“Le accuse erano infondate, ma doveva pagare”
La serie di Bellocchio su Enzo Tortora sbarca a Venezia: “Era innocente ma doveva pagare”
Il suo fu il più clamoroso caso di malagiustizia. Messo all’indice da un pentito inaffidabile, fu messo alla gogna. “Era inviso a una potente classe sociale che vedeva con disprezzo la sua enorme popolarità. Anche il Vaticano diffidava di lui, non godeva di nessuna protezione»
Spettacoli - di Chiara Nicoletti
A tenere il timone per il consueto giro di boa verso la settimana conclusiva dell’82esima Mostra del cinema di Venezia è Marco Bellocchio che è finalmente approdato al Lido con i primi due episodi dell’attesissima serie Portobello, che racconta uno dei più clamorosi errori giudiziari italiani: la vicenda del presentatore televisivo Enzo Tortora, la parabola tragica della caduta di un uomo innocente. A interpretare il giornalista e conduttore, il maestro chiama uno dei suoi attori faro, Fabrizio Gifuni, per lui già volto di Aldo Moro in Esterno Notte. Gli affianca Barbora Bobulova nel ruolo della sorella, Anna Tortora, Romana Maggiora Vergano in quello della giovane compagna Francesca Scopelliti e infine lo contrappone a Lino Musella, interprete di Giovanni Pandico, uomo di camorra e primo artefice delle infondate accuse.
Parte dai primi anni 80 Marco Bellocchio per ritrarre Enzo Tortora all’apice del successo. La sua trasmissione, Portobello, ha appena raggiunto i 28 milioni di spettatori in prima serata, incantati davanti allo schermo a sperare che il pappagallo parlerà. In quello stesso periodo il presidente Pertini nomina Tortora Commendatore della Repubblica poiché, come ci ricorda Bellocchio, è lui il re della TV, con il suo programma racconta il Paese, se ne fa portavoce, lo ascolta e lo conforta. Il terremoto dell’Irpinia infatti, per cui lo stesso Tortora si impegna a raccogliere fondi, va ad incrinare gli equilibri della Nuova Camorra Organizzata. Uno dei suoi esponenti, vicino al boss Raffaele Cutolo, tale Giovanni Pandico, è tra i primi pentiti. Interrogato, fa il nome che nessuno si aspetta: Enzo Tortora. Cosi inizia l’odissea. Portobello sarà la serie con cui HBO Max debutterà in Italia, per il prossimo marzo 2026 ed è un progetto con cui Marco Bellocchio sta continuando a riscrivere, con il cinema, dei pezzi di storia italiana. Il maestro svela l’idea iniziale: “La prima scintilla per la serie è nata dopo aver letto un libro di Enzo Tortora dal titolo Lettere a Francesca, una selezione di lettere che Tortora scrisse dal carcere alla sua compagna Francesca Scopelliti. A quel punto le ho telefonato e ho deciso di fare questa serie”. C’è poi la domanda a cui neanche il regista de I Pugni in tasca può evitare: ma lei, Portobello, la vedeva? “La celebrità di Tortora, noi poveri intellettuali di sinistra, non è che la invidiassimo ma la guardavamo con un certo distacco, ma chi si crede di essere questo intellettuale un po’ all’inglese? Lui era la cosa più lontana da me ideologicamente ma se 28 milioni di italiani vedevano Portobello, un successo unico forse raggiunto solo dalle partite di calcio, immaginate il mio stupore quando leggo che è stato arrestato perché camorrista e trafficante di droga”.
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È Fabrizio Gifuni, nell’incontro con la stampa italiana, a offrire uno sguardo attento ai misteri attorno alla persona e al personaggio Enzo Tortora: “È indubbio che questa storia sia una ferita che ha lasciato un segno profondo nella società italiana. Tutta la vicenda televisiva che è indissolubilmente legata poi alla vicenda professionale e anche giudiziaria alla fine ha come sfondo un’Italia che cambia faccia. Guardandola attraverso la TV, dal ‘77 all’83, in soli sei anni, l’Italia Passa davvero da un’epoca storica a un’altra, scavalcati, come capita di dire spesso, i due corpi sepolti di Pasolini e di Moro si entra in un’altra Italia e si arriva per passaggi graduali fino ai nostri giorni”. “Io – continua Gifuni – ho iniziato a chiedermi personalmente come mai ad esempio un personaggio così popolare, così amato da una parte consistente dell’Italia, avesse accumulato negli anni anche un sotterraneo sentimento di antipatia che non era soltanto quella cui accennava Marco Bellocchio, legata anche a un modo di guardare il personaggio ma anche delle cose che ho scoperto e che non conoscevo riguardo alla libertà totale che Tortora aveva nell’assumere determinate posizioni. Il presentatore è quello che si batte più di tutti per la liberalizzazione delle televisioni, scriveva in rubriche cose di una libertà e di una forza unica, ci sono anche tanti altri strati sotto questa vicenda e abbiamo cercato di indagarli con Marco”. In tutta la sua ricerca di chi era ed è stato veramente Enzo Tortora, rimane da capire se Marco Bellocchio abbia scoperto qualcosa di nuovo sul presentatore: “Francesca mi ha rivelato che durante il processo, lei da grande credente (mentre Tortora ha sempre difeso il suo agnosticismo) pregava. Questo è qualcosa che mi ha rivelato lei, e che mi ha emozionato: lei che pregava mentre avvenivano delle cose penose per l’uomo che amava”. Ricordiamo che Enzo Tortora è stato una delle prime vittime di quella che oggi chiameremmo ‘cancel culture’ e fu proprio la Rai a cancellarlo. Non a caso, Portobello è produzione Hbo: “C’è comunque una collaborazione con la Rai che avrà questa serie come seconda finestra” ci rassicura Lorenzo Mieli, produttore per Our Own Films, per calmare gli animi. Aspettiamo gli ultimi 4 episodi in uscita l’anno prossimo anche se Bellocchio lascia intendere che sta già pensando ad un nuovo progetto.