La manifestazione per Gaza

Italia in rivolta per Gaza: lo sciopero generale e spontaneo per la Palestina, governo Meloni sparito e impaurito

Uno sciopero politico, generale, sui temi della politica internazionale forse non c’era mai stato. La Palestina ha fatto scattare una nuova generazione politica

Politica - di Piero Sansonetti

3 Ottobre 2025 alle 07:00

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Pro-Palestinian demonstrators gather for a national general strike called by different unions to protest against the situation in Gaza two days after Israeli forces intercepted a Gaza-bound aid flotilla in the Mediterranean Sea, in Milan, Italy, Friday, Oct. 3, 2025. (AP Photo/Luca Bruno)

Associated Press/LaPresse
Pro-Palestinian demonstrators gather for a national general strike called by different unions to protest against the situation in Gaza two days after Israeli forces intercepted a Gaza-bound aid flotilla in the Mediterranean Sea, in Milan, Italy, Friday, Oct. 3, 2025. (AP Photo/Luca Bruno) Associated Press/LaPresse

Non so da quanto tempo l’Italia non era travolta da uno sciopero generale politico. A memoria mia dai tempi del terrorismo. Mezzo secolo fa. Forse l’ultimo fu quello dichiarato nelle ore drammatiche successive al sequestro di Aldo Moro e allo sterminio della sua scorta. Se poi cerco nella memoria uno sciopero generale sui temi della politica estera non trovo nulla.

Oggi sarà una giornata del tutto straordinaria per l’Italia. Sciopero generale politico, unitario, per la Palestina. Proclamato a difesa dei valori costituzionali violati dal governo. E sarà la prova provata che l’Italia, anche nei periodi più bui del suo cammino, quando le forze reazionarie avanzano e conquistano il potere, e sottomettono anche i moderati, resta il paese eccezionale che è sempre stato. Sa reagire. E quando credi che ormai la politica sia scomparsa, spazzata via dalla delusione di massa, o dall’economia, o dalla magistratura, ecco che all’improvviso torna alla ribalta, alza la voce e getta nel panico i burocrati e i governanti. Stavolta è tornata con la forza e le gambe dei giovani, che erano assenti da tanti anni, indifferenti, sdegnosi, o addirittura acquattati nelle seggioline di Atreju. L’altra notte hanno riempito le piazze senza essere convocati da nessuno. Spontaneamente.

Hanno occupato le università, bloccato le stazioni, hanno sfiorato, in corteo, Palazzo Chigi. Senza nemmeno l’ombra della violenza. Senza che volasse un sasso. Sulla scia ribelle e nonviolenta della Flotilla che è stata il più importante movimento politico di lotta degli ultimi anni, e che ha imposto la discussione che voleva imporre, ai partiti, ai governi, alle istituzioni internazionali. Resterà per chissà quanto tempo nelle nostre menti l’immagine di quei ragazzi che mentre le motovedette da guerra degli israeliani si avvicinavano alle loro barchette, reagivano salendo tutti in coperta, schierandosi a semicerchio e inginocchiandosi per proteggersi dagli idranti. A me, che sono un po’ vecchio, è tornata in mente quella scena maestosa, l’ultima del film Fragole e Sangue (1970), che fu un film cult per la mia generazione, quando i ragazzi dell’università di Los Angeles si inginocchiarono a terra, rannicchiati, e resistettero inermi alla brutalità della polizia intonando in coro l’inno pacifista, cantilenato, di John Lennon: “all we are asking / Give peace a Chance…”. “Una sola cosa chiediamo: date una possibilità alla pace”.

Già, Il Vietnam. Torna alla mente il Vietnam. Fu la prima volta dopo il 1945 nella quale l’Occidente – l’America – mostrò il suo volto criminale, che non conoscevamo, e si fece protagonista delle stragi e dei delitti di guerra. Due milioni di vietnamiti uccisi. E fu anche l’occasione nella quale i giovani di tutto il mondo si ribellarono, sconfissero Johnson e Nixon, e accompagnarono il Vietnam alla vittoria e Washington alla più bruciante sconfitta della sua storia. Chiedetelo a Nixon – o ai suoi eredi – se le manifestazioni di piazza e la rivolta di una generazione sono o no in grado di condizionare la politica e deviare la storia. Israele sa fare bene la guerra. È insuperabile, specie con le bombe sganciate dagli aerei contro gli ospedali e le Chiese e le case e le scuole. Ma quando il duello diventa politico, Israele balbetta.

Netanyahu sa guidare un esercito, anche con le armi e i soldi degli americani, ma se lo chiamo al confronto politico diventa gommapiuma. Le immagini trasmesse in tutto il mondo di gruppi armati che assaltavano le barche che portavano i soccorsi, guidate da equipaggi fragili e disarmati, ha fatto scendere ancora la popolarità di Israele. E questa non è una bella cosa. Netanyahu sta conducendo il suo paese a un livello di reputazione infimo, e in questo modo sta dando benzina a tutti i fenomeni dell’antisemitismo che sopravvivono in ogni parte del mondo. E che sono una oscenità. Questo è un altro degli aspetti tragici di questa guerra. Ma certo non c’era un filo di antisemitismo nella Flotilla che ha cercato di forzare il blocco, e di portare aiuti ai palestinesi, e di piantare qualche pietra di inciampo per frenare il genocidio in Palestina.

Oggi in Italia c’è lo sciopero generale. Ho scritto: oggi in Italia. Sbagliato: più che mai le Italie sono due. Quella in rivolta, quella dei giovani che gridano e lottano non per i propri interessi, ma per soccorrere il popolo della Palestina, quella dei sindacati, quella dei partiti che non si sono piegati ai diktat di Washington, e questa è l’Italia del cervello, del cuore e del coraggio. E poi c’è un’Italia impaurita, misera, fatta di burocrati, che pensano che la politica sia potere e sondaggio e calcolo, e che per questa ragione resta fuori dai grandi movimenti che spaccano in due la storia. Barricata a Palazzo Chigi.

P.S. Giorgia Meloni, di fronte al suo paese in piazza, non ha trovato di meglio che esprimere disprezzo. Ha detto: “Fanno un week end lungo”. Mi dispiace per lei. Non capisce. Però osservo che è un passo avanti rispetto alle reazioni che ebbe il suo maestro, Giorgio Almirante, quando esplosero i movimenti. Lui, avendo saputo che gli studenti romani avevano occupato la facoltà di Lettere, radunò un po’ di squadristi, diede loro dei bastoni abbastanza grossi, e andò all’Università per bastonare i ragazzi di sinistra. I quali però, inaspettatamente, reagirono e lo misero in fuga. Ma prima di scappare i fascisti ebbero il tempo per lanciare un banco dalla finestra del terzo piano, che spaccò la schiena a un giovane studente di lettere, Oreste Scalzone. Beh, meglio Meloni con le sue battute stupidine.

3 Ottobre 2025

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