Il veto americano
A Gaza morte e distruzione e gli USA bocciano la risoluzione ONU sul cessate il fuoco: “Non condanna Hamas”
Il testo bloccato presentato era stato approvato dagli altri 14 membri del Consiglio di Sicurezza, l'isolamento di Washington. Cina: "Quante vite ancora devono andare perse"
Esteri - di Redazione Web
A Gaza ancora bombe, morti nell’operazione di Israele che sta portando all’assalto finale a Gaza City, la città più grande della Striscia. E gli Stati Uniti che hanno messo il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che chiedeva un cessate il fuoco immediato e permanente, il rilascio degli ostaggi e la fine delle restrizioni sugli aiuti umanitari. Per Washington il testo non condannava adeguatamente Hamas e tracciava inoltre un “falso parallelo” tra Tel Aviv e il gruppo terrorista palestinese. Alta tensione all’interno del Consiglio di Sicurezza dopo la bocciatura che conferma l’isolamento degli USA nel Consiglio.
Il testo era stato presentato dai dieci membri non permanenti e approvato dagli altri 14 membri del Consiglio, è stato bloccato dal solo voto contrario degli USA. La risoluzione denunciava la situazione umanitaria “catastrofica” a Gaza, sollecitava Israele a revocare le restrizioni per la consegna degli aiuti per 2,1 milioni di palestinesi, richiedeva anche il rilascio “incondizionato, dignitoso e immediato” degli ostaggi detenuti da Hamas nella Striscia. “La guerra potrebbe finire oggi se Hamas rilasciasse gli ostaggi”, le parole di un funzionario statunitense al Palazzo di Vetro.
- Smotrich balla sulle macerie di Gaza, la “miniera d’oro” di Israele e Trump
- Gaza ultimo atto, perché per l’ONU è genocidio: al via alle operazioni di Israele per cancellare i palestinesi
- Carri di Gedeone II, al via l’occupazione di Gaza da parte di Israele
- Gaza City brucia: assalto finale nella Striscia, commissione Onu accusa Israele di genocidio
Il rappresentante cinese al Consiglio di sicurezza dell’Onu ha attaccato gli Stati Uniti per aver messo il veto alla bozza di risoluzione che chiedeva il cessate il fuoco a Gaza. “Siamo molto delusi”, ha detto l’ambasciatore Fu Cong. “Non possiamo non chiederci quante vite devono andare perse prima di raggiungere il cessate il fuoco. Noi speriamo che gli Stati Uniti possano allinearsi con la comunità internazionale per lavorare allo stesso obiettivo”.
“Gaza è la prova definitiva e due milioni di persone da due anni pagano il prezzo del nostro fallimento nel fermare la macchina di morte lanciata contro di loro. Non possiamo più deluderli”, aveva detto l’ambasciatore palestinese all’Onu Ryad Mansour al Consiglio di Sicurezza dopo il veto USA. “Israele non ha il diritto di massacrare i palestinesi. Israele non ha il diritto di commettere un genocidio. Israele non ha il diritto di commettere una pulizia etnica, non ha il diritto di affamare un popolo, e non ha il diritto di sfollare e spodestare una nazione”.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato nel corso di un’iniziativa a Palermo che “il 22 settembre a New York aderiremo con convinzione a una dichiarazione nell’ambito delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di costruire uno Stato palestinese e far cessare le ostilità”. Secondo l’Ufficio Onu per gli affari umanitari le “ultime linee di sopravvivenza per i civili nella città di Gaza stanno crollando, in mezzo all’intensificarsi delle operazioni militari […] Solo nell’ultimo mese, ha aggiunto Dujarric, sono stati registrati “circa 200 mila nuovi sfollati dal nord al sud di Gaza, di cui 56 mila solo da domenica, e questo fino a ieri”. Gli sfollati dormono per strada o in tende di fortuna.
L’Autorità aeroportuale israeliana ha dichiarato intanto di aver chiuso fino a nuovo avviso il valico di Allenby tra la Cisgiordania e la Giordania: ieri, in un attacco a fuoco e accoltellamento, erano rimasti uccisi due soldati israeliani. L’autore era un giordano alla guida di un camion di aiuti umanitari diretto dalla Giordania alla Striscia di Gaza, ha riportato il Times of Israel. Chiuso fino a nuovo avviso anche il valico settentrionale del fiume Giordano. Secondo un sondaggio dell’emittente israeliana Channel 12, se si votasse oggi, l’opposizione al governo di Benjamin Netanyahu potrebbe essere in grado di formare un esecutivo. Likud primo partito, a seguire Bennett2026 dell’ex primo ministro Naftali Bennett, terzo paertito Yisrael Beytenu. Il blocco del premier avrebbe 49 seggi contro i 61 delle opposizioni, esclusi i dieci dei partiti arabi.