L'appello ignorato da Netanyahu e Trump

Così Netanyahu vuole occupare Gaza e cancellare la Palestina: intanto gli 007 israeliani chiedono la pace

L’appello di 600 ex funzionari della sicurezza: “Serve un accordo per ostaggi”. Ma il leader Usa avrebbe già dato a Israele il via libera all’operazione militare

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

5 Agosto 2025 alle 17:30

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(AP Photo/Ohad Zwigenberg
(AP Photo/Ohad Zwigenberg

Oltre 600 funzionari della sicurezza israeliani in pensione, tra cui ex capi del Mossad e dello Shin Bet, hanno scritto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per chiedergli di fare pressione sul premier Benjamin Netanyahu affinché ponga fine alla guerra nella Striscia di Gaza.

“Secondo il nostro giudizio professionale, Hamas non rappresenta più una minaccia strategica per Israele e la nostra esperienza ci dice che Israele ha tutto ciò che serve per gestire le sue residue capacità terroristiche, a distanza o in altro modo”, hanno scritto gli ex funzionari in una lettera pubblica. “Abbiamo il dovere di alzarci in piedi e dire ciò che dobbiamo dire”, afferma l’ex direttore dello Shin Bet, Ami Ayalon. «Questa guerra è iniziata come una guerra giusta. Era una guerra difensiva. Ma una volta raggiunti tutti i suoi obiettivi militari, una volta ottenuta una brillante vittoria militare contro tutti i nostri nemici, questa guerra ha smesso di essere una guerra giusta. Sta portando lo Stato di Israele alla perdita della sua sicurezza e identità». «Ci sono momenti che rappresentano una bandiera nera in cui bisogna restare fermi e dire: fin qui e non oltre», dichiara l’ex capo di stato maggiore Moshe Ya’alon. «In questo momento, abbiamo un governo che i fanatici messianici hanno trascinato in una certa direzione irrazionale». L’ex direttore dello Shin Bet Yoram Cohen aggiunge: «Sono una minoranza, ma il problema è che la minoranza controlla la politica».

Tra i 19 capi di stato maggiore dell’Idf in pensione, capi dell’intelligence, direttori dello Shin Bet e del Mossad e commissari di polizia ci sono l’ex capo di stato maggiore e primo ministro Ehud Barak, gli ex capi di stato maggiore Moshe Ya’alon e Dan Halutz, l’ex direttore dello Shin Bet Yoram Cohen, l’’ex capo del Mossad Tamir Pardo, l’ex vicecapo dell’Idf Matan Vilnai. Il Jerusalem Post spiega che non è la prima volta che il gruppo fa pressione sul governo per cambiare marcia e concentrarsi maggiormente sul ritorno degli ostaggi israeliani e su un piano post-bellico per Gaza, ma ora ha sottolineato quanto sia disperata la situazione di Israele a livello globale in termini di legittimità. «Fermate la guerra a Gaza! “A nome del Cis, il più grande gruppo israeliano di ex generali dell’Idf e equivalenti del Mossad, dello Shin Bet, della polizia e del corpo diplomatico, vi esortiamo a porre fine alla guerra a Gaza. L’avete fatto in Libano. È ora di farlo anche a Gaza», ha scritto il Cis nella lettera.

​«L’Idf ha da tempo raggiunto i due obiettivi che potevano essere raggiunti con la forza: smantellare le formazioni militari e il governo di Hamas. Il terzo, e più importante, può essere raggiunto solo attraverso un accordo: riportare a casa tutti gli ostaggi», ha affermato il Cis, sottolineando poi che, a parere del gruppo, Hamas «non rappresenta più una minaccia strategica per Israele». «La nostra esperienza ci dice che Israele ha tutto ciò che serve per affrontare le sue residue capacità terroristiche, a distanza o in altro modo. La caccia ai restanti membri di spicco di Hamas può essere fatta in un secondo momento. I nostri ostaggi non possono aspettare», ha aggiunto il gruppo. «La vostra credibilità presso la stragrande maggioranza degli israeliani», ha affermato il Cis rivolgendosi a Trump, «aumenta la vostra capacità di guidare il primo ministro Netanyahu e il suo governo nella giusta direzione: porre fine alla guerra, riportare a casa gli ostaggi, fermare le sofferenze e forgiare una coalizione regionale-internazionale che aiuti l’Autorità palestinese (una volta riformata) a offrire ai gazawi e a tutti i palestinesi un’alternativa a Hamas e alla sua ideologia feroce».

L’Israele resiliente torna a mobilitarsi

Un gruppo di manifestanti, del Forum delle famiglie degli ostaggi israeliani, ha bloccato l’autostrada Ayalon a Tel Aviv, chiedendo un accordo immediato per liberazione dei prigionieri israeliani trattenuti da Hamas. Lo scrive Times of Israel. L’Hostage Families Forum ha criticato duramente il primo ministro d’Israele, Benjamin Netanyahu, dopo che aveva detto: «Hamas non vuole un accordo e Israele deve agire per eliminare il gruppo terroristico». Dichiarazioni che sono sembrate estremamente pericolose per la sopravvivenza degli ostaggi, ancora in prigionia, e in un contesto di negoziati in corso (seppur in stallo) per il cessate il fuoco. «Da 22 mesi all’opinione pubblica è stata venduta l’illusione che la pressione militare e gli intensi combattimenti riporteranno indietro gli ostaggi», afferma in una nota il gruppo, che rappresenta la maggioranza delle famiglie dei 50 ostaggi ancora detenuti.

«Anche prima che la bozza per un accordo globale fosse scritta, ci dicono che un accordo non è fattibile», aggiunge la nota. «Bisogna dire la verità: estendere la guerra mette a repentaglio la vita degli ostaggi, che rischiano una morte imminente. Abbiamo visto le immagini agghiaccianti degli ostaggi nei tunnel, non sopravviveranno ad altri lunghi giorni di orrore». Netanyahu ha dichiarato ieri, nel corso di una riunione di governo, che convocherà «entro la settimana il gabinetto, per dare ordini alle Forze di Difesa israeliane su come raggiungere i tre obiettivi» della guerra nella Striscia di Gaza. Lo riporta Haaretz. Netanyahu ha affermato che i tre obiettivi sono «sconfiggere il nemico, liberare gli ostaggi e garantire che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele».

A Gaza si continua a morire

Intanto a Gaza si continua a morire, sotto le bombe, per fame. Almeno 94 palestinesi sono stati uccisi nelle ultime 24 ore nella Striscia di Gaza, tra cui 29 persone che erano in attesa di ricevere aiuti umanitari. Lo ha riferito ieri il ministero della Sanità dell’enclave palestinese, aggiungendo che i feriti arrivati negli ospedali sono stati 439, tra cui 300 colpiti mentre erano in attesa di aiuti. Il bilancio complessivo delle vittime tra le persone colpite mentre cercavano aiuti è di 1.516 morti e oltre 10.067 feriti, secondo il ministero. Secondo l’Unicef, tra attacchi e blocchi degli aiuti umanitari, sottratti alla gestione dell’Onu, vengono uccisi in media 28 bambini al giorno, considerando gli ultimi 21 mesi di conflitto.

5 Agosto 2025

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