Prima in Umbria, nona in Italia

Suicidio assistito, la giornalista Laura Santi è morta dopo il solito calvario: “Su fine vita sproloquio da politica e Vaticano”

Affetta da una forma progressiva e avanzata di sclerosi multipla. "La vita è degna di essere vissuta, se uno lo vuole, anche fino a 100 anni e nelle condizioni più feroci, ma dobbiamo essere noi che viviamo questa sofferenza estrema a decidere e nessun altro"

News - di Antonio Lamorte

22 Luglio 2025 alle 11:31

Condividi l'articolo

FOTO DA FACEBOOK (LAURA SANTI)
FOTO DA FACEBOOK (LAURA SANTI)

Laura Santi è morta nella sua casa in Umbria: è diventata la nona persona in Italia e la prima nella Regione nel Centro Italia ad aver ottenuto il via libera al suicidio assistito. Era malata di una forma progressiva e avanzata di sclerosi multipla, aveva fatto richiesta di suicidio assistito tre anni: il via libera è arrivato dopo un lungo e complesso iter giudiziario. A dare la notizia della morte l’Associazione Luca Coscioni, del quale la giornalista era attivista e che l’ha sostenuta in questa scelta.

Santi aveva 50 anni. Il riconoscimento dei quattro requisiti – capace di autodeterminarsi, affetta da una patologia irreversibile, afflitta da sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, dipendente da trattamenti di sostegno vitale – individuati dalla Corte Costituzionale sul suicidio assistito le erano stati riconosciuti nel novembre del 2024 dopo due denunce, due diffide, un ricorso d’urgenza e un reclamo.

“La vita è degna di essere vissuta, se uno lo vuole, anche fino a 100 anni e nelle condizioni più feroci, ma dobbiamo essere noi che viviamo questa sofferenza estrema a decidere e nessun altro”, le sue parole affidate all’Associazione Luca Coscioni, di cui è stata attivista e consigliera generale. “Io sto per morire. Non potete capire che senso di libertà dalle sofferenze, dall’inferno quotidiano che ormai sto vivendo. O forse lo potete capire. State tranquilli per me. Io mi porto di là sorrisi, credo che sia così. Mi porto di là un sacco di bellezza che mi avete regalato. E vi prego: ricordatemi”.

A Perugia le era stato conferito il riconoscimento del Baiocco d’Oro. Aveva dedicato il premio in primis a suo marito Stefano, suo caregiver, definito un “fantasma per lo Stato”. Il commento del marito: “Dopo anni di progressione di malattia e dopo l’ultimo anno di peggioramento feroce delle sue condizioni, le sue sofferenze erano diventate per lei intollerabili”. Santi parlava ormai di una vita simile a una tortura, di paralisi progressiva e fatica neurologica, l’impossibilità ormai di poter partecipare a ogni occasione sociale. Aveva ormai perso il controllo di tronco e braccia. Aveva preso in considerazione la possibilità di andare in Svizzera a ricorrere all’eutanasia visti i ritardi della Regione Umbria. L’ok definitivo era arrivato lo scorso giugno con l’indicazione approvata dall’Usl sul farmaco da somministrare. Si è auto-somministrata il farmaco letale.

“Ho potuto vincere la mia battaglia solo grazie agli amici dell’Associazione Luca Coscioni, seguiteli e seguite i diritti e le libertà individuali, mai così messi a dura prova come oggi. Sul fine vita sento uno sproloquio senza fine, l’ingerenza cronica del Vaticano, l’incompetenza della politica. Il disegno di legge che sta portando avanti la maggioranza è un colpo di mano che annullerebbe tutti i diritti. Pretendete invece una buona legge, che rispetti i malati e i loro bisogni. Esercitate il vostro spirito critico, fate pressione, organizzatevi e non restate a guardare, ma attivatevi, perché potrebbe un giorno riguardare anche voi o i vostri cari. Ricordatemi come una donna che ha amato la vita”.

22 Luglio 2025

Condividi l'articolo