Il messaggio del cardinale americano
Il cardinale americano Cupich contro Trump: “Fratelli immigrati, la Chiesa è con voi”
Il cardinale Cupich, da sempre considerato un prelato aperto e attento, è inviso per altri motivi. Ha criticato la stretta del presidente Trump contro gli immigrati.
Cronaca - di Fabrizio Mastrofini
«Miei cari fratelli e sorelle, oggi vi parlo come vostro pastore, ma anche come compagno di viaggio che condivide il dolore di molte delle nostre comunità di immigrati. Le famiglie vengono separate. I bambini sono lasciati nella paura e le comunità sono sconvolte dalle retate e dalle detenzioni degli immigrati. Queste azioni feriscono l’anima della nostra città. Vorrei essere chiaro. La Chiesa è dalla parte dei migranti». Parola di Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, in un messaggio che l’arcidiocesi americana ha condiviso sui social. L’arcivescovo fa a pezzi le politiche disumane adottate da Trump contro gli immigrati. E lo fa con parole commoventi, ma affilate come pietre. «Siamo dalla parte della madre che attraversa i confini per sfamare i propri figli. Siamo dalla parte del padre che lavora in silenzio per costruire un futuro migliore. Siamo dalla parte dei giovani che sognano sicurezza e un futuro migliore. Le nostre parrocchie e le nostre scuole non respingeranno coloro che cercano conforto e non resteremo in silenzio quando la dignità viene negata nell’applicazione della legge. È essenziale rispettare la dignità di ogni essere umano».
Non solo. «Ora – aggiunge Cupich – voglio dire qualcosa direttamente a quegli immigrati senza documenti. La maggior parte di voi è qui da anni. Avete lavorato duramente. Avete cresciuto delle famiglie. Avete contribuito a questa nazione. Vi siete guadagnati il nostro rispetto. Come arcivescovo di Chicago, insisterò affinché siate trattati con dignità. Gli americani non dovrebbero dimenticare che tutti noi proveniamo da famiglie di immigrati. Voi siete nostri fratelli e sorelle. Siamo al vostro fianco». Vale la pena dire a questo punto che Cupich è uomo molto vicino al Papa, che lo ha ricevuto in udienza di recente e nominato nella Commissione pontificia della Città del Vaticano. Un riconoscimento che è anche una risposta forte ai reazionari cattolici d’America, che di recente avevano crocifisso Cupich perché voleva premiare un senatore democratico, dunque abortista per definizione, sul tema dei diritti umani, invocando una censura papale. Il Papa invece la scorsa settimana lo nomina nel comitato di gestione della Pontificia Commissione per lo Stato del Vaticano. E il quotidiano della Santa Sede, l’Osservatore Romano, pubblica una riflessione del cardinale sull’esortazione apostolica Dilexi Te, del Papa, sui poveri. Parliamo del cardinale Blaise Cupich, arcivescovo di Chicago. Da quando papa Leone XIV è stato eletto, tutto quel che accade nella sua città natale e diocesi di origine, assume un significato speciale.
Nel suo commento al documento papale, il cardinale lega in modo particolare la riforma liturgica avviata dal Concilio Vaticano II al tema dei poveri: la liturgia, in sostanza, deve essere lo specchio di un’azione della Chiesa attenta a fare in modo che Dio sia vicino alle persone povere, umili, semplici. E ciò può accadere nella liturgia. “La riforma liturgica era tesa a permettere che l’azione di Dio per noi nella liturgia, specialmente nell’Eucaristia, risplendesse in modo più chiaro. Il rinnovamento del nostro culto fu perseguito in linea con il desiderio dei padri conciliari di presentare al mondo una Chiesa non definita dagli orpelli del mondo, bensì caratterizzata da sobrietà e semplicità, consentendole di parlare alla gente di questo tempo in un modo che assomigliasse molto di più al Signore e permettendole di dedicarsi in modo nuovo alla missione di proclamare la buona novella ai poveri”. Per il mondo conservatore cattolico questo commento è un vero e proprio schiaffo. Loro infatti premono da mesi su papa Leone XIV affinchè si ritorni alla messa in latino e si cancellino le restrizioni volute da papa Francesco. C’è da dire che la questione è male impostata nella pubblicistica: la messa in latino c’è sempre stata, visto che il latino è la lingua ufficiale della Chiesa. I conservatori cattolici non dicono che la loro battaglia di retroguardia è per ritornare alla messa in latino di prima del Vaticano II, cioè la messa secondo i riti stabiliti dal Concilio di Trento di 500 anni fa. Più che retroguardia.
