Il caso a Roma
Rom, neri, indiani sui manifesti razzisti della Lega: ma l’alleato di governo Tajani li ha visti?
Mi chiedo ad esempio: ma una persona seria, istruita, colta, democratica come Antonio Tajani, come fa a restare al governo con questi buzzurri?
Politica - di Piero Sansonetti
La Lega ha fatto affiggere sui muri di Roma dei manifesti razzisti. È nata una polemica, perché il sindaco Gualtieri li ha fatti tirar via. La Lega dice che è violazione della libertà costituzionale oscurare i manifesti. Non credo che ci sia questa violazione perché la Costituzione dice che esistono dei limiti alla libertà di propaganda, e i limiti sono la violazione della legge e del buoncostume.
Non so esattamente cosa voglia dire buoncostume e non amo i divieti. So che quei manifesti erano – e forse continueranno ad essere – espressione di ideologia razzista e di incitamento all’odio razziale. Raffigurano degli stranieri, africani, o asiatici, o latino americani, oppure delle donne rom – realizzati con l’intelligenza artificiale – che occupano le case o borseggiano sui bus, e queste immagini sono corredate da varie frasi “bullesche”, tipo “finisci subito in prigione”, che ai più anziani di noi ricordano un personaggio piuttosto miserabile di una vecchia trasmissione radio di Renzo Arbore, che gridava sempre: “in galeeeeera”. Salvini all’epoca non era ancora nato, ma il genio di Arbore l’aveva intuito. Credo che il sindaco Gualtieri abbia fatto bene a far rimuovere quelle produzioni oscene di propaganda politica. Sebbene io pensi che i reati di opinione non esistano, penso anche che esistano opinioni indegne e disumane.
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Il problema che vedo è politico. Mi chiedo ad esempio: ma una persona seria, istruita, colta, democratica come Antonio Tajani, come fa a restare al governo con questi buzzurri? Non è una questione di eleganza. È che quelli sorpassano i limiti di civiltà, che sono ancora più invalicabili, immagino, dei limiti del programma politico. Addirittura arrivo a pensare che persino Giorgia Meloni si senta a disagio vicino ai giullari del nuovo Ku Klux Klan.