L'altra missione

In Erasmus a Gaza: sulla Flotilla bloccata anche Riccardo Corradini, il primo occidentale nella Striscia con il programma

Era il 2019, era studente di medicina quando arrivò nella Striscia, alla Islamic University di Gaza City. "Non si può essere pronti quando ti arrivano 50 persone in 10 minuti colpite da proiettili"

Esteri - di Antonio Lamorte

8 Ottobre 2025 alle 12:09

Condividi l'articolo

FOTO DA INSTAGRAM
FOTO DA INSTAGRAM

Anche Riccardo Corradini a bordo della nuova Flotilla: le altre imbarcazioni, organizzate da Freedom Flottilla Coalition e Thousand Madleens, bloccate dalla Marina Militare di Israele la scorsa notte. “Se state vedendo questo video sono stato rapito e portato illegalmente in Israele”, dice in un video registrato precedentemente al blocco e al fermo il medico di 31 anni diventato piuttosto noto per esser stato il primo occidentale a trascorrere un periodo in Erasmus, il noto programma di interscambio studentesco europeo, nella Striscia di Gaza. Quell’esperienza era diventata un docu-film.

A pochi giorni dalla Global Sumud Flotilla, anche questa missione umanitaria provava a raggiungere la Striscia di Gaza e a rompere il blocco navale imposto dallo Stato Ebraico. 150 gli attivisti della Flotilla arrestati, a bordo almeno una decina di italiani secondo le prime informazioni che sono tuttavia ancora parziali. Il ministero degli Esteri di Israele ha fatto sapere che tutti i fermati sono stati trasferiti in un porto israeliano, “i passeggeri sono al sicuro e in buona salute”, ha annunciato che dovrebbero essere espulsi in breve tempo.

Corradini è di Rovereto, provincia autonoma di Trento. Fu il primo studente occidentale, nel 2019, a intraprendere un periodo di studi in Erasmus nella Striscia di Gaza: per sei mesi fu alla Islamic University, prestò servizio negli ospedali di Gaza City. Quell’esperienza fu al centro della sua tesi di laurea e divenne anche un docu-film, Erasmus in Gaza, diretto da Matteo Delbò e Chiara Avesani.


Corradini in quell’occasione aveva sperimentato la difficoltà di attraversare il confine tra Israele e la Striscia tra controlli e documenti, la vita quotidiana a Gaza, la paura per i bombardamenti, le situazioni di emergenza con i feriti che arrivavano a decine nei presidi sanitari a causa dei conflitti a fuoco. In particolare si era trovato sul campo durante le cosiddette “Marce del Ritorno”, ovvero delle manifestazioni che commemoravano la Nakba, in arabo “catastrofe”, l’espulsione di milioni di abitanti palestinesi dai territori nel 1948, anno di fondazione dello Stato di Israele.

“Non si può essere pronti – aveva raccontato in un’intervista a Euronews – non ci si prepara a dei mass shootings in cui ti arrivano 50 persone in dieci minuti colpite da proiettili. Ritrovarcisi all’inizio è stato impattante, è stato anche proprio difficile da gestire emotivamente all’inizio. Dopodiché ho avuto la conferma che era quello che volevo fare”. Corradini viaggiava a bordo della Conscience, una nave con una delegazione italiana di due medici, un infermiere, una pedagogista specializzata in recupero del trauma, un monaco buddhista e un reporter. Aveva continuato ad aggiornare tramite i social l’avanzamento della missione e presentato gli altri membri della missione con dei video.

Gli ultimi video li aveva registrati a poca distanza dalla zona rossa. “Mi chiamo Riccardo Corradini ho 31 anni e sono un medico e cittadino italiano – l’ultimo che compare sui suoi canali social – se state vedendo questo video vuol dire che la nave su cui stavo navigando, la Conscience appartenente alla Freedom Flotilla Coalition, è stata intercettata e sono stato rapito e portato illegalmente in Israele. Chiedo urgentemente a tutte le persone di fare pressioni sul governo e sull’ambasciata italiana in Israele affinché rilascino i miei compagni di viaggio e me il più presto possibile”.

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Riccardo Corradini (@ricc_corradini)


“Perché stiamo navigando verso Gaza a bordo della Conscience? Cosa pensiamo di ottenere? – si leggeva in un post di presentazione della missione – Non siamo solo un gruppo di persone accomunate dall’intenzione di portare aiuti a Gaza; siamo anche un insieme di individui con esperienze, origini e competenze diverse, che ci hanno portato attraverso percorsi differenti sulla stessa nave diretti verso la stessa destinazione. Nei prossimi reel, oltre agli aggiornamenti sul viaggio, pubblicherò anche le testimonianze di alcuni dei miei compagni di navigazione: medici, infermieri, giornalisti, attivisti, da chi è già stato a Gaza e non può non provare a tornarci, a chi viene dall’altra parte del mondo ma non può non fare nulla di fronte all’ingiustizia e al genocidio in corso”.

Corradini aveva aggiunto negli scorsi giorni che “una prospettiva di una nuova tregua non fa cambiare l’obiettivo della nostra missione, anzi: a maggior ragione è importante riuscire ad arrivare a Gaza con il nostro carico di aiuti e le nostre competenze mediche e giornalistiche”. E in effetti una tregua non è stata raggiunta, le operazioni militari continuano e i conteggi di morti e feriti salgono ancora, mentre proseguono le trattative a Sharm El Sheikh. “Buon vento, figliolo – le parole del padre sui social – Assieme ai tanti e alle tante che partecipano alla missione, da 40 Paesi, ci offri una testimonianza di umanità e giustizia. Il mondo, così distratto e cinico, guardi e impari”.

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Riccardo Corradini (@ricc_corradini)

8 Ottobre 2025

Condividi l'articolo