L'intervista all'europarlamentare
“Basta proclami, se Meloni sta con i bimbi di Gaza smetta di armare Israele che li uccide”, parla Marco Tarquinio
«A Rimini la premier si è detta vicina alla Palestina: se è davvero così perché il governo continua a rendersi complice dei crimini di Israele continuando a fornire armi? Il doppio standard dell’Europa è intollerabile: condanna e sanziona Putin, ma su Netanyahu fa finta di niente»
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Marco Tarquinio, europarlamentare, già direttore di Avvenire: “Ue marginale da Gaza a Kiev. Evaporata l’illusione di un’Europa che conta”: così Mario Draghi al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Visto da Strasburgo, è un giudizio condivisibile?
Purtroppo, sì. L’affievolimento del ruolo globale dell’Unione Europea nel tempo di guerra che viviamo ha, a mio parere, almeno due grandi cause. Da una parte l’aumento delle propagande e delle spinte nazional-sovraniste in diversi Paesi membri che contagiano e comunque condizionano anche le forze europeiste, con il progressivo stravolgimento delle priorità fondative dell’Europa comunitaria: pace, diritti umani, stato di diritto, multilateralismo, costruzione di una comune e sostenibile economia sociale di mercato. Dall’altra le strategie ostili dei vecchi-nuovi imperi – Usa, Russia, Cina – che hanno interesse a impedire la presenza di un “gigante buono”, come potrebbe e dovrebbe essere la UE. È positivo che anche Mario Draghi, forte di una riconosciuta autorevolezza, ora usi toni fermi e persino ruvidi con quest’Europa impastoiata da egoismi, miopie e pavidità. Avrei apprezzato molto se l’ex presidente della Bce avesse insistito di più sulla graduale ma decisa conversione verde dell’intera economia europea e se avesse affrontato con severità il tema della politica di difesa comune, che in realtà oggi non c’è mentre c’è un riarmo dei singoli Stati dell’Unione (e della Nato) agli ordini della Casa Bianca e con massicci ordinativi a vantaggio dell’industria militare Usa. La resistenza europea ai nuovi-vecchi imperialismi si fa con politiche innovatrici forti nel continente e nel mondo, non rassegnandosi alla logica e alla pratica del riarmo e della guerra.
Nonostante questo duro giudizio si può essere e restare europeisti convinti?
Sì deve! Proprio perché vogliamo un’Europa federale, siamo costernati per la carenza di visione e di coraggio e dell’Unione in questo terribile passaggio d’epoca segnato dal ritorno sulla scena globale non dei super-potenti ma dei pre-potenti capitanati da Donald Trump e Vladimir Putin. Trump è l’alleato d’Occidente a cui tutto permettiamo e da cui tutto subiamo. I dazi base “quindici a zero” sono la fotografia del rapporto non solo asimmetrico ma ancillare tra Ue e Usa, così come lo sono l’imposizione ai Ventisette di politiche di bilancio ed energetiche al servizio di quelle nordamericane. Trump dà i numeri con arrogante nonchalance – 750 miliardi di dollari da mettere sui combustibili fossili Usa, altri 600 da consegnare al complesso industrial-militare a stelle e strisce – noi minimizziamo e facciamo le sue addizioni e le nostre sottrazioni. È sotto gli occhi di tutti, poi, l’ingiustificabile doppio standard UE nei confronti della Russia di Putin e dell’Israele di Netanyahu. Si sta preparando il 19esimo pacchetto di sanzioni a Mosca, ma per Tel Aviv neppure un accenno del primo, nonostante l’infinito massacro di Gaza e lo sbranamento della Cisgiordania… Il dolore e l’orrore per ciò che continua ad accadere sotto i nostri occhi da quasi 700 giorni hanno però finito per tracimare e qualcosa si sta muovendo a livello di cancellerie europee. Meglio tardi che mai, ma soprattutto mai più così tardi.
Per questo lei è stato tra i primissimi a chiedere la sospensione dell’Accordo UE-Israele?
Sospendere non è cancellare. È premere con forza, lasciando braccia e porte aperte. Israele ci importa e ci riguarda, esattamente come la Palestina. E ci importano e ci riguardano Ucraina e Russia. Non capisco e non accetto una realtà nella quale ci dimostriamo pronti a riempire di armi il fronte della guerra d’Europa e rompiamo totalmente con la Russia, identificando il governo di Putin con il popolo, e non riusciamo a fermare affari e rifornimenti militari verso Israele, assolvendo il governo Netanyahu in nome del popolo ebraico.
Quadro fosco, giudizio severo. Dobbiamo rassegnarci?
Niente affatto. Non ci si può rassegnare a questa insensata condizione da “contributori”, da complici e, per tanti versi, morali e materiali, da vittime nelle guerre in corso. Le enumero sommariamente, a partire dalle piaghe terribili delle guerre d’Ucraina e di Palestina. La guerra israelo-statunitense con l’Iran degli ayatollah a propria volta in guerra permanente con le sue donne e tanti suoi cittadini. Le guerre neo-ottomane nel Vicino Oriente e nel Caucaso. Le guerre contro i luoghi e gli strumenti del multilateralismo a cominciare dall’Onu con le sue agenzie, dall’Oms, dalle Corti che affermano l’idea e la pratica della giustizia internazionale. Le guerre contro i poveri, soprattutto quelli immigrati e ancora migranti. Le guerre contro le politiche per governare, orientare e mitigare gli effetti del cambiamento climatico e l’evoluzione tecnologica e digitale… Troppe guerre per un mondo solo. Eppure, bisogna resistere alla tempesta e tracciare una rotta per uscirne, So di ritrovarmi in diversi momenti in minoranza nell’Eurocamera, ma so anche di non essere solo e, comunque, per la mia parte e nella mia parte, che è quella del centrosinistra italiano ed europeo, non rinuncio a spendermi per andare finalmente oltre questo disordine bellico delle cose.
