"Storica sferzata"
Zohran Mamdani è l’anti-Trump, il 34enne socialista è il nuovo sindaco di New York: il primo musulmano e nato in Africa
Figlio di una regista indiana e di un accademico ugandese, protagonista di una campagna elettorale vertiginosa. Il Presidente aveva minacciato di tagliare i fondi alla città in caso di vittoria
Esteri - di Redazione Web
Quella di Zohran Mamdani non è una vittoria storica soltanto perché è il primo musulmano, nato in Uganda da genitori indiana e africano, democratico e socialista, a diventare sindaco di New York. Quella di Mamdani è anche una vittoria contro il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ieri in un post sui social aveva personalizzato le elezioni e appoggiato l’ex democratico, candidatosi da indipendente dopo aver perso le primarie, Andrew Cuomo, già governatore dallo Stato di New York dal 2011 al 2021. “Sembra sempre impossibile finché non viene fatto. Amici miei, noi l’abbiamo fatto”, ha detto dopo la vittoria il neoeletto.
Mamdani fa parte dei Socialisti Democratica d’America, come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez. È nato a Kampala, in Uganda, nell’ottobre del 1991, figlio della regista indiana Mira Nair e dell’accademico ugandese Mahmood Mamdani. È arrivato negli USA nel 2000, è cresciuto tra Bronx e Astoria, si è laureato in studi africani e ha fondato un gruppo pro Palestina, ha ottenuto la cittadinanza nel 2018. Dal 2021 è deputato dello Stato di New York, era stato attaccato per non avere altra esperienza in politica. Ha scalato le gerarchie grazie a una campagna elettorale molto performante, innovativa, centrata sull’aumento vertiginoso e insostenibile del costo della vita a New York.
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Ha proposto di rendere gratuiti gli autobus, gli asili nido e le scuole per l’infanzia per i bambini fino ai cinque anni di età, di bloccare il prezzo degli affitti calmierati. Ha pensato a supermercati gestiti dal Comune, con prezzi più bassi. Ha spesso insistito anche su una sorta di Green New Deal a livello locale. È sposato con l’artista di origini siriane Rama Duwaij, incontrata tramite l’app Hinge. Ha vinto le primarie con il il sostegno dei Democratic Socialists of America (DSA) e di figure come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez.
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“Sarò il sindaco di ogni Newyorkese. Sia che abbiate votato per me, per il Governatore Cuomo, o vi siate sentiti troppo disillusi da un sistema politico a lungo rotto per votare affatto, io lotterò per una città che funzioni per voi, che sia accessibile per voi, che sia sicura per voi. Lavorerò per essere un sindaco di cui sarete orgogliosi”, ha detto nel suo discorso dopo la vittoria. “Non posso promettere che sarete sempre d’accordo con me, ma non mi nasconderò mai da voi. Se state soffrendo, cercherò di curare. Se vi sentite incompresi, mi sforzerò di capire. Le vostre preoccupazioni saranno sempre le mie. E metterò le vostre speranze davanti alle mie”.
Era il favorito nei sondaggi, come confermato anche dalle prime proiezioni. La sfida era con Cuomo, che si era dimesso da governatore per uno scandalo sessuale ma che era appoggiato sia da Trump che da Elon Musk e dall’ex sindaco Eric Adams. Lo stesso presidente aveva minacciato di ridurre i fondi federali destinati a New York qualora Mamdani avesse vinto. “Il fatto che Trump non era sulla scheda elettorale e lo shutdown sono stati i due motivi per cui i repubblicani hanno perso le elezioni stasera, secondo i sondaggisti”, ha detto Trump dopo la vittoria. Non era considerato in corsa il repubblicano Curtis Sliwa.
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Era dall’elezione di John Lindsay, nel 1969, che un candidato non otteneva più di un milione di voti. Mamdani ha vinto in tutti e cinque i distretti. “New York, stasera hai dato un mandato per il cambiamento”, ha detto nel suo discorso della vittoria promettendo di “svegliarsi ogni mattina con un unico obiettivo: rendere questa città migliore per voi rispetto al giorno prima. Il senso comune vi direbbe che sono ben lontano dall’essere il candidato perfetto. Sono giovane, nonostante i miei sforzi per invecchiare. Sono musulmano. Sono un socialista democratico. E, cosa più grave di tutte, mi rifiuto di scusarmi per tutto questo”.