Ma il cardinale Cupich, da sempre considerato un prelato aperto e attento, è inviso per altri motivi. Ha criticato la stretta del presidente Trump contro gli immigrati. Ha criticato la decisione di Trump di mettere sotto tutela l’amministrazione di Chicago inviando l’esercito per arrestare gli immigrati illegali. Decisione sconfessata nei giorni scorsi anche da un tribunale. Ma soprattutto pesa la vicenda di fine settembre con l’annuncio del premio per i diritti umani conferito dalla diocesi al senatore democratico Durbin, anche lui molto attivo nella critica all’amministrazione Trump sul tema dei diritti (immigrati e repressione) ma ha il torto di militare in un partito che sostiene il “diritto di scelta” delle donne e lui stesso è a favore dell’aborto, sebbene con molti distinguo. A nulla è servito a fine settembre un comunicato dell’arcidiocesi che ha provato a smorzare i toni, invitando a guardare all’impegno quarantennale del premiato sui diritti civili.
A inizio ottobre finalmente hanno esultato i conservatori cattolici via social, quando il senatore in seguito alle polemiche ha deciso di non accettare il premio alla carriera che doveva venire consegnato a novembre dal Centro per l’immigrazione dell’arcidiocesi di Chicago. Poi è arrivata l’esortazione apostolica Dilexi Te che chiarisce bene il senso profondo dell’impegno della Chiesa per i poveri, fin dall’inizio del cristianesimo. E il legame tra impegno per i poveri e rinnovamento liturgico – nel senso di liturgie che permettono a tutti di partecipare – è bene evidenziato dal cardinale Cupich nel suo testo sul quotidiano vaticano.
Scrive infatti che il documento del Concilio sulla liturgia, che introduce le lingue locali e una diversa modalità di celebrazione per far partecipare i fedeli, “era anche teso a permettere all’Eucaristia di essere, come ha affermato Papa san Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica “Mane nobiscum Domine”, nuovamente un «progetto di solidarietà per l’intera umanità», rendendo chi vi partecipa un «promotore di comunione, di pace, di solidarietà, in tutte le circostanze». Ha poi proseguito, il «nostro mondo […], [tormentato] con lo spettro del terrorismo e la tragedia della guerra, chiama più che mai i cristiani a vivere l’Eucaristia come una grande scuola di pace, dove si formano uomini e donne che, a vari livelli di responsabilità nella vita sociale, culturale, politica, si fanno tessitori di dialogo e di comunione».
Il Papa santo concluse in un modo che anticipa l’insegnamento di Papa Leone, osservando che «dall’amore vicendevole e, in particolare, dalla sollecitudine per chi è nel bisogno saremo riconosciuti come veri discepoli di Cristo». È questo il criterio in base al quale sarà “comprovata l’autenticità delle nostre celebrazioni eucaristiche”. Si evidenzia così uno stile specifico di papa Leone XIV: è al corrente delle polemiche, degli attacchi, e sa cosa si muove nel variegato mondo cattolico che dovrebbe governare. Solo che sceglie di rispondere a modo suo, con gesti di governo. E la nomina di Cupich nella commissione che gestisce lo Stato vaticano, ha il fragore di un tornado.