A Rimini
Sequestrata, costretta al matrimonio in Bangladesh, drogata: arrestati i genitori, salva grazie a un’amica
I genitori avevano convinto la figlia a recarsi con loro nel Paese di origine con la scusa della nonna malata, costretta al matrimonio con un uomo più grande ad assumere farmaci per favorire una gravidanza
Cronaca - di Redazione Web
Avrebbero scelto loro per lei, promessa e destinata a un connazionale di molto più anziano d’età che loro stessi avrebbero deciso, che avrebbe dovuto dargli anche un figlio: ma lei, la ragazza, si è ribellata, grazie all’aiuto di un’amica è riuscita a tornare in Italia e i genitori sono stati arrestati a Rimini, marito e moglie, una coppia di coniugi bangladesi. La misura cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Rimini è stata eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Rimini.
Le indagini erano state avviato nello scorso mese di febbraio, hanno ricostruito gli episodi e il clima di sopraffazione che nell’arco temporale tra novembre 2024 e aprile 2025 si sarebbe instaurato nella famiglia. La ragazza è maggiorenne. Il matrimonio era stato celebrato in Bangladesh: quando i genitori avevano convinto la figlia a recarsi con loro nel Paese di origine della famiglia con la scusa della nonna malata. Una volta arrivati, alla ragazza sarebbero stati sottratti immediatamente i documenti e la carta di credito.
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La giovane sarebbe stata anche costantemente controllata, avrebbe subito minacce e maltrattamenti prima del matrimonio con un uomo molto più in avanti con l’età, appartenente a una famiglia facoltosa. Ormai sposata, ormai moglie, la ragazza sarebbe stata sottoposta a ulteriori violenze: costretta ad assumere farmaci propedeutici per favorire una gravidanza oltre a calmanti “per fiaccare le sue volontà”, scrivono i carabinieri, ovvero renderla meno in grado di difendersi. La ragazza, tra l’altro innamorata di un 23enne connazionale residente a Forlì, era riuscita anche a prendere di nascosto la pillola anticoncezionale.
Per recuperare quella serenità che le avrebbe permesso anche di intraprendere una gravidanza, la ragazza sarebbe riuscita tuttavia a convincere i genitori a farla tornare per un breve periodo di tempo in Italia. Lei intanto si era organizzata: grazie a un’amica si era messa in contatto con il consultorio del dipartimento salute donna e con una volontaria di un centro anti violenza. Era atterrata all’Aeroporto di Bologna, ad aprile scorso, era stata presa immediatamente in carico dai militari del Nucleo Investigativo e portata in località segreta. Aveva raccontato agli investigatori che cosa le era accaduto ed era stata supportata da strutture territoriali di assistenza alle donne vittime di violenze e abusi, che hanno collaborato strettamente con i Carabinieri
Il provvedimento restrittivo è stato disposto su richiesta della Procura della Repubblica di Rimini con istanza di procedimento del Ministro della Giustizia, nella considerazione della gravità dei fatti perseguiti. I coniugi sono stati rintracciati dai Carabinieri presso l’abitazione di residenza e sottoposti agli arresti domiciliari, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.