La nomina a Venezia
Alla Fenice è scoppiata la guerra culturale: Beatrice Venezi direttrice scatena orchestra, maestranze e accuse di amichettismo
Curriculum ed esperienza della direttrice vicina a Meloni non giudicati all'altezza, il governo accusa i salotti di sinistra. Il lancio di volantini in protesta con la nomina: "La musica non ha colore, è arte non intrattenimento". Solidarietà da parte di altri teatri
Cultura - di Antonio Lamorte
Spettatori e musicisti in protesta, volantini lanciati dagli spalti. È stata una scena inedita e clamorosa quella che si è verificata sabato a La Fenice di Venezia, uno dei teatri più importanti in Italia: una manifestazione di dissenso contro la nomina di Beatrice Venezi come nuova direttrice musicale del teatro. “La musica non ha colore, non ha genere, non ha età: la musica è arte, non intrattenimento”, il testo scritto su quei volantini che erano stati distribuiti agli spettatori dai musicisti dell’orchestra prima del concerto. È un polverone enorme, una polemica anche più larga dello stesso caso a guardare bene, che dice dello spoil system, del mondo della cultura, delle possibilità di una carriera. No comment, finora, da parte della protagonista della vicenda.
La nomina è arrivata mercoledì scorso all’unanimità della fondazione. Ha attirato da subito molte attenzioni e da subito è risultata controversa: Venezi, 35 anni, anche in virtù di sue posizioni e dichiarazioni, è considerata molto vicina al governo della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e personalmente alla stessa premier. Venezi è stata anche consigliera per la musica dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano e ha ricevuto nel 2021 il premio Atreju, la festa annuale di Fratelli d’Italia. Ha detto di voler esser chiamata “direttore” e non “direttrice”, come ha chiesto la stessa premier. Ha fatto pubblicità in tv. Qualora la nomina non dovesse essere annullata, dovrebbe entrare in carica a partire dall’ottobre del 2026 e durerebbe fino a primavera del 2030.
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L’orchestra ha chiesto la revoca della nomina, esplicitata anche in una lettera indirizzata al sovrintendente Nicola Colabianchi: per le maestranze Venezi non avrebbe le competenze per ricoprire il ruolo di direttrice d’orchestra. “Non ha mai diretto né un titolo d’opera né un concerto sinfonico pubblico alla Fenice, né nei principali teatri d’opera internazionali, né compare nei cartelloni dei più importanti festival internazionali. Il suo curriculum non è minimamente paragonabile a quello delle grandi bacchette che, in passato, hanno ricoperto il ruolo di Direttore Musicale di questo Teatro”. Colabianchi ha difeso la direttrice, ha espresso la sua stima nei confronti della direttrice, e parlato delle possibilità per “un maggior interesse da parte degli sponsor e mecenati e nuove partnership” grazie alla mediaticità del personaggio e garantito che “la stragrande maggioranza delle nostre attività vedrà sul podio, come sempre, direttori di fama internazionale”.
L’orchestra ha accusato il sovrintendente di non esser stata interpellata e ha definito le scuse “irricevibili” e la “fiducia compromessa irrimediabilmente”. Decine di abbonamenti sono stati disdetti, una perdita di follower sui social. Solidarietà da parte delle maestranze del Teatro Regio di Torino. “Non ci esprimiamo sulla persona, ma sul metodo, ovvero una nomina calata dall’alto. Se la cultura vuole restare viva, non può essere ridotta a palcoscenico per compiacere poteri e questo può avvenire solo se i lavoratori vengono ascoltati e rispettati”. Solidarietà anche da altri teatri, probabilmente allertati. I lavoratori della Fenice hanno indetto “lo stato di agitazione permanente, riservandosi di intraprendere tutte le azioni di lotta sindacale necessarie”.
La risposta del governo, tramite le parole del presidente di Fratelli d’Italia della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone al Corriere della Sera, se la prende con il solito circoletto di sinistra e respinge ogni accusa di amichettismo. “Non si poteva e non si può immaginare che una donna non di sinistra possa andare a dirigere un’orchestra”. Gabriele Venezi, immobiliarista, un passato da dirigente nazionale del partito neofascista Forza Nuova, già candidato sindaco a Lucca in un’intervista a La Stampa ha descritto la figlia come amareggiata dalla polemica. “Non tocca ai sindacati giudicare la bravura e la competenza di un direttore. Sono animati dalla paura di perdere i privilegi da piccola casta”.
Sul Corriere della Sera Valerio Cappelli ha sottolineato le due anomalie del caso: è la prima volta che una nomina tecnica e artistica è figlia diretta della politica, è la prima volta che un direttore musicale viene nominato alla testa di un’orchestra che non ha mai diretto in un’opera o in un concerto. La protesta di sabato sera si è verificata alla fine di un concerto diretto da Giuseppe Mengoli. A inizio serata i musicisti avevano letto un comunicato per ribadire la loro posizione e le loro richieste.