La conquista dell'enclave
Cosa prevede il piano Netanyahu per l’occupazione di Gaza: l’operazione militare e la “consegna” alle forze arabe
L’Idf inizierà con la presa di Gaza city, i cui abitanti (circa 1 milione) verranno evacuati. Contro l’occupazione si scagliano però i vertici militari israeliani e i familiari degli ostaggi
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
L’ora più buia per l’Israele che si oppone alla deriva bellicista, per il popolo palestinese per i martoriati gazawi è scoccata. La occupa ma non l’annette. Ma sul campo non c’è differenza. Benjamin Netanyahu conferma l’intenzione di occupare tutta la Striscia di Gaza. In un’intervista a FoxNews il premier israeliano ha affermato “intendiamo farlo” rispondendo alla domanda se Israele avesse intenzione di assumere il controllo di tutta la Striscia. L’operazione militare, ha spiegato Netanyahu prima della riunione del gabinetto che dovrà decidere l’occupazione della Striscia, “per garantire la nostra sicurezza, rimuovere Hamas, permettere alla popolazione di essere libera e trasferire Gaza a un governo civile che non è Hamas e nessun altro che voglia la distruzione di Israele”. “Non annetteremo” la Striscia – ha detto Netanyahu nell’intervista alla rete americana vicina al presidente Donald Trump -. A gestire Gaza sarà ”un governo civile che non abbia nulla a che fare con Hamas”. E ancora: “Vogliamo creare un perimetro di sicurezza e vogliamo consegnare Gaza alle forze arabe che la governeranno correttamente”.
La conquista di Gaza
Channel 12 riporta che la conquista dell’enclave prevede un’attività militare graduale di 4-5 mesi: l’Idf inizierà con la presa di Gaza city. Gli abitanti, circa un milione di persone (metà dei residenti della Striscia), saranno evacuati. Operazione logistica di primo livello che durerà settimane in cui saranno costruite infrastrutture temporanee per gli sfollati con l’ingresso di grandi quantità di aiuti. Va avanti Netanyahu. Nonostante i dubbi, le critiche dei vertici militari. «La cultura del dissenso è parte integrante della storia del popolo d’Israele e rappresenta un elemento fondamentale nella cultura organizzativa dell’Idf. Continueremo a esprimere la nostra posizione senza timore, in modo oggettivo, indipendente e professionale. Non ci occupiamo di teorie, ma di vite umane e della difesa dello Stato. Solo il suo bene e la sua sicurezza sono davanti ai nostri occhi». Lo ha detto il capo dell’esercito israeliano Eyal Zamir al forum dello stato maggiore. È la prima dichiarazione ufficiale del capo di stato maggiore in seguito ai contrasti con la leadership politica sul piano di occupazione di Gaza. Secondo indiscrezioni negli ultimi giorni Zamir avrebbe detto ai collaboratori che «la conquista della Striscia trascinerà Israele in un buco nero». Il piano dei generali prevede: l’accerchiamento di Gaza city e dei campi centrali per isolare il territorio e confinare i combattimenti. Poi: fuoco massiccio, ingressi truppe mirati, evitare trappole.
Le famiglie degli ostaggi hanno lanciato un appello chiedendo di fermare quella che definiscono “la decisione catastrofica” di occupare la Striscia di Gaza, e di promuovere invece un accordo complessivo per il ritorno dei loro cari e la fine immediata della guerra. “Chi amiamo è in pericolo immediato: alcuni rischiano la vita, altri di scomparire per sempre nella terra di Gaza. Anche lo Stato di Israele è in pericolo: rischiamo di perdere i nostri valori morali e la responsabilità reciproca. Unitevi a noi prima che sia troppo tardi”, hanno dichiarato. Una ventina di familiari di ostaggi prigionieri a Gaza da 671 giorni hanno lanciato una flottiglia di protesta da Ashkelon verso il confine marittimo con la Striscia di Gaza, chiedendo l’immediato rilascio dei loro cari. Lo riferisce il Forum delle famiglie pubblicando le immagini. La flottiglia, coordinata con l’esercito e la polizia, dovrebbe restare al largo di Gaza per circa due ore e includere circa dieci imbarcazioni. Le famiglie prevedono di trasmettere messaggi tramite altoparlanti verso Gaza e di lanciare salvagenti in mare come gesto simbolico. Prima di salpare, le famiglie hanno dichiarato: “Stiamo navigando verso il confine marittimo con Gaza per gridare il nome dei nostri cari, prigionieri di un’organizzazione terroristica omicida. Le attuali voci di occupazione di Gaza e di espansione dei combattimenti li mettono in immediato pericolo di morte o di scomparsa. La restituzione di tutti i 50 ostaggi è l’unica vera immagine della vittoria israeliana”.
Le manifestazioni a Tel Aviv
Centinaia di manifestanti, tra cui le famiglie degli ostaggi ancora detenuti a Gaza, hanno marciato per la città di Tel Aviv per protestare contro il piano di Israele di estendere la guerra prendendo completamente il controllo della Striscia. Secondo quanto riferito da The Jerusalem Post i manifestanti hanno chiesto di fermare l’espansione delle operazioni dell’Idf a Gaza, che secondo loro metterebbe a rischio la vita degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas. Durante la manifestazione sono scoppiati scontri con la polizia israeliana, che ha prelevato con la forza Michel Illouz, il padre dell’ostaggio Guy Illouz. Alla protesta si sono uniti anche gli ex ostaggi Yocheved Lifshitz e Ohad Ben-Ami, che hanno chiesto di continuare i negoziati per un accordo completo sui rapiti. «L’occupazione della Striscia potrebbe portare alla perdita della vita dei nostri cari», hanno avvertito. Danny Miran, padre dell’ostaggio Omri Miran, ha parlato durante la protesta e ha detto: «Mi appello ai membri del gabinetto: la decisione di occupare la Striscia sarà una morte certa per mio figlio». Dal canto suo, Ella Ben Ami, i cui genitori sono stati entrambi rapiti e restituiti dalla prigionia in un precedente accordo con ostaggi, ha dichiarato: «Oggi i ministri del gabinetto prenderanno una decisione per gli ostaggi che sono ancora lì. Abbiamo visto Evyatar e Rom, non hanno un altro giorno. Se il gabinetto deciderà di sacrificare le loro vite, impazziremo», ha detto, riferendosi ai video diffusi da Hamas e dalla Jihad islamica palestinese dei due ostaggi apparsi visibilmente emaciati e molto provati dalla lunga detenzione.
L’occupazione su vasta scala di Gaza richiederebbe risorse astronomiche e probabilmente “condannerebbe” i prigionieri israeliani ancora detenuti nell’enclave. Ne è convinto l’ex capo dell’intelligence militare israeliana Amos Yadlin, che, parlando con il quotidiano israeliano Maariv, ha precisato che “stiamo parlando di due milioni di persone e di un regime militare; persone disperate con case distrutte, senza ospedali né scuole. La responsabilità per loro ricadrà su di noi”.
Il leader dell’opposizione, Yair Lapid, ha attaccato duramente Benjamin Netanyahu dopo che questi ha chiarito la sua visione “strategica” per la guerra a Gaza. “Ciò che Netanyahu propone è un’altra guerra, più ostaggi morti, più soldati caduti e decine di miliardi di denaro dei contribuenti che saranno riversati nelle illusioni di Itamar Ben Gvir (ministro della sicurezza nazionale ndr,) e di Bezalel Smotrich (ministro delle finanze ndr)”, ha detto Lapid alla stampa, come riporta Times of Israel. Ma Netanyahu non arretra. Occupare Gaza. Poi si vedrà.