Su Rai3 "La nostra magnifica ossessione"
Chi era Bernardo Bertolucci, eterno compagno di mille rivolte
Dagli esordi al fianco di Pasolini ai capolavori più celebrati come Novecento: Marco Spagnoli ripercorre carriera e biografia del maestre che non si fece mai addomesticare
Cinema - di Chiara Nicoletti
Questa sera 11 settembre, in prima serata su Rai 3, arriva il documentario La nostra magnifica ossessione. Bernardo Bertolucci e la sua generazione, diretto da Marco Spagnoli e prodotto da Minerva Pictures e Arte, in collaborazione con Rai Documentari. Reduce da un florido percorso festivaliero, racconta, attraverso materiali di repertorio rari e inediti, l’avventura irripetibile di un gruppo di giovani cineasti guidati da un Maestro destinato a lasciare un segno indelebile nella storia del cinema italiano e internazionale: Bernardo Bertolucci. Marco Spagnoli infatti testimonia l’esistenza di una vera e propria “famiglia cinematografica”, che si è creata attorno alla figura carismatica dell’indimenticato Maestro Bertolucci, capace di conquistare l’Oscar e di influenzare generazioni di spettatori e di registi in tutto il mondo, da Martin Scorsese a Francis Ford Coppola, da Woody Allen a Paul Thomas Anderson.
“Raccontare Bernardo Bertolucci significa raccontare la forza di un’intera generazione che ha saputo trasformare il cinema in linguaggio universale. Con questo documentario vogliamo restituire al pubblico non solo il ritratto di un grande maestro, ma anche l’energia vitale di un’epoca che ha inciso profondamente nella storia culturale del Paese e del mondo” dichiara Luigi del Plavignano, Direttore di Rai Doc, sottolineando che questa è “la missione di Rai Documentari: custodire la memoria e renderla viva, intrecciando passato e presente, per offrire agli spettatori strumenti di conoscenza e di emozione. Portare in televisione l’eredità di Bertolucci significa celebrare la libertà creativa, la visione collettiva e quella “magnifica ossessione” che rende il cinema una delle più alte forme d’arte”. Marco Spagnoli compie un viaggio lungo il percorso di vita e d’arte di Bertolucci attraverso mezzo secolo tra successi, immensi risultati artistici, ostacoli tecnici, epici litigi e una sconfinata, immensa passione per la settima arte. Per farlo si serve delle parole, i ricordi, la cronaca contemporanea di vita e di cinema descritta da artisti come lo stesso Bertolucci, Vittorio Storaro, Gato Barbieri e tanti altri compagni di lavoro, collaboratori, amici: Adriana Asti e Marisa Paredes alla loro ultima apparizione; Dario Argento, Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Daniele Luchetti, Vittorio Cecchi Gori, Tea Falco, da lui scoperta e infine, la partecipazione speciale di Stefania Sandrelli, attrice fondamentale per film indimenticabili come Partner, Il conformista, Novecento e Io ballo da sola e che afferma: “Io ho fatto quattro film con Bernardo, anche se avrei voluto farli tutti”.
La nostra magnifica ossessione è non solo un documentario sul Maestro Bertolucci ma un mezzo per ritrarre un’intera epoca, con le trasformazioni sociali e culturali che hanno investito il mondo a partire dagli anni 60. Marco Spagnoli con la sua visione da regista ma anche giornalista e direttore di Festival, spiega le ragioni profonde del progetto ma soprattutto il perché avesse senso realizzarlo adesso: “Bertolucci, grazie a questo film, può tornare ad essere un punto di riferimento generazionale per i ragazzi che possono riscoprire la carica libertaria, ribelle, anticonvenzionale ed erotica del suo cinema, togliendo un po’ la “polvere” inevitabile che ricopre il lavoro dei grandi registi: quella stardust che, alle volte, sublimando nell’Olimpo dei grandi autori, ne uccide involontariamente lo spirito ribelle più profondo che, invece, si prova così ad “addomesticare”. Senza dubbio il lavoro di Bertolucci può parlare facilmente e direttamente al cuore e alla mente delle nuove generazioni”.
