La sfida alla democrazia occidentale
Trump all’Onu presenta il suo manifesto fascista per abolire Europa, green e immigrazione: è il modello per Meloni?
Il problema del fascismo di Trump riguarda solo l’America, e tocca agli americani difendere la loro storia e la loro democrazia? Oppure il trumpismo sta diventando un fenomeno mondiale?
Esteri - di Piero Sansonetti
“Io ho ragione su tutto e voi dovete seguirmi”. Ha detto così Donald Trump nel discorso che ha tenuto ieri all’Onu. È una frase che può suscitare qualche ilarità, ma ridere è sbagliato. “Ho ragione su tutto” è l’affermazione piena e consapevole del “totalitarismo”. Il “tutto” è ridotto al potere di una sola persona – o di un partito, o di un gruppo dirigente. In questo caso non c’è nemmeno la sfumatura della responsabilità di gruppo: Trump chiama “tutto” a sé, alla sua persona. Un po’ come fece Mussolini nel famoso discorso del 1925 nel quale si assunse la responsabilità dell’uccisione di Giacomo Matteotti e rivendicò a sé tutto ciò che il fascismo rappresentava.
Sì, l’impressione è questa. È che con il discorso di ieri, a meno di otto mesi dal suo ingresso alla Casa Bianca, Donald Trump abbia stilato il manifesto del nuovo fascismo. Con tante suggestioni che ricordano i temi e i linguaggi del vecchio fascismo. Per esempio quel riferimento all’inferno per l’Europa, che assomiglia moltissimo al “siano stramaledetti gli inglesi” che fu attribuito a Mussolini, o alla “Perfida Albione” che era il modo con il quale il duce definiva l’Inghilterra. Trump ha usato un linguaggio triviale, e in molti passaggi anche sul filo della follia. Ha proposto una serie di affermazioni destituite di ogni fondamento. Per esempio ha rivendicato il suo successo, e cioè di avere in soli otto mesi reso l’America il paese più potente del mondo. Facendo torto a diversi Presidenti, forse almeno una ventina. Diciamo che è dall’epoca nella quale il presidente Wilson entrò nella prima guerra mondiale, determinando la sconfitta degli imperi centrali, che l’America è il paese più potente del mondo, e che la cosa era stata osservata e accertata da diversi miliardi di persone.
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Ma la vena folle del suo eloquio non ci deve portare fuori strada. Non è folklore. Come non era folklore il fascismo che mostrava Mussolini a petto nudo saltare in un cerchio di fuoco. Quel che più impressiona del discorso di Trump sono i punti politici che ha dettato: guerra all’Onu e al diritto internazionale; guerra all’Europa; guerra all’immigrazione; guerra alle politiche ambientaliste. In pratica ha ribaltato la storia di questi 80 anni di Occidente. Ha raso al suolo l’intera cultura politica liberale e socialista, ma anche popolare e democristiana. Ha chiesto di ripartire da una idea di capitalismo selvaggio e senza controlli, da una nuova forma di liberismo che attenui tutte le libertà, da una idea di Stato come garanzia dei più forti e della ricchezza, e da una riduzione ai minimi termini dello stato di diritto sostituito da una forma dichiarata di strapotere dell’esecutivo.
Non serve leggerlo controluce questo manifesto. E’ in modo evidente la proposta al mondo occidentale di una svolta reazionaria che possiamo anche non chiamare fascista o hitleriana, ma ha tutte le caratteristiche del fascismo, e, anche nei modi, assomiglia moltissimo alla storia dell’ascesa di Hitler al potere. Troppe cose coincidono. Il tentativo di colpo di Stato nel giorno dell’epifania del 2020, fallito, come fallì il primo tentativo di golpe di Hitler negli anni venti, e poi la vittoria elettorale, con la sconfitta di uno schieramento democratico molto debole, come era lo schieramento democratico in Germania, nel 1933, dopo il fallimento della Repubblica di Weimar. Il problema del fascismo di Trump riguarda solo l’America, e tocca agli americani difendere la loro storia e la loro democrazia? Oppure il trumpismo sta diventando un fenomeno mondiale? Quello che sta succedendo in Italia lascia credere che sia un fenomeno mondiale.
Le idee di Trump stanno penetrando profondamente nella destra italiana, che del resto è priva di una propria ideologia e persino di un disegno strategico, e ha bisogno di importare idee e valori da fuori. Il “melonismo” per ora è un “regimetto” piuttosto elastico, senza ideali, senza idee ferme. Ma un regimetto, se vuole diventare regime, ha bisogno di una sua impalcatura ideologica. E quella di Trump va a pennello. L’unico ostacolo può essere quello di una opposizione che non si lascia sorprendere, che non si accoda, e che lancia una sfida a tutto campo. In Parlamento e in piazza. La grande giornata di lotta di lunedì apre uno spiraglio. Il tentativo anche della grande stampa di ridurla agli incidenti di Milano fa capire che anche a destra l’esplodere della rivolta fa paura. Non bisogna fermarsi. L’opposizione oggi ha un compito immane: salvare l’Italia.