La viplenza dei coloni in Cisgiordania
Cisgiordania in fiamme, la violenza sistematica dei coloni spalleggiati da polizia ed esercito: per loro è impunità
Un editoriale di Haaretz denuncia la sistematica violenza dei coloni spalleggiati dalla polizia e dall’esercito in Cisgiordania. Dal 7ottobre uccisi più di mille palestinesi, dei quali 221 bambini. A freddo. E poi centinaia di aggressioni. Punito qualcuno dei responsabili? Nessuno
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
La narrazione accomodante parla di loro come di una sparuta, anche se esagitata, minoranza. Una narrazione, che trova tanti aedi in Italia, che viene smontata da Haaretz, il più autorevole quotidiano politico indipendente israeliano. Lo fa in un editoriale dal titolo: “I violenti coloni ebrei israeliani non sono né una minoranza né una manciata di persone”.
Scrive Haaretz: “Se in realtà sono solo una minoranza, poche decine di coloni ebrei che distruggono uliveti, feriscono i raccoglitori, incendiano case, auto e moschee e cacciano le comunità dalle loro case, il risultato è impressionante: più di due attacchi al giorno in media, secondo i calcoli dell’esercito; più di otto al giorno in ottobre; più di quattro al giorno nel periodo dal 4 al 10 novembre, secondo un’analisi accurata dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, e circa 15 al giorno secondo i dati raccolti dal Dipartimento per gli affari negoziali dell’Olp. L’elenco di quest’ultimo, a differenza di quello dell’agenzia delle Nazioni Unite, non include solo gli attacchi che hanno causato vittime, furti di olive e potatura di rami. Dopotutto, per i palestinesi anche una marcia minacciosa di pochi israeliani armati e mascherati con una mandria di mucche e un fuoristrada in una sorgente, un boschetto o un accampamento di tende palestinesi, o intorno alle case alla periferia di una comunità, è un assalto terrificante. Il suo scopo, come quello degli attacchi sanguinosi, è quello di allontanare le persone dalla loro terra per il prossimo orgoglioso avamposto ebraico”.
Fatti episodici? Tutt’altro. Rimarca l’editoriale: “Dire che si tratta di casi anomali e marginali è una bugia bella e buona: secondo l’organizzazione Kerem Navot, una manciata di teppisti non sarebbe stata in grado di cacciare quasi 60 comunità palestinesi dal 2022, 44 delle quali dall’ottobre 2023, secondo B’Tselem. Secondo uno studio di Kerem Navot e Peace Now, pochi rivoltosi non sarebbero stati in grado di prendere il controllo, da soli, di circa 200.000 acri di terra in Cisgiordania entro la fine del 2024. Dopotutto, ci sono organizzazioni che hanno comprato mandrie di mucche e pecore e le hanno distribuite alle giovani coppie che sono salite sulla montagna per stabilirsi. Ci sono istituzioni che forniscono le strutture e la sicurezza. C’è un governo che fornisce ATV e droni, una forza di polizia che ripetutamente non riesce a localizzare i sospetti e un esercito che arma i residenti degli avamposti e li protegge anche durante le loro incursioni nel villaggio vicino. Se improvvisamente si parla di poche mele marce, è perché alcuni canali televisivi hanno rotto il silenzio e hanno trasmesso un piccolo campione dei video di violenza ebraica che circolano liberamente sui social media. Lo shock del momento, quindi, è un autoinganno”.
La realtà è molto più grave. Drammatica. Diffusa. La disvela Haaretz: “Si tratta di un processo di violenza organizzata e calcolata iniziato nella seconda metà degli anni ‘90 e intensificatosi negli anni 2000. Sono stati creati spesso avamposti di insediamento, generando cicli di violenza contro i palestinesi. Per evitare ‘attriti’, l’esercito ha impedito e impedisce ai proprietari legittimi e ai coltivatori della terra di raggiungerla. Gli avamposti si sono espansi. Alcuni di essi sono già quartieri di insediamenti esistenti che invitano le masse israeliane ad acquistare case unifamiliari ‘boutique’ al loro interno. E il processo continua instancabilmente, con una traiettoria ascendente che ha raggiunto il picco sotto l’attuale governo. La presunta manciata di persone ha successo perché la sua violenza serve alla politica ufficiale. Solo se l’opinione pubblica israeliana la rinnegherà, la ‘manciata’ di rivoltosi potrà essere fermata”. Così Haaretz.
