Diario dalla Flotilla

Sulla Flotilla i volenterosi per Gaza, ma senza il supporto dei governi europei (ad eccezione della Spagna)

Il minimo comune denominatore si chiama solidarietà verso un popolo tradito dall’occidente, vittima di una pulizia etnica in diretta televisiva mondiale.

Esteri - di Arturo Scotto

17 Settembre 2025 alle 12:00

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AP Photo/Anis Mili – Associated Press / LaPresse
AP Photo/Anis Mili – Associated Press / LaPresse

Servirebbe una coalizione dell’umanità a supporto della Flotilla che domani (oggi per chi legge, ndr) si mette definitivamente in mare verso Gaza. Invece il massimo che arriva dai governi europei è una raccomandazione a stare attenti. Meglio che ve ne restate a casa vostra, questi sono affari da grandi. Tuttavia, la missione si muove. Finalmente incrociamo le barche che vengono dalla Tunisia, dopo la partenza di agosto da Barcellona, una tappa che è diventata più lunga del previsto. Due droni che hanno rallentato quella corsa e fatto slittare tutto il cronoprogramma.

Si doveva arrivare il 14 a Gaza, invece nella migliore delle ipotesi saremo lì il 27 quando capiremo se Israele sarà disponibile a superare il blocco navale e fare arrivare i pochi aiuti umanitari a bordo delle imbarcazioni. Purtroppo, dai governi al momento arrivano segnali contrastanti, a eccezione della Spagna di Sanchez. L’Italia è ferma, con un ministro degli esteri che arriva a dire che sicuramente verrà garantita tutela legale ai 59 attivisti italiani imbarcati, ma specificando che si sono messi in mare a loro rischio e pericolo. Un po’ come dire: se la vanno a cercare. Noi continuiamo a sostenere che sia necessaria invece un’iniziativa dei governi per accompagnare e sostenere quella che è l’unica missione umanitaria dal basso degli ultimi decenni. Significa nella migliore delle ipotesi scortare le imbarcazioni civili fino a Gaza per rompere l’assedio. Come dire: ora passa la società civile, domani i governi. Visto che dal 2008 non esiste un corridoio marittimo per arrivare nella striscia. Temo non succederà, una parte della destra ha scelto di puntare la Flotilla, riempiendola di un significato iper politico che non ha.

Qui ci sono 44 delegazioni da tutto il mondo, biografie diversissime, donne e uomini con sensibilità politiche e religiose spesso agli antipodi. E la polemica con i rispettivi governi e la loro inerzia è del tutto secondaria. Fa parlare un po’ gli opinionisti, ma non entra per nulla nel cuore del problema. Il minimo comune denominatore si chiama solidarietà verso un popolo tradito dall’occidente, innanzitutto, che conta meno del due di briscola al tavolo dei grandi e che però è vittima di una pulizia etnica in diretta televisiva mondiale. Per capire il significato della Flotilla bisogna partire da questo assunto.

Quando noi parliamo dei volenterosi pensiamo ai governi che si mettono insieme per fare una guerra, per minacciarla o per respingerla. Disponibili a usare una parte del bilancio statale per la corsa agli armamenti. Qui i volenterosi invece sono cittadini cattolici, ebrei, musulmani, laici che non sanno nemmeno dove sono di casa le armi. E chiedono di poter dare una mano per alleviare le sofferenze di un popolo. Non tocca a loro farlo, toccherebbe a qualcun altro. A chi ha potere, a chi comanda. E invece la polemica si fa contro chi sostituisce, non verso chi abdica.

17 Settembre 2025

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