Le audizioni

Manovra fatta a pezzi da Istat, Corte dei Conti e Bankitalia: il taglio Irpef premia i più ricchi, poco per le diseguaglianze

Economia - di Redazione

6 Novembre 2025 alle 13:42

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Manovra fatta a pezzi da Istat, Corte dei Conti e Bankitalia: il taglio Irpef premia i più ricchi, poco per le diseguaglianze

È la destra sociale di Giorgia Meloni, eppure anche l’ultima legge di bilancio firmata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, scremata dalla propaganda di Palazzo Chigi, lascia le briciole alle fasce più deboli.

A dirlo non è l’opposizione ma Istat, Corte dei Conti e Bankitalia nel corso dell’audizione di fronte alle commissioni Bilancio di Senato e Camera. È qui che è arrivato lo schiaffo più duro per l’esecutivo Meloni, che per settimane ha parlato di una manovra che “dà respiro alle famiglie” e che permetterà aumenti di salari e potere d’acquisto.

Il taglio dell’Irpef per le fasce più alte

Si parte dal taglio dell’Irpef, una delle misure più sbandierate dal governo. Un taglio che, spiega il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli nell’audizione in commissione Bilancio di Senato e Camera, “coinvolgerebbe poco più di 14 milioni di contribuenti, con un beneficio annuo pari in media a circa 230 euro”.

Le famiglie beneficiarie sarebbero circa 11 milioni (44% delle famiglie residenti) e il beneficio medio di circa 276 euro (in ogni famiglia ci può essere più di un contribuente). Tutto bene dunque? Non proprio. Chelli spiega infatti che “ordinando le famiglie in base al reddito disponibile equivalente e dividendole in cinque gruppi di uguale numerosità emerge come oltre l’85% delle risorse siano destinate alle famiglie dei quinti più ricchi della distribuzione del reddito: sono infatti interessate dalla misura oltre il 90% delle famiglie del quinto più ricco e oltre due terzi di quelle del penultimo quinto. Il guadagno medio va dai 102 euro per le famiglie del primo quinto ai 411 delle famiglie dell’ultimo. Per tutte le classi di reddito il beneficio comporta una variazione inferiore all’1% sul reddito familiare”.

La disuguaglianza nei redditi delle famiglie

Bocciatura evidente anche da parte della Banca d’Italia, che col vice capo Dipartimento Economia e Statistica Fabrizio Balassone sottolinea come complessivamente le misure della manovra a sostegno del reddito delle famiglie “non comportino variazioni significative della disuguaglianza nella distribuzione del reddito disponibile equivalente tra le famiglie”.

Anche Bankitalia, come l’Istat, punta il dito sul taglio dell’Irpef: la riduzione dell’aliquota prevista nella manovra per il secondo scaglione di reddito “favorisce i nuclei dei due quinti più alti della distribuzione, ma con una variazione percentualmente modesta del reddito disponibile. Gli effetti dei principali interventi in materia di assistenza sociale si concentrano invece sui primi due quinti delle famiglie e sono anch’essi modesti”, ha spiegato Balassone.

Effetti contenuti sui consumi

L’intervento di Mauro Orefice, presidente di coordinamento delle Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, smonta invece un altro capitolo della narrazione meloniana: quella sull’intervento delle di bilancio in favore dei consumi e dei salari. Secondo Orefice infatti l’intervento sui rinnovi contrattuali, e sulla detassazione di parti di retribuzione, è “di natura temporanea, limitando gli effetti nel 2026 per i rinnovi avvenuti nel 2025 e nel 2026” e dunque l’effetto “di impulso ai consumi potrebbe essere contenuto”.

“L’agevolazione dei rinnovi contrattuali – ha spiegato Orefice parlando di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato – confrontarsi con l’esigenza di non creare eccessivi trattamenti differenziati per quei lavoratori che potranno avvantaggiarsi fiscalmente del rinnovo contrattuale ottenuto nel biennio 2025- 2026 rispetto a quelli che non potranno, perché il loro rinnovo si verificato subito prima, o avverrà subito dopo, la finestra temporale considerata dalla norma in esame”. La natura temporanea dell’agevolazione, ha concluso Orefice, “implica che l’ammontare del rinnovo contrattuale, agevolato per un anno, tornerà a essere soggetto alla disciplina ordinaria (ovvero la progressività dell’Irpef) non appena la finestra temporale sarà terminata. Inoltre, anche per questa ragione, l’effetto che ne potrà derivare in termini di impulso ai consumi potrebbe essere contenuto”.

La difesa di Giorgetti

Travolto dalle critiche, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti prova una difesa d’ufficio della sua manovra. Il ministro difendere l’intervento sull’Irpef che, con la riduzione dell’aliquota dal 35 al 33%, “tutela i contribuenti con redditi medi, ed estendendo la platea di chi aveva beneficiato del cuneo fiscale coinvolge il 32% del totale dei contribuenti per un valore del beneficio medio atteso di 218 euro all’anno”, che arriva a toccare per la fascia più alta interessata i “440 euro”.

di: Redazione - 6 Novembre 2025

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