Punto Nave
Strage di Cutro, ecco perché il rinvio a giudizio dei militari fa male
Spiace ed indigna che esponenti del governo, dopo aver esposto i propri militari alle inevitabili conseguenze giudiziarie di omissioni o sottovalutazioni scaturenti dalle odiose direttive nazionali, non trovino ora altro che accusare la magistratura.
Cronaca - di Ammiraglio Vittorio Alessandro
Non può che fare male il rinvio a giudizio dei militari della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera, accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo per il mancato soccorso all’imbarcazione il cui affondamento, davanti alla spiaggia di Steccato di Cutro, la notte del 26 febbraio di due anni fa, provocò la morte di 94 persone (senz’altro di più), dei quali almeno 35 tra bambini e ragazzi. Fa male, innanzitutto, perché l’ordinanza del GUP di Crotone conferma le gravi ipotesi accusatorie secondo cui quegli ufficiali e sottufficiali non avrebbero attivato il dispositivo del soccorso in mare, derubricando le notizie su una barca in pericolo ad affare di polizia e sottovalutando le condizioni del mare, così avverso da costringere al rientro il velivolo Frontex e le motovedette della Guardia di Finanza.
Fa male perché, ancora una volta, pare confermata una dinamica che avrebbe perversamente sottoposto professionisti del soccorso ad una congerie di norme raffazzonate ed incoerenti (quelle che promanano dai cosiddetti tavoli tecnici), con conseguenti incomprensioni tra gli organismi coinvolti e la sottostima di un grave pericolo in mare, avendo essi rivolto preminente attenzione a supposti rischi di invasione. In nome di questa strategia, in vario modo, intere famiglie, donne e bambini scompaiono continuamente in mare o vengono restituiti ai carcerieri della sponda africana. Spiace ed indigna, infine, che esponenti del governo, dopo aver esposto i propri militari alle inevitabili conseguenze giudiziarie di omissioni o sottovalutazioni scaturenti dalle odiose direttive nazionali, non trovino ora altro che accusare la magistratura. Dai giudici non ci aspettiamo condanne ad ogni costo (in questo come in ogni altro processo), ma una forte traccia giurisprudenziale che valga, seppure tardivamente, a ripristinare il primato della vita umana in mare su ogni infausto disegno politico proteso alla ricerca di facili consensi.
*Ammiraglio