizioni? La Russia non è avversa all’Europa in quanto tale, e la prova è data dal fatto che non ha obiezioni all’ingresso dell’Ucraina nella Ue, avendo rinunciato di aderire alla Nato. La russofobia è davvero la malattia infantile dell’Europa. La cura per la guarigione può venire solo dai popoli europei, dai loro intellettuali non addomesticati e dai giovani.

16 Novembre 2025

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