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Randy Rhoads, il chitarrista morto a 25 anni che ha salvato Ozzy Osbourne: un talento indimenticabile dell’hard rock
Quando il cantante uscì dai Black Sabbath, entrò in un momento di depressione che superò solo grazie ai suoi primi due album da solista. "Gli devo la mia carriera", ha detto parlando del virtuoso e innovatore della chitarra morto in un assurdo incidente aereo
Cultura - di Antonio Lamorte
Quando alla fine degli anni ’70 Ozzy Osbourne uscì dai Black Sabbath, entrò nel momento più buio della sua carriera e forse della sua vita: un periodo di depressione lungo un paio d’anni. Nessuna via d’uscita, nessun’ancora di salvezza fino a quando non pubblicò in rapida successione Blizzard of Ozz e Diary of a Madman, due successi commerciali, i due dischi che lanciarono e consolidarono la sua esperienza da solista e che settarono un nuovo standard: senza Randy Rhoads non sarebbero esistiti. “Gli devo la mia carriera”, ha ammesso in più occasioni il cantante morto a 76 anni. Rhoads è stato un virtuoso della chitarra, un talento melodico spontaneo, uno studioso ossessivo e innovatore. Un portento dal destino tragico, morto giovanissimo all’apice della sua carriera in un assurdo incidente. È stato piazzato al 21esimo posto nella classifica dei migliori chitarristi di tutti i tempi stilata e aggiornata nel 2023 da Rolling Stone, la “Bibbia del rock”, per dirne una.
“Quando ho incontrato per la prima volta Randy Rhoads – ha raccontato Osbourne in un lungo ricordo pubblicato da Rolling Stone US – pensavo fosse una femmina. Ascoltarlo al Le Parc Hotel di Los Angeles mi ha disintegrato. È stato Dana Strum (primo bassista della band di Osbourne, ndr) degli Slaughter a presentarmelo. Randy è arrivato, era un piccoletto, pesava qualcosa come 45 kg. Così ho pensato: ‘Quel tizio non riuscirebbe a sollevare una chitarra, figuriamoci suonarla’. Ma quando ha iniziato ho capito: ‘Forse sono davvero fumato, ma questo tizio è meglio di chiunque altro abbia mai ascoltato’. Era grandioso. Aveva un dono divino”.
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Chi era Randy Rhoads
Randall Williams Rhoads era nato a Santa Monica, in California. Entrambi i genitori erano insegnanti di musica. Cominciò a suonare la chitarra, con una vecchia Gibson Army Navy acustica ereditata dal nonno materno, a sei anni. Prese lezioni anche di pianoforte, si appassionò all’hard rock, contaminò la sua produzione con la musica folk, gli studi classici e la tecnica jazz generando uno stile tutto suo. A 17 anni, dopo una manciata di altri gruppi, fondò i Quiet Riot, la sua band. Due album che, per quanto rivelatori del talento, vennero pubblicati soltanto in Giappone.
Entrò nella band di Osbourne, i Blizzard of Ozz, nel 1979 dopo che per alcuni anni aveva lavorato come insegnante di chitarra. All’ex frontman dei Black Sabbath, in un periodo caratterizzato da un grande abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti che aveva causato l’uscita dal gruppo, bastò una sola audizione per ingaggiarlo immediatamente – e pensare che a Rhoads neanche piaceva quella band considerata all’unanimità la fondatrice del metallo pesante. Il chitarrista contribuì alla formazione della band e dopo un paio di mesi di registrazioni, nel settembre del 1980, venne pubblicato Blizzard of Ozz con due singoli fulminanti come Mr. Crowley e Crazy Train. Appena un anno dopo, un anno passato in tour, fu il turno di Diary of a Madman che bissò il successo dell’album precedente.
Rhoads continuò a prendere lezioni di chitarra quando si trasferì in Inghilterra a seguito del frontman, si applicò per scoprire quali fossero le tonalità più adatte alla voce di Osbourne. Collezionava trenini, studiava chitarra classica. Suonava anche dopo i concerti, sui bus durante gli spostamenti, segnava appunti su uno spartito. Nessuno stile di vita sfrenato, eccessivo come da stereotipo del rock, in contrasto con quello del resto del gruppo. “Non si drogava. Beveva poco. Noi vivevamo come pirati e lui mi diceva sempre: ‘Ozzy, finirai per ammazzarti’”.
