Il caso della governatrice
No alla decadenza di Alessandra Todde, la Consulta respinge il ricorso contro la governatrice
Il Collegio di garanzia sardo ha abusato dei propri poteri. Vizi formali nella candidatura, scrivono i giudici, non giustificavano una simile scelta
Politica - di Paolo Comi
In Italia il diritto di elettorato passivo, nonostante tutto, è sempre un diritto politico fondamentale. I giudici, pertanto, non possono dichiarare decadute le amministrazioni democraticamente elette solo per dei vizi burocratici. È questo, in estrema sintesi, il contenuto della sentenza della Corte costituzionale che ieri ha confermato la piena regolarità della presidente della Regione Sardegna, la pentastellata Alessandra Todde.
Le cause di decadenza sono “rigorose, predeterminate e tassative, i limiti sono di stretta interpretazione”, si legge nel provvedimento della Consulta. Il Collegio regionale di garanzia, invece, di fronte ad alcune banali irregolarità commesse da Todde, come ad esempio una non corretta indicazione dei contributi elettorali, aveva provato ad allargare le fattispecie che portano alla decadenza, ma nessuna di esse è però prevista dalla legge come causa di decadenza. L’ordinanza/ingiunzione di decadenza era stata emessa dal Collegio regionale di garanzia il 20 dicembre scorso. Una decisione, scrive la Corte costituzionale, che esorbita dai propri poteri, così “cagionando una menomazione delle attribuzioni costituzionalmente garantite alla Regione”.
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“La mancata nomina di un ‘mandatario elettorale’ con il compito di raccogliere i fondi della campagna elettorale, e la produzione di una dichiarazione sulle spese sostenute, con relativo rendiconto, caratterizzata da diverse non conformità rispetto alle previsioni di legge”, osservano i giudici costituzionali, “non sono riconducibili” a quelle che, “in modo esplicito”, la legge “ha selezionato come ipotesi di ineleggibilità e, quindi, di decadenza”. L’ordinanza/ingiunzione del Collegio di garanzia è stata annullata limitatamente alla parte relativa alla decadenza di Todde: resta ora “impregiudicata”, prosegue la Consulta, la questione relativa alla “possibilità di riqualificazione dei fatti”, rimessa al giudice civile. Il provvedimento del Collegio di garanzia è infatti da mesi al centro della causa giudiziaria promossa dalla stessa Todde. Il tribunale di Cagliari, in particolare, ha confermato con una sentenza emessa il 28 maggio scorso, la sanzione pecuniaria pari a 40mila euro. Il processo di appello è fissato per il prossimo 7 novembre.
Anche la sentenza del tribunale cagliaritano è stata al centro di un conflitto di attribuzione, sollevato dalla Regione Sardegna, davanti alla Corte costituzionale: i giudici della Consulta, con una seconda pronuncia depositata sempre ieri, ne hanno dichiarato l’inammissibilità, osservando che la sentenza di primo grado “è stata pronunciata unicamente nei confronti delle due parti intervenute”, dunque nei confronti della Todde, “personalmente, in quanto destinataria delle sanzioni” e del Collegio di garanzia, “in quanto autorità che ha emesso l’atto”, e non anche nei confronti della Regione Sardegna, rimasta estranea al giudizio. Soddisfazione per l’esisto della decisione è stata espressa da tutte le forze politiche del Campo largo che sostengono la giunta Todde. “Hanno provato ad affossarmi e a screditare il lavoro della giunta”, ha commentato a caldo la diretta interessata. “Le sentenze, anche quelle che non si condividono, si rispettano sempre”, ha invece affermato il deputato Pietro Pittalis, segretario regionale dei forzisti in Sardegna.