Il carcere per migranti dichiarato illegale
Bye bye Alligator Alcatraz, perché chiude la prigione circo di Trump
Costruito in fretta e furia per stipare 3mila migranti in attesa di espulsione, attorniati da alligatori, il Cpr di Donald è ai titoli di coda: “È in un’area protetta”
Esteri - di Redazione Web
Era il fiore all’occhiello del tycoon, ma è appassito subito: la giudice federale degli Stati Uniti, Kathleen Williams, ha ordinato infatti la chiusura di Alligator Alcatraz, il centro di detenzione per migranti presentato dallo stesso Trump in pompa magna appena il 2 luglio scorso. Nell’ordinanza della giudice Williams si concedono 60 giorni di tempo per interrompere le attività della gabbia per migranti e rimuovere generatori, impianti gas e fognari installati nel sito.
La sentenza denuncia inoltre che la struttura sta causando gravi danni ambientali alla zona e ripercussioni alle specie in via di estinzione che ospita. Viene proibito pertanto l’ampliamento del centro di detenzione, oltre che l’inserimento di nuovi detenuti. “Si tratta di una vittoria storica per le Everglades e per gli innumerevoli americani che credono che questa natura selvaggia in pericolo debba essere protetta, non sfruttata”, ha affermato Eve Samples, direttrice esecutiva di Friends of the Everglades, come riporta Bbc News. Trump aveva detto in estasi che ad Alligator sarebbero stati deportati «i criminali più spietati e violenti d’America», ma della stessa opinione non erano i nativi americani. «Non si tratta di una terra desolata infestata da alligatori e pitoni (…) bensì l’area protetta di Big Cypress (adiacente alla Tamiami Trail) è terra della nostra tribù» aveva avvertito un portavoce della tribù Miccosukee. «Ospita 19 villaggi tradizionali di Miccosukee and Seminole, (…) la Miccosukee Reserved Area, e la Miccosukee Water Conservation Area 3-A».
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Il supercarcere per migranti voluto da Trump è stato oggetto di varie denunce presentate dagli attivisti e dai residenti. Lo Stato della Florida, che sta collaborando con l’amministrazione Trump nella costruzione del sito, ha già presentato ricorso. Costruito due mesi fa nel mezzo di una palude di Miami, Alliogator Alcatraz è diventato il fulcro dell’attività repressiva dell’immigrazione illegale voluta dall’amministrazione Trump. Il suo nome deriva dalla fauna selvatica di alligatori, coccodrilli e pitoni che, secondo Trump, avrebbero impedito ai detenuti di fuggire. Può ospitare fino a 3mila detenuti. Il carcere è stato presentato ufficialmente come un luogo di transito per migranti in attesa di espulsione, una specie di Cpr nostrano, appena un po’ più rustico. La segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, aveva parlato della struttura come parte di un piano per raddoppiare i posti letto nazionali destinati alla detenzione di migranti, portandoli a quota 100mila.
L’obiettivo, aveva spiegato Noem, è sostenere una nuova ondata di arresti che l’Ice – Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale statunitense preposta al controllo dell’immigrazione e alla lotta contro i crimini legati all’immigrazione irregolare e al traffico illecito di persone e merci – intende incrementare fino a 3mila fermi al giorno. “Se non volete finire qui, autoespelletevi subito”, aveva avvisato Noem, affermando che oltre un milione di persone avrebbero già lasciato volontariamente il Paese dall’inizio del mandato Trump. The Donald stesso ha visitato la struttura, il mese scorso, descrivendola come “più dura della vecchia Alcatraz” allietando gli astanti con sapide battute su come sfuggire agli alligatori: “Dovete correre a zigzag, così le vostre chance di sopravvivere aumentano dell’1%”, aveva detto. Ma a sopravvivere resterà soltanto il ricordo della sua prigione barnum.