Medio Oriente senza pace
Israele e la tregua con le bombe, l’IDF fa cento morti a Gaza con l’ok di Trump: all’Onu Albanese ancora nel mirino
Il segretario dell’Onu Guterres: “Dura condanna per l’uccisione di altri civili, compresi molti bambini”. E il nuovo dossier presentato all’Onu attira su Albanese altri insulti. Per l’ambasciatore israeliano è una “strega malvagia”
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Centoquattro morti. E la chiamano tregua. Sono 104 i morti, tra cui 46 bambini e 20 donne, nei raid aerei di Israele dell’altra notte scorsa sulla Striscia di Gaza. I feriti sono 253, tra cui 78 bambini e 84 donne. A fornire il bilancio aggiornato, ma ancora provvisorio è stata la Protezione civile di Gaza. Le operazioni di recupero e soccorso continuano e si teme che sotto le macerie vi siano altre vittime. «Almeno 101 morti sono stati portati in ospedale, tra cui 35 bambini, diverse donne e anziani», ha precisato Mahmoud Bassal, portavoce della Difesa Civile. Fonti di cinque ospedali in territorio palestinese, che hanno ricevuto le vittime, hanno confermato il bilancio.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres «condanna fermamente» gli attacchi israeliani su Gaza avvenuti martedì. Lo ha dichiarato il suo portavoce, Stephane Dujarric. «Il segretario generale condanna fermamente le morti causate ieri dagli attacchi aerei israeliani contro i civili a Gaza, compresi molti bambini. Condanna tutte le azioni che compromettono il cessate il fuoco e mettono in pericolo i civili», ha detto Dujarric ai giornalisti, invitando tutte le parti a rispettare i propri impegni ed evitare «qualsiasi azione che minacci i civili od ostacoli gli aiuti umanitari». Ma le armi non tacciono. Nel tardo pomeriggio, l’esercito israeliano (Idf) ha annunciato di aver colpito un deposito di armi nel Nord di Gaza, poche ore dopo aver annunciato il rinnovo del cessate il fuoco a seguito di un’ondata di attacchi notturni.
“Poco fa, le Idf hanno condotto un attacco mirato nell’area di Beit Lahia, nella parte settentrionale della Striscia di Gaza, prendendo di mira un sito di infrastrutture terroristiche dove erano immagazzinate armi e mezzi aerei, destinati a essere utilizzati per l’esecuzione di un imminente attacco terroristico contro i soldati delle Idf e lo Stato di Israele”, si legge nel comunicato dell’esercito. “Le truppe dell’Idf nel Comando meridionale restano schierate in base all’accordo di cessate il fuoco e continuano a rimuovere le minacce immediate” aggiunge l’esercito. Soprattutto la permanenza di Idf nella Striscia di Gaza mette a dura prova la possibilità che la tregua di Trump possa portare a una soluzione di lungo termine del conflitto. L’esercito israeliano continua a occupare il 53% di Gaza ed è presente sul territorio per ben oltre 500 metri dalla linea gialla, stabilita dal piano di Trump.
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha avvertito che i vertici di Hamas non beneficeranno di alcuna immunità, dopo i raid israeliani sulla Striscia di Gaza in risposta a un attacco che martedì aveva causato la morte di un soldato. “Non c’è e non ci sarà alcuna immunità per chiunque faccia parte della direzione dell’organizzazione terroristica Hamas – né per chi indossa il completo né per chi si nasconde nei tunnel”, ha dichiarato Katz in un comunicato, riferendosi anche ai leader politici del movimento presenti in Qatar. “Chiunque alzerà una mano contro i soldati delle Forze di Difesa israeliane vedrà la sua mano recisa”, ha aggiunto il ministro. “Ad oggi – racconta al Sir il parroco di Gaza, padre Gabriel Romanelli – non è ancora arrivato il permesso per la ricostruzione di Gaza -. È un’offesa terribile per tutta la popolazione, che vede avvicinarsi l’inverno senza neppure una ruspa per togliere le macerie dalle strade. Non ci sono materiali da costruzione: niente cemento, niente ferro, niente legno. Mancano perfino le tende. Centinaia di migliaia di persone ne avrebbero bisogno, ma non è stato autorizzato l’ingresso neppure di quelle, che restano bloccate al confine”. A Gaza, osserva, “non resta quasi nulla. La distruzione è enorme, soprattutto negli ultimi bombardamenti prima della tregua. Alcuni quartieri della città di Gaza, come Nasser, sono stati completamente rasi al suolo”.
Ma c’è chi non si “accontenta”. Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha lanciato un deciso avvertimento al primo ministro Benjamin Netanyahu dopo le nuove violazioni del cessate il fuoco da parte di Hamas, accusandolo di “debolezza” e minacciando la tenuta della coalizione di governo. “Ancora una volta Hamas uccide un soldato durante la tregua e il premier risponde con una ‘reazione misurata’, invece di riprendere la guerra totale e perseguire l’obiettivo principale: la distruzione di Hamas”, ha dichiarato Ben-Gvir, citato dal Times of Israel. Il leader dell’estrema destra ha ricordato a Netanyahu “l’impegno a raggiungere tutti gli obiettivi del conflitto”, e ha avvertito che, se il governo dovesse “accontentarsi di dichiarazioni di vittoria di facciata” senza eliminare il movimento islamista, “non avrebbe più diritto di esistere”. È la seconda volta in meno di 48 ore che Ben -Gvir lancia un simile ultimatum, condiviso anche dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.
Da Gaza all’Onu
Francesca Albanese, la relatrice speciale (indipendente) dell’Onu per la Palestina, ha attaccato gli Stati complici del “genocidio” israeliano a Gaza, chiedendo un nuovo multilateralismo che impedisca che si ripeta in futuro. Presentando alla terza commissione dell’Assemblea Generale un rapporto di 24 pagine in cui esamina il ruolo di 63 Stati nel “crimine collettivo” del “genocidio” nella Striscia, l’esperta dice che Israele ha lasciato Gaza “strangolata, affamata, distrutta”. E l’ambasciatore israeliano all’Onu Danny Danon per tutta risposta l’ha definita una “strega malvagia”. “Attraverso azioni illegali e omissioni deliberate, troppi Stati hanno danneggiato, fondato e protetto l’apartheid militarizzato di Israele, consentendo alla sua impresa coloniale di metastatizzare in genocidio, il crimine supremo contro il popolo della Palestina”, ha affermato Albanese dal Sudafrica.
Il rapporto analizza come l’ “atrocità trasmessa in diretta streaming” sia stata facilitata da Stati terzi, concentrandosi su come gli Usa abbiano fornito “copertura diplomatica” per Israele. “Definire un cessate il fuoco un ‘piano di pace’ mentre si permette che l’occupazione e le uccisioni continuino non è diplomazia”, ha affermato Albanese, esortando i Paesi membri dell’Onu a porre fine in modo definitivo ai combattimenti a Gaza e a ottenere il ritiro completo di Israele dai territori palestinesi. Per l’ambasciatore Maurizio Massari, rappresentante permanente all’Onu, “Il rapporto presentato dalla relatrice speciale Francesca Albanese è totalmente privo di credibilità e imparzialità. Come Italia, non ne siamo sorpresi.”. L’Italia è tra i 63 Stati accusati nel rapporto di Albanese di «essere complici del genocidio a Gaza»