La scheda

A Sharm el Sheikh riprendono i negoziati per la pace a Gaza, le condizioni di Hamas e Israele e il piano Trump per la Striscia

Le condizioni del piano, le posizioni di Hamas su governance, gli ostaggi israeliani e i detenuti palestinesi. Trump: "Agire velocemente o seguirà enorme spargimento di sangue". Domani due anni dai massacri del 7 ottobre

Esteri - di Redazione Web

6 Ottobre 2025 alle 09:57

Condividi l'articolo

COLLAGE DI FOTO DA LAPRESSE
COLLAGE DI FOTO DA LAPRESSE

A due anni dai massacri del 7 ottobre 2023 di Hamas in Israele che hanno scatenato l’assedio e l’invasione della Striscia di Gaza, riprendono i negoziati tra le parti per raggiungere una tregua se non una “pace duratura”. Non si incontreranno i delegati di Israele e di Hamas, saranno i mediatori a fare sintesi da una parte all’altra nei negoziati sulla guerra nella Striscia di Gaza che ricominceranno oggi a Sharm el Sheikh, in Egitto. A mediare, oltre al Cairo, anche funzionari di Stati Uniti e Qatar, com’è successo fin dall’inizio delle ostilità esplose dopo gli attacchi di Hamas. Trattative che non hanno avuto successo tranne che per due periodi di tregua, puntualmente violate e puntualmente infrante. Questo nuovo round di negoziati girerà intorno alla proposta del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Stando agli ultimi dati diffusi nella Striscia, sono oltre 67mila le vittime della guerra nella Striscia e quasi 170mila i feriti dall’esplosone della guerra. Secondo il ministero della Difesa israeliano, sono stati uccisi 1152 israeliani tra militari, agenti di polizia, personale dello Shin Bet e del servizio carcerario, e membri delle squadre di sicurezza locali che prestavano servizio in Israele, Gaza, Libano e Cisgiordania. Il primo round dei negoziati si concentrerà sugli ostaggi nella Striscia di Gaza che dovrebbero essere liberati in cambio di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Questa mattina sono cominciati i colloqui preparatori.

Il post di Trump sui social

“Ci sono stati colloqui molto positivi con Hamas e con Paesi di tutto il mondo (arabi, musulmani e tutti gli altri) questo fine settimana” ha scritto il presidente Usa sul suo social, Truth, “per liberare gli ostaggi, porre fine alla guerra a Gaza ma, cosa ancora più importante, per cercare finalmente da tempo la PACE in Medio Oriente”. I colloqui “hanno avuto molto successo e stanno procedendo rapidamente“. I team tecnici “si incontreranno di nuovo lunedì, in Egitto, per elaborare e chiarire gli ultimi dettagli – ha continuato il tycoon – Mi è stato detto che la prima fase dovrebbe essere completata questa settimana e chiedo a tutti di AGIRE VELOCEMENTE. Continuerò a monitorare questo ‘conflitto’ secolare. IL TEMPO E’ ESSENZIALE O SEGUIRA’ UN ENORME SPARGIMENTO DI SANGUE – QUALCOSA CHE NESSUNO VUOLE VEDERE!”.

Il piano Trump per Gaza

La proposta di Trump era stata presentata alla Casa Bianca nell’ambito della visita a Washington del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Prevedeva il rilascio di tutti gli ostaggi in 72 ore, il disarmo di Hamas, il ritiro graduale dell’esercito in una zona cuscinetto al perimetro della Striscia senza specificare tuttavia le tempistiche. Trump aveva presentato il piano nei termini dell’ultimatum. “Se Hamas respinge il suo piano – le parole di Netanyahu – signor Presidente, o se presumibilmente lo accetta e poi fa praticamente di tutto per contrastarlo, allora Israele finirà il lavoro da solo”.

Il piano prevedeva anche l’insediamento di una “commissione palestinese palestinese tecnocratica e apolitica” che governi la Striscia ma supervisionata da un “Consiglio della Pace” guidato da Trump e composto da leader palestinesi e internazionali tra cui anche l’ex premier britannico Tony Blair. Oltre alla demilitarizzazione completa della Striscia, il piano prevede la formazione della Forza di stabilizzazione internazionale che si occuperà della sicurezza sul lungo termine, un piano di “razionali proposte di investimento ed eccitanti idee di sviluppo” che rappresenta un passaggio piuttosto controverso considerati gli ipotetici spostamenti di palestinesi e la lussuosa conversione della Striscia già anticipata in altre occasioni da Trump. Gli incontri iniziali si soffermeranno soprattutto sulle condizioni per il rilascio degli ostaggi ancora vivi, la restituzione dei corpi di quelli uccisi, la liberazione di quasi duemila detenuti palestinesi nelle carceri dello Stato Ebraico – è proprio il movimento animato dalle famiglie dei prigionieri nella Striscia quello che sta mettendo più pressione a Netanyahu.

Il controllo della Striscia e le richieste di Hamas

Hamas aveva fatto sapere di aver accettato il piano ma di voler negoziare alcune condizioni, in particolare il controllo della Striscia in futuro con tutte le condizioni di governance, sicurezza, armi, valichi e ricostruzione. Ha chiesto – secondo il canale saudita Asharq – un cessate il fuoco completo, il ritiro dell’Idf, la sospensione per 10 ore al giorno e per 12 ore nei giorni in cui vengono rilasciati gli ostaggi. L’organizzazione aveva espresso anche un principio di anzianità nel rilascio dei prigionieri palestinesi che tenga conto dell’anzianità e della data di arresto. Israele in passato si era opposto alla liberazione di alcuni esponenti di Fatah come Marwan Barghouti, Ahmad Sa’adat, Ibrahim Hamed, Hassan Salameh e Abbas Sayyed. Hamas chiede il coinvolgimento dell’Autorità Nazionale Palestinese nella governance futura della Striscia e non una guida internazionale.

Le reazioni alla proposta di pace di Trump

Piano “non perfetto” quello di Trump ma “un passo nella giusta direzione” secondo la ministra degli Esteri dell’Autorità Nazionale Palestinese Varsen Aghabekian, intervistata da La Stampa. Sostegno alle iniziative da parte del ministero degli Esteri dell’Iran, nemico giurato di Israele e USA, alleato di Hamas. “L’Iran ha costantemente sostenuto tutte le iniziative volte non solo a fermare la pulizia etnica e i crimini di guerra a Gaza, ma anche a permettere al popolo palestinese di esercitare il proprio legittimo diritto all’autodeterminazione”, si legge in una nota diffusa da Teheran.

Trump aveva osservato che il gruppo era pronto a una “pace duratura” e chiesto a Israele di fermare i bombardamenti. A Sharm el Sheikh prenderanno parte ai negoziati l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff, il genero di Trump Jared Kushner, il leader di Hamas Khalil al Hayya che Israele aveva provato a eliminare nell’attacco a Doha di inizio settembre, nella sede dove si stavano tenendo i negoziati, per Israele il ministro per gli Affari Strategici Ron Dermer. Per quegli attacchi in Qatar, Netanyahu si era scusato, gesto per il quale era stato condannato dalla componente estremista e di ultra-destra del suo governo. “Se ciò non accadrà, il presidente Trump ha affermato che sosterrà pienamente Israele nell’agire con la forza contro Hamas. Ora l’onere è su Hamas”, aveva dichiarato il premier a Euronews.

6 Ottobre 2025

Condividi l'articolo