Esplosioni e persone sotto le macerie

Gaza ultimo atto, perché per l’ONU è genocidio: al via alle operazioni di Israele per cancellare i palestinesi

Via alle operazioni di terra di Gaza City, i caccia spianano la strada ai tank israeliani. L’Idf controlla il 40% della città. Le famiglie degli ostaggi contro Netanyahu. E una commissione indipendente delle Nazioni unite accusa Israele

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

17 Settembre 2025 alle 07:00

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AP Photo/Yousef Al Zanoun, File – Associated Press/LaPresse
AP Photo/Yousef Al Zanoun, File – Associated Press/LaPresse

Gaza, ultimo atto. Forti esplosioni a Gaza City hanno annunciato l’inizio dell’operazione nel cuore della città. I caccia hanno spianato la strada ai “Merkava”, i mastodontici carri armati israeliani. Almeno tre brigate dell’esercito con la stella di Davide, ognuna composta da tre battaglioni, hanno cominciato l’operazione ‘Carri di Gedeone B’, per portare a compimento l’opera voluta dal premier Netanyahu, prendendo il controllo di Gaza City. Da dove sono riportati non solo pesanti bombardamenti, ma anche molti civili intrappolati sotto le macerie.

A Gaza migliaia di famiglie stanno abbandonando le loro case, alcune a piedi a causa della carenza di veicoli e carburante, e le strade verso sud sono diventate un percorso congestionato che potrebbe durare un’intera giornata. Lo riportano i media israeliani. Secondo le stime, finora 370.000 residenti hanno lasciato Gaza City, ma i funzionari di Gaza hanno dichiarato a Channel 12 che “l’autostrada al-Rashid, che permette ai residenti di spostarsi dal nord della Striscia di Gaza al sud, è congestionata. Questo rallenta notevolmente il traffico verso il sud della Striscia di Gaza, paralizzandolo. A causa della congestione, raggiungere la zona di al-Mawasi a Khan Yunis potrebbe richiedere un giorno o anche di più’”. Gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 78 persone da ieri mattina nella Striscia di Gaza. Lo riferiscono fonti del ministero della Salute gestita da Hamas, secondo cui circa 68 palestinesi sono morti a Gaza City, dove le forze israeliane hanno iniziato l’attacco via terra. Un bilancio di morte destinato a crescere col passare delle ore.

Al momento l’Idf controlla circa il 40% del territorio urbano di Gaza City. Come parte dell’avanzata verso Gaza City, durante la notte di lunedì e nella giornata di ieri sono stati introdotti alla periferia blindati telecomandati carichi di esplosivo con lo scopo di distruggere edifici e infrastrutture, per preparare il terreno in vista dell’ingresso di altre forze. Il portavoce militare ha spiegato che si tratta di vecchi veicoli M113 dismessi dall’Idf, riempiti con tonnellate di esplosivo e guidati in profondità nei tunnel grazie a un sistema di controllo a distanza. Le potenti esplosioni sono state udite chiaramente a Tel Aviv, nel resto del centro e del sud del Paese. Il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir e il capo del Comando Sud Yaniv Asor sono in prima linea insieme alle truppe sul campo di battaglia a Gaza City. Lo riferisce il portavoce militare, aggiungendo che le divisioni 162 e 98 stanno guidando l’offensiva. “L’operazione si espanderà nei prossimi giorni. Lo sguardo è su più fronti: la scorsa notte abbiamo attaccato anche sul fronte nord, e ci stiamo preparando a ogni scenario”, ha detto.

L’esercito israeliano ha iniziato l’operazione di invasione a Gaza con la mobilitazione di 70.000 riservisti e altri 60.000 riservisti si uniranno a loro, con 130.000 riservisti che opereranno al picco. Lo rivelano fonti militari. L’ingresso a Gaza City arriva dopo che le forze hanno operato a Zeitun, Jabaliya e Sheikh Radwan nelle ultime settimane, mentre espandevano la loro presa operativa intorno a Gaza City. Il Forum delle famiglie degli ostaggi israeliani, che si dicono “terrorizzate per la sorte dei loro cari”, ha dichiarato lo “stato di emergenza” per l’offensiva dell’Idf a Gaza City e ha annunciato l’allestimento di un accampamento di tende fuori dalla residenza del primo ministro Benjamin Netanyahu a Gerusalemme. L’accampamento, afferma il Forum, “rimarrà finché Netanyahu non ascolterà e non metterà in atto la volontà del popolo: il ritorno immediato di tutti gli ostaggi e la fine della guerra”. Ogni sera, alle 19:30, sono previste manifestazioni nell’area dell’accampamento.

«Mi trovo qui nella sala operativa della Kirya insieme al ministro della Difesa, al vicecapo di stato maggiore, al capo del consiglio per la Sicurezza nazionale e ad alti comandanti dell’Idf. Le nostre forze stanno operando nella città di Gaza, con l’obiettivo di sconfiggere il nemico, ma allo stesso tempo anche evacuare la popolazione civile. In questo momento, stiamo facendo sforzi per aprire ulteriori corridoi che permettano un’evacuazione più rapida della popolazione di Gaza, per separarla dai terroristi, che sono il nostro bersaglio». Così Netanyahu parlando dalla sala operativa del ministero della Difesa a Tel Aviv. “Vedremo, non so molto”, ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rispondendo alle domande dei giornalisti sull’operazione di terra di Israele su Gaza City. “Hamas sarà in grossi guai se userà gli ostaggi come scudo umano”, avverte il tycoon prima di partire per una visita di Stato a Londra.

Intanto, una commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite ha accusato ieri Israele di aver commesso un “genocidio” nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023, con l’”intenzione di distruggere” i palestinesi. “Abbiamo concluso che a Gaza si sta verificando un genocidio e che continua a verificarsi, e che la responsabilità ricade sullo Stato di Israele”, ha dichiarato la presidente della commissione, Navi Pillay.

17 Settembre 2025

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