Cosa può scuotere di più i giovani aspiranti cineasti di oggi, ad esempio, se non scoprire che Bertolucci iniziava il suo percorso cinematografico in parallelo con Pier Paolo Pasolini, di cui era amico e che “tentava” il cinema con Accattone?. Il film sottolinea l’importanza che ha avuto per Bertolucci e che ha tutt’ora per qualsiasi artista e creativo, il vivere dentro un fermento culturale, alimentarlo, avendo sete di nuovo e voglia di oltrepassare il già visto e respirato. Ricorda Roberto Perpignani, suo storico montatore: “In casa di Bertolucci c’era proprio il senso della cultura visiva, musicale, della cultura in generale come fatto armonico”. Di lui Pupi Avati dice: “univa al talento anche un fascino personale, fisico”. Toccante il contributo dell’amico Marco Bellocchio: “Avrei voluto negli ultimi suoi anni proprio essergli accanto, avrei potuto aiutarlo nel senso di scrivere insieme, di creare un movimento che lo potesse aiutare a fare ancora delle altre cose straordinarie.
Purtroppo, non siamo eterni”. Di Bellocchio parla proprio Spagnoli nelle sue note di regia: “Bertolucci è una delle voci più influenti del cinema internazionale e ha sempre stabilito un rapporto privilegiato con il pubblico giovane di tutte le epoche, essendo anche lui, per sua stessa ammissione, un eterno ragazzo. Questo film, quindi, mira a raccontare un regista mai visto esaltando gli elementi sexy e seducenti del suo cinema, andando, inoltre, ad esplorare un inedito versante analitico della sua personalità che lo accomuna all’altro grande regista italiano Marco Bellocchio e che lo ha reso un punto di riferimento per diverse generazioni di spettatori in tutto il mondo”.
Il Maestro Bellocchio ha più volte dichiarato che lui e Bertolucci hanno preso strade diverse, pur avendo iniziato negli stessi anni. Bertolucci si è aperto al mondo mentre Bellocchio è rimasto e rimane tuttora un riferimento per raccontare l’Italia e le sue trasformazioni. A tal proposito, lo stesso Spagnoli sottolinea: “Non esisteva, fino ad oggi, un documentario che racconti in maniera così approfondita la vita e il lavoro di Bernardo Bertolucci, un artista le cui inquietudini hanno profondamente toccato le esistenze di milioni di persone in tutto il mondo. Un artista diverso dagli altri e capace di parlare a platee internazionali.”. Un regista sempre contemporaneo, universale, nelle parole elogiative di Stefania Sandrelli: “Film come Il conformista sembrano in costume invece sono film attuali, del presente. Bertolucci era un regista del presente, inconsapevolmente avvolto da un’aura. Lui diceva che la sua passione per il cinema era accecante ed era così!”. A riprova di quanto il cinema del Maestro Bernardo abbia toccato gli animi ad ogni latitudine, ecco infine il pensiero nostalgico del regista tedesco Wim Wenders che di lui parla al presente: “La maggior parte dei suoi film per me sono come sogni che diventano realtà, lui è un meraviglioso sognatore, mi manca”.
“Aver incontrato Bernardo e aver fatto un film per lui ha significato tutta la mia vita. Ero molto giovane e lui ha creduto in me – ricorda Tea Falco –, mi ha scelta tra tanti. Marco Spagnoli mi ha chiesto di parlare di Bernardo ed è stato un incontro molto genuino e vero come lo è stato con Bernardo. La verità è profonda, è come un fiume in piena che porta amore. Essere veri porta fortuna, la verità è un vestito e Bernardo era vestito da questo. Era possente, dolce, un bambino uomo, un piccolo grande Budda. Trattava tutti i suoi attori come i suoi figli e se ne preoccupava. Lo faceva anche con i suoi film senza mai sminuire uno piuttosto che un altro. Ci sono tabù, traumi che bisognava guardare e superare. Lui li ha mostrati, la società a cercato di superarli. Parlando di incesto, di amore, di conformismo, politica, di reincarnazione. Godard diceva che era diventato commerciale. Se sapesse ora Godard cosa è il commerciale. Con Marco allo stesso modo È stata una semplice intervista nel blu, ma mi è sembrato un sogno, come voglio che resti il cinema. Cinema che non può morire“.