Lo scontro nel Carroccio
Lega modello CDU tedesca, il Carroccio guarda a Zaia per “dividere” il partito: le tensioni dopo il flop Vannacci in Toscana
Politica - di Carmine Di Niro
È una Lega alle prese con un furente dibattito interno quella che si avvicina ad un voto chiave per il Carroccio, quello delle Regionali nel Veneto storica roccaforte del partito. Veneto in cui, dopo l’obbligatorio passo indietro del governatore uscente Luca Zaia, a cui la legge impediva la terza ricandidatura di seguito, il Carroccio ha ottenuto dalla premier Giorgia Meloni la candidatura di un suo uomo, l’enfant prodige Alberto Stefani, 32enne deputato, segretario della Liga Veneta e vicesegretario generale del partito.
Ma il passo indietro del “Doge” Zaia non vuol dire riporre nel cassetto, lontano dalla ribalta, un presidente della Regione da sempre tra i più popolari nell’elettorato e dotato di un bottino di voti enormi. Non è un caso che il collega di partito Attilio Fontana, presidente della vicina Lombardia, sottolinei la sua importanza: “Credo che Luca Zaia sia fondamentale in Veneto ma non soltanto in Veneto, perché sicuramente ha dimostrato di essere un grande presidente di Regione ma anche un uomo politico di notevole spessore. Quindi, penso che il partito debba avere bisogno di persone come Zaia”.
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Il presidente uscente mercoledì sera a Padova ha incoronato il suo giovane erede Stefani, senza però mollare la presa. Zaia anzi ha rilanciato: si presenterà capolista in tutte le circoscrizioni per ribadire il suo ruolo in Regione e, chissà, nel futuro prossimo anche in ottica nazionale.
E qui c’è il secondo punto di dibattito-scontro all’interno del Carroccio. Perché si fanno sempre più insistenti le voci su una Lega “modello CDU”, l’Unione Cristiano-Democratica in Germania, il partito cristiano-conservatore che ha in Baviera un suo partito gemello, la CSU, Unione Cristiano-Sociale. L’idea è dunque quella di creare due Leghe: una che tenga conto le storiche istanze del Nord, l’altra che sia rivolta, come nel tentativo messo in piedi da Matteo Salvini di conquistare l’elettorato anche nel Centro-Sud.
Le due Leghe che potrebbero essere anche la risposta dei governatori e amministratori del Nord al tentativo dell’ex generale Roberto Vannacci di spingere sempre più a destra il partito, di rivolgersi ad un elettorato omofobo e xenofobo, con nostalgie fasciste, ma dimenticando quel tessuto imprenditoriale del Nord che a lungo ha guardato con favore al Carroccio. Per ora questo tentativo di Vannacci si è infranto proprio sulla volontà popolare: l’europarlamentare, toscano di adozione, era stato indicato dal segretario federale Matteo Salvini come responsabile della campagna elettorale in Toscana proprio sottolineando il suo legame con il territorio.
Il risultato? Una Lega imbottita di suoi fedelissimi nelle liste che non ha raggiunto neanche il cinque per cento dei consensi, riuscendo a conquistare un singolo seggio in Consiglio regionale solo perché il partito era in coalizione col centrodestra.
Alla sferzata imposta al partito da Vannacci, col placet di Salvini, è arrivata sempre da Padova la risposta del capogruppo alla Camera del Carroccio, Riccardo Molinari. “Dagli errori si deve imparare, e non ripeterli. La Lega è forte e vincente quando parla di autonomia, federalismo e territorio, e valorizza gli amministratori sul territorio”, ricordando poi che “la Lega ha sempre preso voti a destra, sinistra e centro, proprio perché post ideologica”.