La fragile tregua in Medioriente
Gaza, la fragile tregua regge ma Trump torna a minacciare Hamas: “Obbedite o vi distruggo”
“Gli alleati in Medioriente sono pronti a entrare a Gaza: farete una fine violenta”, tuona il tycoon. Miliziani pronti a consegnare altri due ostaggi
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Un momento gli concede di essere la “polizia di Gaza”. In un altro usa il bastone. Il tycoon bifronte. Donald Trump ha ammonito Hamas a rispettare l’accordo di Sharm el Sheikh o la reazione sarà durissima.
«C’è ancora speranza che Hamas faccia ciò che è giusto. Se non lo fanno, la fine di Hamas sarà veloce, furiosa e brutale», ha scritto il presidente americano su Truth. «Numerosi dei nostri ora grandi alleati in Medio Oriente e nelle aree che circondano il Medio Oriente mi hanno esplicitamente e fortemente, con grande entusiasmo, informato che avrebbero accolto con favore l’opportunità, su mia richiesta, di andare a Gaza con una forza pesante e raddrizzare il nostro Hamas se continua a comportarsi male, in violazione dell’accordo», ha scritto ancora Trump. «Ho detto a questi Paesi, e a Israele, ‘Non ancora’! C’è ancora speranza che Hamas faccia ciò che è giusto. Se non lo fanno, la fine di Hamas sarà veloce, furiosa e brutale!», ha riferito. «Vorrei ringraziare tutti quei Paesi che hanno chiesto aiuto. Inoltre, vorrei ringraziare il grande e potente Paese dell’Indonesia, e il suo meraviglioso leader, per tutto l’aiuto che hanno mostrato e dato al Medio Oriente e agli Stati Uniti», ha concluso.
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Ma i problemi non vengono solo da Hamas. I funzionari Usa esprimono crescente preoccupazione che il premier Benjamin Netanyahu possa smantellare l’accordo su Gaza mediato dagli Stati Uniti. Lo riporta il New York Times (Nyt). Il giornale cita diversi funzionari dell’amministrazione Trump coperti dall’anonimato, secondo cui all’interno del governo c’è preoccupazione che Netanyahu possa abbandonare l’accordo. La strategia attuale, secondo le fonti, è che JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner cerchino di impedire a Netanyahu di riprendere un attacco totale contro Hamas. Israele e Hamas si sono accusati a vicenda di aver violato la tregua dopo ripetute esplosioni di violenza negli ultimi giorni, ma entrambe le parti hanno affermato di essere ancora impegnate a mantenere la tregua. Le stesse fonti hanno osservato che il punto più critico, ad oggi, rimane stabilire modalità e un calendario per la smilitarizzazione di Hamas.
Secondo un funzionario della Casa Bianca sentito dal Nyt, Trump è ancora fiducioso che i leader di Hamas siano disposti a proseguire i negoziati e che l’attacco di domenica scorsa alle Idf sia stato compiuto da un elemento marginale del gruppo. Sulla scia di quanto sostenuto da Trump, anche Vance ha affermato che «lo scenario migliore» tra Israele e Hamas sarebbe una serie di alti e bassi nei loro rapporti, dove «Hamas sparerà contro Israele e Israele dovrà rispondere». Il vicepresidente Usa, che oggi incontrerà a Gerusalemme Netanyahu, ha anche aggiunto che è difficile sapere «con precisione» quale sia la realtà sul terreno quando si ha a che fare con Hamas, poiché «l’organizzazione è composta da circa 40 cellule diverse». Di queste, «alcune rispetteranno il cessate il fuoco, ma, come abbiamo visto oggi (domenica), molte altre non lo faranno».
Hamas starebbe partecipando in modo riservato, e con il consenso implicito dei mediatori arabi, alla formazione del governo tecnico che sarà incaricato di amministrare la Striscia di Gaza nel periodo postbellico. Lo ha rivelato l’emittente pubblica israeliana Kan, citando fonti politiche e di sicurezza. Secondo le informazioni riportate, il gruppo palestinese avrebbe scelto circa la metà dei membri del nuovo esecutivo, designando figure considerate «vicine» o «simpatizzanti» dell’organizzazione, anche se non direttamente affiliate a essa. L’altra metà sarebbe stata selezionata dall’Autorità nazionale palestinese (Anp), «con la consapevolezza – e tacita accettazione – che Hamas ha avuto voce in capitolo sulla composizione del governo», scrive Kan. Le stesse fonti sostengono che i mediatori, in particolare l’Egitto, avrebbero presentato a Hamas la lista completa dei nomi proposti per rassicurare il movimento e ottenere il suo assenso. Un passo definito «drammatico» dall’emittente pubblica israeliana, poiché garantirebbe a Hamas una forma di influenza indiretta sulla Striscia anche dopo la fine del conflitto, «attraverso la porta di servizio».
Alla faccia dell’“annientamento” di Hamas, vagheggiato da Netanyahu. A proposito di annientamento: secondo un funzionario militare israeliano, che ha parlato a Nbc News, Hamas ha ancora a disposizione tra i 10mila e i 20mila commando. Giora Eiland, ex direttore del Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano ed ex capo del dipartimento di pianificazione delle Forze di difesa israeliane (Idf), ha affermato che Hamas ha perso circa 20mila combattenti in due anni di guerra. Ma il gruppo non avrà difficoltà a ricostituire il proprio personale, ha aggiunto Eiland, e i funzionari della sicurezza ritengono che Hamas abbia reclutato nuovi combattenti durante tutta la guerra.