Si può invocare una discontinuità su pace, fiscalità condivisa, transizione ecologica etc, per l’Europa e poi votare per la Commissione europea di Ursula von der Leyen?
Mi ci sono volute poche settimane da eurodeputato per avere conferma che Ursula von der Leyen non è la donna giusta al posto giusto. A luglio 2024 mi risolsi a dare credito al suo rinnovato impegno europeista concertato con una coalizione di forze progressiste e moderate che comprende il mio gruppo di appartenenza, cioè i Socialisti e Democratici, i Popolari, i liberali di Renew e i Verdi. Sembrava marcare una distanza forte dalla politica di apertura alle destre anti-europeiste condotta dal suo connazionale e leader europopolare Weber. Un’illusione ottica, ahinoi. Per questo, a fine novembre 2024, votai “no” al suo secondo esecutivo comunitario. Una scelta non facile, ma decisa e chiara, argomentando che avremmo dovuto fare i conti molto presto con l’ambiguità politica strutturale del nuovo quadro politico e parlamentare europeo. A questo siamo.
Il presidente USA, Donald Trump, ha definito il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, un “eroe di guerra” e un “brav’uomo”. Nessun governante europeo, tantomeno la presidente della Commissione europea, ha avuto il coraggio di contraddirlo.
Quando si tace e non si sa stare accanto alle vittime per far cessare il fuoco, non ci si salva: si diventa vittime a propria volta. Vale per la UE e vale per l’Italia. Giorgia Meloni al Meeting di Rimini ha sostenuto di stare accanto ai bimbi di Gaza. Ma il suo governo non ha fermato i rifornimenti di armi a Israele. Sta davvero coi bimbi palestinesi? Smetta la complicità, smetta di sostenere e armare chi li affama e li uccide e ammazza i loro genitori e distrugge le loro case, gli ospedali e le scuole, devasta e ruba la loro terra.
A Gaza è in atto un genocidio. L’esercito israeliano ha iniziato l’invasione di Gaza City; la fame come arma di guerra. Cos’altro deve accadere per sanzionare Israele?
Mentre ci si accapigliava sulla parola “genocidio” si è consentito che un genocidio si realizzasse a colpi di bombe e di missili, di mitraglia e di droni, negando cibo e acqua e medicine, costringendo due milioni di persone a non avere più terra dove stare con un minimo di sicurezza e stabilità, criminalizzando e smantellando i servizi essenziali garantiti al popolo palestinese dalle agenzie delle Nazioni Unite e specialmente dall’Unrwa oltre che da benemerite organizzazioni non governative, mettendo nel mirino persino sacerdoti e suore cristiani colpevoli solo di curare e dare voce alla propria gente, cristiana e musulmana… Tutto è tremendamente chiaro.
Vengono ammazzati e infangati anche i giornalisti, testimoni scomodi degli eventi.
Ammetto, di essere stato colpito quando in questi ultimi giorni d’agosto 2025 ho finalmente sentito governanti italiani protestare per l’uccisione di cinque giornalisti nell’attacco a un ospedale di Gaza. Ma dov’erano i signori e le signore della destra, e perché hanno taciuto, mentre venivano massacrati, settimana dopo settimana, altri 270 cronisti? Perché non hanno protestato quando a giornalisti e parlamentari italiani ed europei è stato impedito di verificare direttamente gli orrori nella Striscia? E perché politici italiani ed europei di destra – e purtroppo non solo – prendono per buone e rilanciano propagande e fake news propalate da agenti del governo Netanyahu contro quanti, cronisti e funzionari dell’Onu, aiutano a far vedere la feroce pulizia etnica in atto a Gaza e in Cisgiordania? Cito i volgari attacchi contro la giurista Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.
E cos’altro deve accadere perché la UE e l’Italia riconoscano lo Stato palestinese?
Sono ormai 156 gli Stati che riconoscono la Palestina o si apprestano a farlo. 156 su 195 membri Onu. È una buona notizia. Ed è una pessima notizia. Perché basta il rifiuto degli altri, a partire da Usa e molti Paesi UE, Italia compresa, a generare l’idea che che la Palestina possa essere trasformata in campo di battaglia e in spazio da annettere alla Grande Israele. È una responsabilità collettiva della classe dirigente italiana il mancato riconoscimento dello Stato di Palestina accanto allo Stato d’Israele. Ma è gravissimo che i portavoce della destra italiana ed europea – anche quella che si traveste da centro – usino l’ombra tremenda delle sopraffazioni e dei crimini di Hamas per sostenere che questa scelta sarebbe prematura. Ogni nuovo giorno fatto passare invano è un regalo agli estremisti israeliani che – come ha spiegato con rigore e passione Anna Foa – stanno assassinando i palestinesi e la Palestina e congiurano al “suicidio di Israele”.