Il caso del torturatore libico
Caso Almasri, Meloni e co. confessano: “Abbiamo fatto evadere un killer”
Se tu sai che la polizia ha catturato un assassino pericoloso, e che intende consegnarlo al tribunale dell’Aia, e invece usi il tuo potere per far uscire dal carcere questo assassino e mandarlo libero usando anche un volo di stato, è del tutto evidente che stai commettendo un reato
Politica - di Piero Sansonetti
Il governo ha confessato, con un comunicato seppure ufficioso ma non smentito, di avere favorito l’evasione dal carcere di Osama Almasri. La nota ufficiale, diffusa l’altra sera, spiega che il governo sapeva che Almasri era ricercato in quanto torturatore e assassino e che proprio per questa ragione decise di farlo uscire dal carcere di Torino, dove era stato rinchiuso dalla polizia in esecuzione di un mandato di cattura internazionale su richiesta della Corte penale internazionale, e poi decise di imbarcarlo su un aereo di Stato, di portarlo in Libia e di lasciarlo libero.
Il governo non lo ha consegnato alla polizia libica in esecuzione di un ordine di cattura della magistratura libica (e sarebbe stata comunque una azione molto discutibile). Quando il 21 gennaio Almasri è stato imbarcato sul Falcon dei servizi segreti italiani, Roma non aveva nessuna richiesta libica di estradizione. Quando è decollato da Torino l’aereo messo a disposizione dal ministro Piantedosi (su incarico di Giorgia Meloni: almeno, così lei ha dichiarato formalmente) per riaccompagnare Almasri nella sua Misurata, l’unica richiesta di arresto che aveva l’Italia era quella della Corte Internazionale dell’Aia che era stata però illegalmente respinta dal governo italiano.
Per questo parlo di “evasione”. Sia sulla base del diritto sia sulla base della logica formale. Se tu sai che la polizia ha catturato un assassino pericoloso, e che intende consegnarlo al tribunale dell’Aia, e invece usi il tuo potere (potere di firma del ministro Nordio) per far uscire dal carcere questo assassino e mandarlo libero usando anche un volo di stato, è francamente del tutto evidente che stai commettendo un reato, che peraltro, con la nota ufficiosa di giovedì sera, hai pienamente confessato. Su questa base sarà molto difficile per il Tribunale dei ministri non chiedere che Piantedosi, e Nordio vadano a giudizio. La posizione di Meloni è più complicata perché a suo carico non ci sono prove, c’è solo la sua confessione a scoppio ritardato. E per ora il tribunale non ha chiesto che sia giudicata.
Come si difende il governo? In vari modi. C’è la reazione dissennata e paradossale (che sfiora la comicità) del ministro Piantedosi, il quale addirittura ha detto: “Ora la sinistra dovrà chiedere scusa”. Incommentabile. Cioè io da mesi dico che l’evasione di Almasri è uno scandalo, ieri il governo ammette che lo ha fatto evadere sapendo che era un assassino, e tu – che sei implicato nell’evasione – invece di chiedere almeno scusa tu, dici che devo chiedere scusa io che avevo solo domandato: perché avete fatto evadere un assassino?
Lasciamo stare Piantedosi. Del resto, giustamente, Giorgia Meloni quando ha capito che erano finiti nei guai Piantedosi e Nordio è intervenuta personalmente. Perché ha capito che era meglio assumersi direttamente le responsabilità che lasciare a quei due il compito di fare dichiarazioni. Poi c’è la reazione di chi dice: “Ragion di Stato”. Palazzo Chigi temeva che Almasri potesse parlare, se consegnato all’Aja, e rivelare molti segreti sui rapporti oscuri tra l’Italia e la Libia. È probabile che sia così. ma a voi questa sembra una ragion di stato? Mah.
E ora il rischio che Almasri parli è scongiurato? Non ancora. Ma nelle carceri libiche non sono improbabili casi Pisciotta, o casi Sindona. Lì il caffè è buono, anche il caffè corretto.