L'appello da Parigi
“A Gaza i nostri colleghi rischiano di morire di fame”, la denuncia dell’agenzia francese Afp sul dramma nella Striscia
Nella Striscia di Gaza non ci sono solo centinaia e centinaia di civili che ogni giorno rischiano di morire sotto i bombardamenti israeliani, che colpiscono la popolazione in fila ai centri di distribuzione degli aiuti umanitari gestiti dalla discussa Gaza Humanitarian Foundation così come le tende di sfollati e i pochi edifici rimasti ancora in piedi nell’enclave palestinese.
Dall’inizio dell’operazione militare dell’IDF l’8 ottobre 2023, a seguito degli attacchi terroristici di Hamas in Israele, sono oltre 200 i reporter uccisi nella Striscia. Ma i rischi per gli operatori della stampa, i pochi ancora sul posto dopo che dall’8 ottobre Israele impedisce l’accesso indipendente alla stampa internazionale a Gaza, non riguardano solo proiettili e bombe da schivare: l’altra piaga è la fame.
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A denunciarlo non sono gruppi legati ad Hamas ma la nota e autorevole agenzia di stampa Afp, Agence France-Presse, che con i suoi corrispondenti copre oltre 80 Paesi nel mondo.
I reporter dell’Afp che ancora riescono faticosamente a lavorare da Gaza, nella Striscia ci sono nove giornalisti palestinesi (tre fotografi e sei videomaker) che operano da freelance per la storica agenzia francese, due giorni fa hanno diffuso un video per mostrare tutto quello che gli era rimasto da mangiare, ovvero cibo col contagocce: si fa faticare a trovare anche del semplice pane, anche perché recarsi nei centri di distribuzione della GHF comporta rischi enormi per la propria incolumità.
Proprio per questo la Sdj, l’associazione che riunisce i cronisti dell’agenzia di stampa Afp, ha diffuso un appello: “Dalla fondazione dell’agenzia nell’agosto del 1944 abbiamo perso giornalisti nei conflitti, abbiamo avuto feriti e prigionieri tra il nostro staff, ma nessuno di noi ricorda di aver visto un collega morire di fame”.
⚫️ La Direction de l’AFP partage l’angoisse exprimée par la SDJ quant à la situation effroyable de ses collaborateurs dans la bande de Gaza.
Depuis des mois nous assistons, impuissants, à la détérioration dramatique de leurs conditions de vie.
Leur situation est aujourd’hui… https://t.co/nVGgKyL4Cx
— Agence France-Presse (@afpfr) July 21, 2025
I giornalisti dell’Afp citano il caso di un loro collega, un fotografo palestinese di nome Basha, che il 19 luglio ha detto di non avere più le energie per lavorare. “Bashar, 30 anni, lavora e vive in condizioni pari a quelle di tutti gli abitanti di Gaza, spostandosi da un campo profughi all’altro a seconda dei bombardamenti israeliani”, si legge nel comunicato diffuso dalla Sdj. “Da oltre un anno vive in assoluta miseria e lavora correndo un enorme rischio per la sua vita”, si legge ancora nella denuncia dell’agenzia francese: pur pagando ogni mese i loro corrispondenti, quel poco che si riesce a trovare al mercato nero ha prezzi esorbitanti. “Il sistema bancario – racconta l’Afp – è scomparso e chi effettua il cambio di denaro tra conti bancari online e contanti applica una commissione di quasi il 40%. L’Afp non ha più i mezzi per possedere un veicolo, tanto meno per il carburante necessario ai suoi giornalisti per viaggiare per i loro reportage”.
Un appello-denuncia che ha spinto il governo francese a prendere ufficialmente posizione in difesa dei reporter che lavorano per l’Afp. Parigi, tramite il ministro degli Esteri Jean–Noël Barrot, ha chiesto che “alla stampa libera e indipendente sia consentito l’accesso a Gaza per mostrare” cosa sta accadendo nella Striscia di Gaza. Commentando in una intervista concessa a Radio France Inter il ministro ha spiegato: “Speriamo di poter far uscire alcuni collaboratori dei giornalisti nelle prossime settimane. Stiamo dedicando molti sforzi e molte energie a questo”.