La polemica tra il leader Cgil e la premier

Quel cortigiana di Landini a Meloni, vil razza dannata: le accuse di sessismo e il vittimismo della destra

Non facciamo le pulci al vittimismo identitario, alla cifra passiva aggressiva, se non decisamente violenta, alle accuse che il contesto prossimo a Giorgia Meloni e ai suoi assistenti al soglio memoriale di Colle Oppio hanno ampiamente riversato verso l’Altro da sé

Politica - di Fulvio Abbate

19 Ottobre 2025 alle 09:06

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Photo credits: Ufficio Imagoeconomica
Photo credits: Ufficio Imagoeconomica

Chi possiede occhi e forse anche orecchie per scorgere il vero, non farà certamente fatica nel ritenere politicamente plausibili, fuori da ogni moralismo occasionale, le considerazioni di Maurizio Landini, attuale segretario della Cgil, a proposito della postura di Giorgia Meloni in presenza (e forse perfino temporanea assenza) di Donald Trump.

Landini, storia ormai nota, ospite del format di Giovanni Floris, l’ha indicata infatti nelle vesti di una “cortigiana”; non sarà proprio un complimento, ma, sempre politicamente ragionando, risponde esattamente nella percezione di estrema subalternità che la non meno attuale presidente del Consiglio ha avuto modo di mostrare da quando l’incontenibile e decisamente irrituale Trump occupa, debordante, con picchi di tracotanza da grand guignol, la Casa Bianca. L’obiezione non meno linguistica di molti inquadra una possibile accezione “sessista” da associare alla categoria espressiva utilizzata da Landini. Così almeno prontamente da destra hanno voluto stigmatizzare le sue parole. Si tratta, va detto, della stessa destra che, sinceramente sempre ragionando, da quando risiede nel Palazzo non ha mai risparmiato alle opposizioni ogni genere di accuse per nulla, diciamo eufemisticamente così, leggere, lievi, rassicuranti.

Non si tratta adesso di fare le pulci al vittimismo identitario, alla cifra passiva aggressiva, se non decisamente violenta, alle accuse che il contesto prossimo a Giorgia Meloni e ai suoi palafrenieri, cavallerizzi maggiori, camerieri segreti, marchesi di baldacchino, assistenti al soglio memoriale di Colle Oppio hanno ampiamente riversato verso l’Altro da sé. Irrilevante perfino, visto l’attuale stato linguistico delle cose, supportato dal peso che l’onda sempre più anomala dei social, che Landini abbia precisato che la metafora utilizzata avesse appunto il peso di una valutazione politica, posturale appunto, ossia servisse a indicare un tratto di pervicace subalternità, nulla più e nulla di meno. Atteniamoci dunque all’accezione di “cortigiana” così come si configura nelle tavole dei dizionari, se non proprio del sentire comune.

La Treccani giunge dunque in soccorso attribuendone l’uso alla figura della “donna di corte”, accompagnando l’accezione con una citazione di Baldassarre Castiglione, umanista, letterato, diplomatico e militare italiano, al servizio dello Stato della Chiesa, del Marchesato di Mantova e del Ducato di Urbino (1478-1529): “Molto minor fatica mi saria formar una signora che meritasse esser regina del mondo, che una perfetta cortegiana”. Restando nel merito, forse, per uscire dalla strettoia moralistica, possono apparire utili le chiose di Corrado Formigli sempre riferite alle parole di Landini: “Ha dato l’interpretazione autentica, diciamo, ha detto una frase infelice, infatti me ne sono accorto subito gli ho detto: ‘ha detto una cosa che può essere malintesa’ e lui ha detto ‘intendevo il portaborse’. Non è questo tanto il punto, si è corretto subito. Avesse detto ‘io penso che sia prostituzione politica’ sarebbe stato molto grave, anche perché tu utilizzi un termine molto brutto”. Va da sé che l’attuale sentire linguistico delle destre temo possa trovare, in nome della “lesa maestà” ora e sempre del Palazzo infine espugnato dai post-fascisti, non meno irricevibile perfino la categoria del portaborse.

Sullo sfondo, brillano i meme che mostrano Giorgia Meloni accostata a Trump nelle foto ufficiali delle giornate trascorse, dove, in filigrana, e sarà forse agli occhi della presidente del Consiglio altrettanto inaccettabile che si possa aver notato il suo bisogno di evidenza mediatica accanto al promotore della futura Riviera di Gaza. O sarà forse inaccettabile perfino trovare una qualche carta del mercante in fiera attitudinale che serva a indicare autorevolezza anche laddove autorevolezza non c’è? Cosa avrebbe dovuto dire Landini che proprio da Giorgia Meloni nei giorni scorsi si è conquistato l’epiteto di “tossico”? Sia detto lontano da ogni benaltrismo. Torneranno forse utili le parole del laico Ennio Flaiano che ragionando sulla sostanza subculturale del portato iniziale di Meloni riferiva il vittimismo della destra a qualcosa che “conviene agli italiani perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità. Sempre pronto a indicare negli ‘altri’ le cause della sua impotenza o sconfitta”?

Fa specie che proprio da un mondo che ha fatto propria l’attitudine alla semplificazione addizionata del già menzionato vittimismo, creature che nel proprio prontuario semi-dialettico custodiscono concetti quali “mainstream”, “pensiero unico”, se non adusi a definire “zecche” ogni voce, se non proprio antagonistica, comunque critica, d’improvviso si veda sollevare il grande libro della purezza linguistica, forse neppure avendo memoria d’ogni ironia. Come si dice nel “Rigoletto” di Verdi: “Cortigiani, vil razza dannata…”

19 Ottobre 2025

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