L'attacco alla Flotilla
Global Flotilla, neanche Benni avrebbe eguagliato la vis comica delle autorità tunisine…
Se fosse in vita, avrebbe potuto formulare creative ipotesi sugli oggetti caduti sulla Flotilla. Difficile però superare i buontemponi di Tunisi
Esteri - di Ammiraglio Vittorio Alessandro
Peccato che Stefano Benni non ci sia più. Avrebbe potuto stilare due o tre ulteriori ipotesi sugli oggetti incandescenti caduti sulle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. Difficile, è vero, eguagliare la vis comica delle autorità tunisine, per le quali il primo incendio sarebbe stato innescato da una sigaretta e abbia interessato i giubbotti di salvataggio, notoriamente non infiammabili.
Benni, oltre tutto più montanaro che marino, avrebbe comunque faticato a tener dietro ai buontemponi di Tunisi.
In sua assenza, mi azzardo, immodestamente, a formulare nuove possibili congetture:
1. Il razzo di segnalamento. Qualcuno da bordo lo spara e l’equipaggio poi, di corsa, scioglie gli ormeggi e spinge la barca proprio là dove il razzo sta per posarsi, per riprenderlo a bordo ancora acceso: un po’ come quelli che corrono in coperta per fare la pipì sopravvento.
2. Il fuoco fatuo. Come nelle paludi e nei cimiteri, può darsi che anche nelle acque tunisine si registri il fenomeno di autocombustione del fosfano (ciò spiegherebbe anche la partenza, da quelle coste, di molte persone preoccupate da certe paurose leggende).
3. Gli extraterrestri. Questa è, forse, l’ipotesi più ardita, ma ormai soltanto pochi trattenengono la certezza che solo nel nostro pianeta esistano forme di vita (per quanto non sempre esaltanti).
Ciao, caro Stefano Benni, peccato che te ne sia andato, mi hai dato tanta allegria.
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