Dal 7 ottobre 2023 al 13 novembre 2025, le forze di sicurezza e i coloni israeliani hanno ucciso almeno 1.017 palestinesi nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est ed in ottobre sono stati registrati più attacchi da parte dei coloni che in qualsiasi altro mese dal 2006, con oltre 260 attacchi, ha affermato ieri a Ginevra il portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Thameen Al-Kheetan. Tra gli oltre mille palestinesi uccisi, figurano 221 bambini, ha precisato il portavoce. “Nello stesso periodo, 59 israeliani sono stati uccisi in attacchi palestinesi o presunti attacchi o scontri armati”, ha aggiunto.
“Le immagini di folle di coloni israeliani che questa settimana hanno compiuto attacchi incendiari nella Cisgiordania occupata sono abominevoli e riflettono un quadro più ampio di crescente violenza contro i palestinesi”, ha detto Thameen Al-Kheetan nel corso di un briefing per la stampa. “Gli attacchi contro i palestinesi e le loro proprietà devono cessare e i responsabili devono essere chiamati a risponderne”, ha aggiunto ribadendo che Israele deve porre fine alla sua presenza illegale nei territori palestinesi occupati. Il portavoce ha osservato che tali attacchi si verificano “mentre le autorità israeliane hanno intensificato le demolizioni di case, il sequestro di proprietà, gli arresti e le restrizioni di movimento”, mentre prosegue la costruzione di insediamenti lo sfollamento forzato e il trasferimento di migliaia di palestinesi da parte di coloni e militari israeliani.
Dall’Onu alla Ue
«La costruzione degli insediamenti, inclusa l’approvazione del piano di insediamento E1, la violenza dei coloni, le demolizioni, i trasferimenti forzati, gli sfratti e le confische di case palestinesi devono cessare. Chiediamo a Israele di adottare misure concrete per prevenire la violenza dei coloni contro i palestinesi e garantire che gli autori di crimini siano portanti davanti alla giustizia». Lo ha affermato nel briefing quotidiano con la stampa il portavoce dell’Ue per la Politica estera, Anouar El Anouni. «E in questa difficile situazione attuale, tutti gli sforzi dovrebbero essere effettivamente diretti a ridurre l’escalation delle tensioni», ha aggiunto.
Giovedì si è svolto il funerale di un bambino di 13 anni, Aysam Mualla, morto dopo settimane di ospedale a causa dei gas lacrimogeni sparati dalle Forze di difesa israeliane (Idf) mentre raccoglieva le olive con la sua famiglia a Beita, l’11 ottobre di quest’anno. Il giorno prima circa 70 coloni avevano attaccato i contadini nella stessa zona. Un bilancio di sangue che cresce di giorno in giorno. L’Autorità nazionale palestinese ha denunciato l’uccisione di due adolescenti in Cisgiordania da parte dell’esercito israeliano. L’Anp ha annunciato la morte di due ragazzi quindicenni uccisi – Bilal Ali Baa e Mohammad Mahmoud Abu Ayache – uccisi dal fuoco israeliano nei pressi di Hebron, nella Cisgiordania meridionale, dove l’esercito israeliano aveva precedentemente annunciato di aver “eliminato due terroristi”.
L’esercito israeliano ha dichiarato Burin, un villaggio nel nord della Cisgiordania, zona militare chiusa, poco prima dell’arrivo di centinaia di attivisti israeliani intenzionati ad aiutare i palestinesi nella raccolta delle olive. I media israeliani riferiscono che Idf e polizia hanno fermato 7 autobus degli attivisti di Peace Now diretti al villaggio. Nel periodo di raccolta si sono moltiplicati gli attacchi dei coloni israeliani ai palestinesi e l’Idf ha emesso diversi ordini di chiusura. «Vorrei che la polizia di Giudea e Samaria dimostrasse l’uno per cento della determinazione dimostrata qui contro i coloni estremisti che commettono quotidianamente crimini nazionalisti in tutti i territori», ha scritto su X il parlamentare democratico Gilad Kariv, che viaggiava con gli attivisti.
Secondo il monitoraggio condotto dal gruppo israeliano per i diritti umani Yesh Din, circa il 94% di tutti i fascicoli investigativi aperti dalla polizia israeliana sulla violenza dei coloni dal 2005 al 2024 si è concluso senza alcuna incriminazione. Dal 2005, solo il 3% dei circa 1.700 fascicoli investigativi aperti sulla violenza dei coloni ha portato a condanne totali o parziali. L’impunità si fa Stato. Lo “Stato dei coloni”.