Le ultime regionali
Vannacci sepolto in Toscana, dal generale leghista tanti strilli e pochi voti: vince il formato Giani, inclusivo e moderato
Inclusivo e moderato: il formato Giani vince perché ha espresso solidità. Viceversa, i toni rabbiosi della Lega sono stati rispediti al mittente
Politica - di David Romoli
La lunghissima partita delle regionali si prende una pausa. Più di un mese, fino al 23 novembre. Poi tre regioni tutte di notevole importanza andranno al voto insieme. La suspense è scarsa per non dire inesistente. In Puglia e in Veneto non c’è margine di dubbio, Decaro e il centrosinistra non temono rivali nella regione meridionali, Stefani e il centrodestra almeno sinché si tratta di voti e non di equilibri interni alla coalizione procedono sul velluto. Un margine di incertezza potrebbe esserci per la Campania, ma davvero minimo e dovuto solo alla fisiologica incertezza dovuta alla fine dell’era del vicerè De Luca. Ma anche in questo caso i timori della sinistra sono quasi inesistenti, proprio come le speranze della destra.
E tuttavia quelle tre elezioni avranno tutto il loro peso ancor più all’interno dei due poli che nel rapporto reciproco. Il centrosinistra in Toscana ha trionfato, non si è limitato a vincere. Il merito è sia di Elly Schlein che di Eugenio Giani, che però non sono la stessa cosa e per certi versi anzi incarnano due facce del Pd molto diverse anche se in realtà non opposte. Elly ha dimostrato nei fatti che l’alleanza con i 5S, perno della sua strategia politica, anche quando non paga neppure penalizza. È preziosa su alcune piazze essenziali e per alcune fasce di elettorato. Ma anche quando non è tale, comunque non danneggia. Se dopo le sberle nelle Marche e in Calabria qualcuno sognava di revocare in dubbio quello che per Elly è un assioma ora sa che non c’è più spazio neppure per il sogno, che peraltro sarebbe stato comunque un sogno proibito.
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Quanto all’ipotesi sulla quale ha lavorato sin qui la segretaria, l’obbligo cioè di puntare su un partito fortemente identitario e radicale come unica via per recuperare l’astensionismo, il test toscano lascia la questione del tutto aperta. Ha vinto Giani, cioè un modello di Pd “di governo”, molto dialogante, concentrato sull’amministrazione più che sul recupero dell’identità. Al secondo posto si è piazzata la lista dello stesso Giani e di Matteo Renzi, ulteriore segno dell’esistenza di un elettorato moderato e dell’impossibilità di trascurarlo. Non a caso Giani, pur riconoscendo ogni merito possibile alla segretaria e derubricando a pettegolezzo giornalistico infondato la tentazione di non riconfermarlo da parte della segretaria stessa, attribuisce al suo modello la vittoria schiacciante e suggerisce di riprodurlo a livello nazionale.
La controprova proviene dall’altra parte della barricata. FdI ha sostanzialmente confermato il risultato delle europee dell’anno scorso, non esce sconfitta dalla prova ma neppure può dirsi davvero soddisfatta. Aveva impostato la campagna forse più aggressiva dalla vittoria del 2022 in poi, tutta centrata su attacchi contro la sinistra troppo strillati. Nella migliore delle ipotesi quella dei tricolori è una marcia interrotta. La Lega invece è tracollata e se la Toscana era un test della presa di Vannacci sull’elettorato il risultato parla da sé. Ma Vannacci non è capitato per caso alla testa della campagna elettorale in Toscana. Ce lo ha spedito Salvini, forse, come sussurrano i suoi fedelissimi per fargli toccare con mano la realtà con cui dovrà misurarsi se vuole fare il politico di professione. Ma forse, invece, per consentire a Salvini di verificare le chances della sua ipotesi “post leghista” sulla pelle e sulla faccia del generale. Nell’uno e nell’altro caso, l’esito non cambia.
In definitiva è lecito e opportuno chiedersi, come i partiti inevitabilmente dovranno fare da qui alle politiche, se davvero il tentativo di attrarre l’elettorato moderato e indeciso (non solo tra i due poli ma anche tra il voto e l’astensione) sia ormai un esercizio inutile o se, dopo un decennio e passa segnato proprio da politiche molto strillate e identitarie, sull’onda dell’effimero trionfo pentastellato, la carta vincente non sia oggi proporre opzioni alternative di politiche da implementare dagli spalti del governo invece di puntare tutto sulla contrapposizione tifosa tra bandiere e richiami esclusivamente identitari. La risposta in realtà à incerta: la prossima tornata di regionali e poi il referendum aiuteranno però a delinearla.