La morte e l’eredità
La band il 18 marzo del 1982 era di passaggio in Florida, per un’esibizione al “Rock Super Bowl XIV” a Orlando. L’autista del pullman, provvisto di licenza di pilotaggio ma scaduta, volle fare un giro sull’aeroplano parcheggiato in un hangar presso la proprietà dove avevano sostato. Dopo un primo giro senza problemi, Rhoads salì sul Beechcraft Bonanza F-35 del 1955 bianco e rosso per scattare delle foto. Nel tentativo di svegliare chi riposava nel pullman della band, in un gioco pericolosissimo, il pilota fece toccare con un’ala del velivolo il mezzo. L’aereo sorvolò il bus, colpì un pino e si schiantò sul garage della casa che prese fuoco immediatamente. Rhoads morì nell’impatto con altri due passeggeri. Aveva soltanto 25 anni.
Osbourne ha raccontato che nel loro ultimo viaggio in bus, da Knoxville a Orlando, Rhoads gli aveva confessato di voler lasciare la musica rock, voleva laurearsi all’UCLA. Alcuni retroscena hanno raccontato di una rottura più dura di come venne raccontata. Le analisi trovarono tracce di cocaina nel sangue dell’autista, nessuna traccia di stupefacenti in Rhoads. “Ci siamo frequentati per troppo poco tempo, ma quello che mi ha dato è di una grandezza incommensurabile. Avere uno come Randy Rhoads su due dischi, dischi che suonano bene come il giorno in cui sono stati registrati, è grandioso. Gliene sarò per sempre grato. Solo dio sa dove sarebbe oggi. Il fatto che non sia qui a respirare la nostra stessa aria è un cazzo di crimine”, ha dichiarato Osbourne nel ricordo su RS USA. Il corpo di Rhoads è stato seppellito a San Bernardino. Sulla lapide vennero incise le due R del suo simbolo e venne impressa la scritta: “Un’ispirazione per tutti i giovani”.
Ozzy Osbourne dopo la morte del chitarrista cadde di nuovo in depressione, il tour venne completato per ragioni contrattuali con gli sponsor, Rhoads venne sostituito prima con Bernie Tormé e quindi con Brad Gillis. Il frontman nel 1987 pubblicò il doppio LP Live Tribute, una serie di registrazioni che omaggiavano il chitarrista, in copertina la foto iconica dell’ambiente del cantante che solleva il suo chitarrista “ma devo confessare che quel disco non l’ho mai ascoltato. Non riesco”, ha rivelato il cantante. L’album venne pubblicato soltanto nel 1987 in quanto il cantante preferì rimandare l’uscita per non speculare sulla morte del chitarrista. Parte dei ricavati vennero devoluti alla famiglia del chitarrista.
L’eredità di Randy Rhoads
L’eredità di Rhoads ha generato una sorta di indotto, un brand che ha portato per esempio la Jackson Guitars/Charvel a costruire i modelli progettati dal chitarrista. Ormai iconica la sua chitarra a V, Polka Dot V, Gibson Flying V o Concorde a V che divenne il modello che porta il suo nome. “I suoi assoli precisi, architettonici e iperveloci in Crazy Train e Mr. Crowley” di Ozzy Osbourne contribuirono a stabilire il modello per gli assoli di chitarra metal per gli anni a seguire – si legge nella descrizione della classifica di Rolling Stone – Secondo la leggenda, Rhoads avrebbe continuato a prendere lezioni di chitarra in diverse città durante i tour con Ozzy. Quando registrò il suo ultimo album si stava addentrando sempre di più nella musica classica, esplorando persino il jazz”.
Randy Rhoads è entrato nella Rock and Roll Hall of Fame, nella categoria “Musical Excellence”, nel 2021. È stato inserito alla quarta posizione nella classifica dei migliori 100 chitarristi metal di sempre stilata da Guitar World. Il suo stile, le sue molteplici influenze, il suo gusto melodico hanno contribuito a forgiare un nuovo standard nel genere e una nuova generazione di chitarristi hard rock ed heavy metal: non si contano, ancora oggi, i musicisti che lo citano, omaggiano, ricordano tra le loro fonti di ispirazione. “Se non fosse per la sua morte nel 1982 in un incidente aereo, la sua già enorme influenza sulla chitarra heavy metal sarebbe aumentata di cento volte”, ha scritto RS.