Lo shopping di Bin Salman

Lo “sportwashing” dell’Arabia Saudita dal calcio reale a quello virtuale: il fondo PIF compra FIFA per 55 miliardi

Esteri - di Carmine Di Niro

30 Settembre 2025 alle 17:26

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Lo “sportwashing” dell’Arabia Saudita dal calcio reale a quello virtuale: il fondo PIF compra FIFA per 55 miliardi

L’Arabia Saudita di Mohammad bin Salman, il principe ereditario della famiglia reale e dal 2022 Primo ministro del Paese del Golfo, non si accontenta più del solo calcio “reale”.

Dopo aver ottenuto dalla FIFA l’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2034, una decisione sostanzialmente “pilotata” in base alle assegnazioni precedenti e al ritiro di tutti i possibili contendenti, ora l’Arabia Saudita punta anche a quello virtuale.

Un consorzio formato dal PIF, il Public Investment Fund, il gigantesco fondo sovrano dell’Arabia Saudita, e dalle società di investimento Silver Lake e Affinity Partners, fondate da Jared Kushner, il genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha comprato la società statunitense di videogiochi Electronic Arts, creatrice di alcuni dei più famosi titoli sul mercato come FIFA (il più noto videogioco di calcio sul mercato, che dal 2024 si chiama EA Sports FC) e Battlefield, popolare saga di FPS (first person shooter, i cosiddetti “sparatutto”).

Acquisizione da record per la EA, col consorzio di investitori capitano dagli arabi del fondo PIF, che già possedevano il 9,9 per cento delle azioni di Electronic Arts, che hanno valutato l’azienda Usa ben 55 miliardi di dollari (circa 47 miliardi di euro), per uno dei più grossi leveraged buyout di sempre. Per “leveraged buyout” si intende acquisto fatto usando anche denaro preso in prestito, e non solo quello già posseduto dagli acquirenti.

Dell’accordo sono già noti diversi dettagli. L’intesa prevede che gli attuali azionisti di Electronic Arts ricevano 210 dollari per ogni azione: la cifra include un premio del 25 per cento rispetto al prezzo con cui le azioni avevano chiuso la sessione di Borsa giovedì scorso. Il premio è un compenso aggiuntivo che il consorzio è stato disposto a pagare per convincere gli azionisti a cedere le azioni e ottenere così il controllo della società. Il consorzio guidato dal fondo PIGF ha già stabilito che Electronic Arts effettuerà un delisting, ovvero uscirà dalla Borsa, dopo 36 anni consecutivi di quotazione.

Quello saudita è un investimento che fa il paio col costante “sportwashing” in corso da parte del regime, dove l’operazione di punta è ovviamente l’organizzazione della Coppa del mondo del 2034. Un Mondiale assegnato dalla FIFA di Gianni Infantino nonostante le grosse proteste da parte di attivisti e organizzazioni impegnati nella difesa dei diritti umani: l’Arabia Saudita è un regime in cui sono note ed evidenti le discriminazioni nei confronti delle persone Lgbt+ e le donne, e dove le condizioni dei lavoratori che saranno chiamati a costruire gli stadi per la manifestazione, in larga parte migranti, saranno a dir poco critiche.

Di recente inoltre l’Arabia ha investito centinaia di milioni per promuovere il proprio campionato nazionale, con l’arrivo dai più importanti campionati europei di star del calibro di Cristiano Ronaldo, Karim Benzema, Joao Felix, Sergej Milinkovic-Savic o Mateo Retegui.

D’altra parte lo “sportwashing” non è più una novità, anzi. I regimi autoritari moderni da tempo sono impegnati in pratiche come queste: i casi più recenti sono i Mondiali di calcio del 2018 in Russia o nel 2022 in Qatar.

30 Settembre 2025

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