In Vaticano
Leone incontra Herzog, il Papa gela Israele: “Due Stati unica via, garantire un futuro al popolo palestinese”
Il presidente israeliano ha garantito "sicurezza" ai cristiani in Medio Oriente, ma il Pontefice ha chiesto di più: la ripresa dei negoziati, il sostegno della comunità internazionale ai palestinesi, il cessate il fuoco, l'ingresso sicuro di aiuti e il rispetto del diritto umanitario
News - di Umberto De Giovannangeli
Il presidente Herzog ha assicurato l’impegno a “garantire la sicurezza e il benessere delle comunità cristiane in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente”. Il Pontefice ha riproposto le ragioni del dialogo e della soluzione a due Stati. E ha espresso preoccupazione per il “futuro del popolo palestinese”. Cordialità, certo, ma la lettura della nota diramata dalla Santa Sede, licenziata dopo un certosino lavoro su ogni parola, lascia intendere che gli incontri del presidente d’Israele Isaac Herzog con Papa Leone XIV e, successivamente, con il Segretario di Stato vaticano cardinale Parolin, non siano stati caratterizzati da un’assonanza di vedute. Sul presente e sul futuro della Palestina e dell’intero Medio Oriente.
“Nel corso dei cordiali colloqui con il Santo Padre e in Segreteria di Stato”, si legge nel comunicato diramato dalla Santa Sede, “è stata affrontata la situazione politica e sociale del Medio Oriente, dove persistono numerosi conflitti, con particolare attenzione alla tragica situazione a Gaza”. Se in passato le note vaticane riferivano di quanto discusso tra i capi di Stato ricevuti dal Papa e dalla Segreteria di Stato, ieri la nota specificava che quanto riferito era frutto anche del colloquio con il Papa in persona. “Si è auspicata”, sottolinea la Santa Sede, “una pronta ripresa dei negoziati affinché, con disponibilità e decisioni coraggiose, nonché con il sostegno della comunità internazionale, si possa ottenere la liberazione di tutti gli ostaggi, raggiungere con urgenza un cessate-il-fuoco permanente, facilitare l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari nelle zone più colpite e garantire il pieno rispetto del diritto umanitario, come pure le legittime aspirazioni dei due popoli”. “Si è parlato di come garantire un futuro al popolo palestinese”, sottolinea la nota, “e della pace e stabilità della Regione, ribadendo da parte della Santa Sede la soluzione dei due Stati, come unica via d’uscita dalla guerra in corso. Non è mancato un riferimento a quanto accade in Cisgiordania e all’importante questione della Città di Gerusalemme”.
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“Nel prosieguo dei colloqui”, conclude la nota, “si è convenuto sul valore storico dei rapporti tra la Santa Sede e Israele e sono state affrontate anche alcune questioni riguardanti i rapporti tra le Autorità statali e la Chiesa locale, con particolare attenzione all’importanza delle comunità cristiane e al loro impegno in loco e in tutto il Medio Oriente, a favore dello sviluppo umano e sociale, specialmente nei settori dell’istruzione, della promozione della coesione sociale e della stabilità della regione”. La soluzione a due Stati come “unica via di uscita”, ribadisce la Santa Sede. L’esatto opposto di quanto pensa e fa chi oggi governa Israele.
Gaza, ovvero un immenso campo di sterminio. Almeno 84 palestinesi sono stati uccisi e 338 feriti nelle ultime 24 ore a seguito dei raid condotti dalle forze israeliane sulla Striscia di Gaza, secondo quanto riferito dal Ministero della Salute locale, citato da Al Jazeera. Le autorità hanno precisato che «numerose vittime si trovano ancora sotto le macerie e per le strade», poiché le squadre di soccorso e le ambulanze non riescono a raggiungerle. Il Ministero ha inoltre riferito che 17 persone sono state uccise e 174 ferite mentre cercavano aiuti umanitari, portando a 2.356 il totale dei civili morti mentre tentavano di ottenere assistenza dall’inizio del conflitto, con almeno 17.244 feriti. I funzionari militari israeliani stimano che circa 200.000 residenti di Gaza City (circa il 20% di quelli attualmente rimasti) rifiuteranno di lasciare la città e rimarranno nella zona di combattimento, anche se la loro vita fosse in pericolo.
Martedì, il Capo di Stato Maggiore delle Idf, Eyal Zamir, ha annunciato l’inizio delle manovre di terra in città. Finora, circa 70.000 residenti sono fuggiti. “Sembra che Hamas voglia un accordo più del governo israeliano”. Così Liran Berman, fratello degli ostaggi Gali e Ziv, ha commentato la notizia che il gruppo militante palestinese si è detto pronto a un accordo globale per la fine della guerra e la liberazione di tutti gli ostaggi, mentre l’esecutivo israeliano lo ha respinto. «Hamas vuole restituire gli ostaggi e porre fine alla guerra. Sono l’ultima persona che si fiderebbe di Hamas, ma almeno per come appare ora, sta facendo sforzi per restituire gli ostaggi mentre Israele sta creando difficoltà», ha aggiunto Liran a Yedioth Ahronoth. All’annuncio del gruppo palestinese, mercoledì sera, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato di «montatura» e il ministro della Difesa Israel Katz ha chiesto la resa oppure, ha detto, ci sarà la distruzione di Gaza City.